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Monitoraggio

Niscemi continua a franare. Ciciliano: «È peggio del Vajont». La zona rossa si avvicina al centro cittadino e si estende l'area a rischio

Il capo della Protezione civile nazionale ha fornito l'esatto numero degli sfollati: sono 1.276, pari a 500 nuclei familiari

29 Gennaio 2026, 13:15

15:52

Niscemi, Ciciliano: «La frana è ancora attiva, il suo moto più grande di quello del Vajont»

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«La frana è ancora attiva ed è proprio per questo che la fascia di rispetto dei 150 metri, man mano che il fronte continua a cedere, arretra verso il centro cittadino. Questa cintura precauzionale retrocede ogni volta che il coronamento del dissesto entra nell’abitato». Lo ha dichiarato il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, intervenuto a Start su Sky TG24. Ciciliano ha comunque rassicurato i residenti al di fuori dell’area interdetta: «Il centro di Niscemi, anche se edificato sulla piana, è assolutamente in zona sicura.

In questo momento si sta ripristinando la distribuzione del gas che, per ragioni di sicurezza, era stata sospesa». Sul dimensionamento del fenomeno, il numero uno della Protezione Civile ha fornito un confronto eloquente: «In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso di circa 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni. Quindi tecnicamente siamo a quasi una volta e mezza la quantità di montagna, territorio e massa franosa caduta rispetto al Vajont».

All’interno della zona rossa «sono stati evacuati 1.276 cittadini di Niscemi, pari a 500 nuclei familiari. Queste persone, in via precauzionale, sono state allontanate. Tra loro ci saranno coloro che non potranno mai più tornare nelle proprie abitazioni». Si tratta di case che «non solo non potranno essere ripopolate, ma andranno demolite, sempre che l’arretramento della frana non vi provveda da sé.

Già ora è necessario pensare a una rilocalizzazione di questi cittadini e una delle cose più importanti è farlo in maniera partecipata, perché la forzatura nell’identificazione di un’area non va bene: è necessario che i cittadini partecipino attivamente a questa nuova identità della città», ha aggiunto Ciciliano. Un monito anche sulle scelte urbanistiche del passato: «Tecnicamente, quando si costruisce in una zona fragile — al netto delle autorizzazioni amministrative — anche se le case sono a norma è evidente che si trovano in un punto di assoluta criticità. Forse, nel corso dei decenni, sarebbe stato necessario evitare edificazioni sul fronte di frana: questo è chiaro e limpido».

Ciciliano ha poi ricordato l’ispezione aerea con la presidente del Consiglio: «Mentre ci si avvicinava in elicottero alla frana si è vista una lingua che ha ceduto e il presidente del Consiglio mi ha detto che le immagini viste in tv non rendono la misura di quanto sia imponente il fenomeno». Con lei, ha concluso, «abbiamo fatto un rapido ragionamento soprattutto sulla gestione dell’emergenza: assicurare alle persone che hanno perso la casa un contributo economico o garantire loro una nuova soluzione abitativa in un’area sicura, dove possano vivere la loro, purtroppo, non più normale quotidianità».

Intanto il segretario generale dell’Autorità di Bacino del Distretto idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro ha reso noto che domani disporrà «con decreto l'estensione dell’area di rischio a tutela della popolazione di Niscemi di circa 25 chilometri quadrati. In questa area sarà imposto il divieto di inedificabilità assoluta». La zona rossa resterà invece di 150 metri. Il decreto, che aggiornerà il Piano di Assetto Idrogeologico, si è reso necessario dopo il monitoraggio dei tecnici che, avvalendosi di droni, hanno sorvolato la zona interessata dalla frana. L’area interessata dal decreto si estende a valle del costone crollato

A Gela nel frattempo oggi prima riunione operativa in Procura con personale della squadra mobile di Caltanissetta e del commissariato di polizia di Niscemi, i consulenti tecnici e i docenti della facoltà di Geologia di Palermo, nominati dal procuratore Salvatore Vella e con l'istituito pool "Frana" dei sostituti di Gela. La Procura sta coordinando gli interventi dell’inchiesta aperta ieri, a carico di ignoti, per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Come spiegato dal procuratore Vella si cercherà «di capire se potevano essere adottate delle contromisure per fermare la frana e non è stato fatto o se addirittura è stato fatto qualcosa, o non è stato fatto, che ha aggravato la situazione».