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«Una nuova Niscemi sulla Piana di Gela»: la proposta che può cambiare la geografia dei due Comuni

Dalla mappa alla vita quotidiana: l’idea del sindaco di Gela riapre il dossier dei confini comunali e mette sul tavolo una ricostruzione possibile, rapida e condivisa

29 Gennaio 2026, 20:38

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“Una nuova Niscemi sulla Piana di Gela”: la proposta che può cambiare la geografia dei due comuni

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All’alba, tra i filari di carciofi che punteggiano la Piana di Gela, l’aria sa di terra bagnata e di plastica delle serre. È qui — in una fascia agricola contigua a Niscemi, ma amministrativamente nel territorio di Gela — che potrebbe sorgere la “nuova Niscemi”: case, servizi e strade per le famiglie che non potranno più rientrare nei quartieri sbriciolati dalla frana. L’idea, semplice e dirompente, è del sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, che ha messo sul tavolo la disponibilità a cedere porzioni di territorio per accelerare la ricostruzione. Non uno slogan, ma una procedura amministrativa concreta, con tempi e passaggi chiari: deliberare nei due Consigli comunali e trasmettere gli atti alla Regione Siciliana per l’iter di perimetrazione e rettifica dei confini.

Il contesto: una frana lunga quattro chilometri e una comunità da riallocare

La frana che ha ferito Niscemi è cresciuta fino a un fronte stimato in circa quattro chilometri, obbligando all’evacuazione interi quartieri — Sante Croci, Trappeto e via Popolo — e mettendo fuori casa circa 500 famiglie: oltre mille persone tra sistemazioni di fortuna da parenti e l’accoglienza nel palazzetto dello sport. Le principali arterie di collegamento, le strade provinciali 10 e 12, sono state chiuse. Sulla possibilità di rientro, le valutazioni ufficiali sono state nette: per alcuni nuclei non sarà possibile tornare nelle proprie abitazioni. Nel municipio, il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha coordinato il Centro operativo comunale in contatto con Protezione civile e Prefettura di Caltanissetta, mentre il governo regionale ha annunciato atti per la dichiarazione di calamità. È in questo quadro di emergenza che arriva la proposta gelese.

La proposta di Gela: «Aree libere, subito utilizzabili»

“Le aree lungo la Piana di Gela, oggi in territorio di Gela e a ridosso con Niscemi, sono libere e utilizzabili per avviare la ricostruzione dei quartieri franati”. Così ha sintetizzato il sindaco Terenziano Di Stefano, rilanciando una disponibilità emersa in una riunione operativa a Niscemi: un passo che potrebbe tradursi in una cessione amministrativa di suolo, a beneficio del comune confinante. Dal versante niscemese, il sindaco Massimiliano Conti ha ringraziato e promesso una valutazione formale: “È un tema che dovremo affrontare”. Il piano, allo stato, è una cornice fattibile: passaggi deliberativi nei due consigli, delimitazione della fascia interessata e invio degli atti alla Regione per l’istruttoria.

Perché proprio la Piana di Gela

La fascia proposta è un’area agricola continua con Niscemi, tradizionalmente vocata a seminativi, carciofo e orticoltura in serra. La Piana di Gela, pianura alluvionale fra le più estese della Sicilia — circa 250 km² — è un corridoio produttivo e logistico chiave, con mercati ortofrutticoli di riferimento a Gela e Niscemi. La contiguità fisica con l’abitato niscemese, unita alla disponibilità di suoli liberi, rende questa porzione di territorio una potenziale “area ponte” per una ricostruzione sicura, lontana dal pericolo idrogeologico e sufficientemente vicino all’ecosistema sociale ed economico della città colpita.

Cedere territorio: come funziona davvero

Passare dall’annuncio al cantiere richiede una sequenza di atti che, in Sicilia, ha basi normative precise: lLa rettifica dei confini comunali può essere attivata con deliberazioni concordi dei Consigli comunali interessati; la Giunta regionale istruisce la pratica, acquisisce pareri, effettua ispezioni e, in caso di accordo, la definizione può avvenire con deliberazione; se l’intesa non si raggiunge, si passa a iniziativa legislativa in Assemblea Regionale Siciliana. È lo schema delineato dalla L.R. 2 dicembre 1992, n. 51 in materia di circoscrizioni comunali. 

Se la ricostruzione richiede anche varianti urbanistiche, il percorso ordinario prevede adozione e pubblicazione della variante, raccolta delle osservazioni e invio per l’approvazione all’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente: l’iter si chiude con decreto assessoriale. Sono passaggi scanditi dalle procedure regionali in tema di pianificazione (FAQ e linee guida aggiornate al 2024–2025).

