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l'intervista

L'arcivescovo di Catania: «Sui passi di Sant’Agata recuperiamo il senso della fede e della comunità»

L'appello di Luigi Renna alla città e alla stampa in vista dell'inizio dei festeggiamenti in onore della Patrona

30 Gennaio 2026, 06:15

Monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania

Monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania

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Entra nel vivo il Giubileo agatino, il privilegio che l’arcivescovo Luigi Renna ha chiesto e ottenuto dal Vaticano per celebrare in solennità il 900° anniversario della Traslazione delle reliquie di Sant’Agata da Constantinopoli che si festeggerà il 16 e 17 agosto. Il Giubileo “catanese” iniziato con l’avvio della peregrinatio del velo, arriva a ridosso della chiusura della Porta Santa e del Giubileo della speranza voluto da Papa Francesco. E una domanda sorge spontanea: c’è un nesso fra i due eventi? Renna non ha dubbi. «Abbiamo attraversato il Giubileo della speranza, ora andiamo sui passi di Sant’Agata per rendere ragione della nostra speranza, come ho intitolato la lettera pastorale che ho scritto qualche mese fa».

Ma i catanesi, noi, come possiamo fare nostro questo progetto?

«Dando come cristiani e come catanesi una testimonianza in un periodo difficile come questo, che ci incoraggi anche nelle difficoltà del momento, dando un senso alla nostra vita, alle nostre scelte, rendendole distanti da tutto ciò che ci può distrarre dalla sequela di Cristo, da una vita retta, da una vita onesta».

Un invito non facile, questo, proprio per le difficoltà della vita di ogni giorno…

«E invece Sant’Agata ci dice che è possibile seguire Cristo anche a costo di sacrificio personale. E, sui passi di questa santa, noi vogliamo recuperare il senso della nostra fede, ma anche il senso del nostro essere una comunità sia a livello ecclesiale sia a livello civile perchè, quando si agisce uno contro l’altro come spesso osserviamo, quando si agisce contro la città, si minano in fondo quelle che sono le radici del nostro vivere, del vivere comune».

Ecco perchè lei ha sottolineato nel suo messaggio alla città che «Un Giubileo o è conversione oppure resta solo una festa»?

«Sì, noi dobbiamo guardare non alla festa, ma a Gesù Cristo e a Sant’Agata che è il motivo della nostra fede e del nostro vivere da cittadini».

Sembra che il suo appello sia rivolto anche a chi racconta la festa, noi giornalisti, cioè e gli operatori dell’informazione.

«Vi chiedo infatti di pensare, come se fosse la prima volta, come la dobbiamo raccontare questa festa? Qual è la notizia? E non è mai e semplicemente la Festa di Sant’Agata pur nella sua maestosità, nella sua solennità, ma quello che sta dietro, la testimonianza, cioè, che Sant’Agata ha reso con il suo martirio. Una testimonianza che dà un senso al nostro essere persone e comunità sia a livello ecclesiale sia a livello civile. Perchè, quando si agisce l’uno contro l’altro, come dicevo, si minano a fondo quelle che sono le radici del nostro vivere. Il vero fulcro dei festeggiamenti di Sant’Agata, dunque, è il nostro cuore. L’anno giubilare agatino ci viene dato per cambiare i nostri cuori».