Qualora si debbano apporre vincoli preordinati all’esproprio o adottare progetti che comportano varianti localizzative, è attivabile la procedura di cui all’art. 19 del D.P.R. 327/2001 (Testo unico espropri), recepita nelle prassi regionali: approvazione in consiglio, possibilità di conferenza dei servizi, pubblicazioni, esame delle osservazioni e, in assenza di dissenso regionale entro 90 giorni, approvazione per silent assent. Per la VAS, la Regione ha chiarito che i progetti approvati con variante ex art. 19 non sono soggetti a valutazione ambientale strategica, secondo il D.A. ARTA n. 271/2021.

In breve: l’idea è praticabile e ha corsie amministrative note. La criticità, semmai, sta nel coordinamento dei livelli istituzionali e nella definizione tecnico-cartografica della fascia da cedere.

Che cosa cambierebbe per i residenti

Una ricostruzione su suoli stabili, fuori dalla “zona rossa”, diminuirebbe drasticamente il rischio residuo. Le istituzioni hanno già ammesso che una parte degli sfollati non tornerà nelle case originarie, per ragioni di sicurezza.

La contiguità con l’attuale perimetro urbano di Niscemi faciliterebbe l’estensione di reti e servizi essenziali — acqua, fognatura, elettricità, scuole — con un impatto iniziale più leggero rispetto a localizzazioni lontane. Questo non elimina la necessità di nuove opere, ma aiuta a comprimere tempi e costi.

Sul piano amministrativo, la cessione eviterebbe situazioni complicate come “enclave” o doppie giurisdizioni: le famiglie ricostruirebbero a tutti gli effetti “in Niscemi”, su terreni oggi gelinesi ma trasferiti all’altro Comune a ricaduta di delibere e decreto regionale.

Il nodo agricolo: dove costruire senza impoverire la Piana

La Piana di Gela è al tempo stesso risorsa agricola e spazio fisico prossimo all’urbano. Qui si è consolidata una filiera che spazia dal grano ai carciofi — con Niscemi considerata una “capitale” produttiva regionale — fino alle colture protette (pomodoro, zucchina, melanzana). Ma la Piana è anche un paesaggio delicato, con bilanci idrici fragili: negli ultimi anni, carenze infrastrutturali hanno ridotto la capacità utile di invasi come Disueri, Comunelli e Cimia, limitando l’irrigazione di migliaia di ettari. Una ricostruzione ben pianificata deve quindi rispettare tre criteri: localizzare su suoli agricoli marginali o non vocati, progettare adeguate opere idrauliche di urbanizzazione e compensare — se necessario — con misure per l’agroecosistema (reti irrigue, drenaggi, fasce verdi).

In questo senso, la scelta di aree “libere e utilizzabili” indicata da Di Stefano appare coerente con un approccio di minimizzazione dell’impatto: la perimetrazione tecnica dovrà però incrociare cartografie agricole e vincoli paesaggistici, alla luce dei piani provinciali vigenti e dei loro aggiornamenti. In provincia di Caltanissetta sono attivi piani paesaggistici con rettifiche intervenute anche nel 2025, che impongono un check accurato su compatibilità e prescrizioni d’uso.

“Cantierabilità” e tempi: una road map realistica

  1. Entro poche settimane: eventuali mozioni di indirizzo e prime delibere dei Consigli comunali di Gela e Niscemi per l’avvio dell’iter di rettifica dei confini e l’individuazione dell’area. In parallelo, attivazione di una Conferenza di servizi con gli assessorati regionali competenti.
  2. Tra 30 e 60 giorni: pubblicazioni all’Albo pretorio e raccolta delle osservazioni; perfezionamento degli elaborati di variante/riassetto.
  3. Finestra dei 90 giorni: istruttoria regionale e possibile “silenzio-assenso” per la variante ai sensi dell’art. 19; in caso di rettifica dei confini, deliberazione regionale o instradamento verso ARS se l’accordo si trasformasse in iniziativa di legge.

È una scansione ottimistica, ma non irrealistica, se politica e burocrazia remano nella stessa direzione. Resta il cantiere delle opere: urbanizzazione primaria e alloggi, con una preferenza per soluzioni “a moduli” in grado di dare una casa dignitosa in tempi contenuti, prima della costruzione definitiva.

Un precedente che può fare scuola

Se andrà in porto, la “nuova Niscemi sulla Piana di Gela” sarà ricordata come un esperimento di cooperazione istituzionale in cui la geografia amministrativa si piega alla sicurezza delle persone. Non è la scorciatoia di un annuncio: è la scommessa su una procedura che mette al centro il diritto all’abitare, senza ignorare le vocazioni produttive e i vincoli del territorio. Servirà rigore tecnico, ascolto dei residenti, chiarezza sui tempi. Ma il punto di partenza — due Consigli comunali che, d’intesa, chiedono alla Regione di ridisegnare un confine per salvare una città — è già una notizia. E forse, per una volta, i confini non dividono: ricuciono.