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l'appello

"Nostro figlio sta morendo in cella". Il dramma di Paolo: ha perso 40 chili e senza cure per il tumore

Il caso del giovane detenuto finisce davanti alla Corte dei Diritti dell'Uomo

30 Gennaio 2026, 08:00

Carcere generico

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La situazione del figlio, da due anni in carcere condannato con pena patteggiata a 5 anni, è diventata drammatica perché il giovane, trasferito da un carcere dell’Isola all’altro, è dimagrito di circa 40 chili, non viene curato per la sua grave malattia, un tumore ipofisario al cervello per la sindrome di Cushing, diagnosticata all’ospedale Niguarda di Milano e con l’equilibrio psico-fisico al limite.

Lo sostengono Antonino Montalbano e Kaluzna Miroslawa di Calamonaci, genitori del giovane venticinquenne Paolo, i quali hanno presentato due denunce separate all’Arma dei Carabinieri e alla Polizia di Stato per chiedere interventi a salvaguardia della salute del loro congiunto. I due sostengono che il loro figliolo non viene curato per la malattia diagnosticata. La vicenda si aggraverebbe maggiormente perché il recluso in 24 mesi è transitato in diversi carceri siciliani, da Palermo ad Agrigento, da Sciacca a Catania e da qualche giorno a Barcellona Pozzo di Gotto, destabilizzando la sua psiche.

I genitori lamentano - in una nota dei legali - che i continui spostamenti, specie l’ultimo nel Messinese, li costringe per le loro precarie condizioni di salute a non utilizzare l’auto, ma a servirsi di un taxi che per 650 chilometri costa loro 300 euro a volta. Sostengono che, in violazione dei diritti del malato, il loro figliolo per ragioni di salute debba essere assegnato all’istituto di pena più vicino alla loro dimora abituale.

Paolo Montalbano, a 23 anni, si era reso protagonista di un tentato omicidio ai danni di un medico in un’ospedale di Palermo ed era stato condannato con il patteggiamento a 5 anni. I suoi genitori hanno avanzato la possibilità degli arresti domiciliari anche per le patologie pregresse diagnosticate prima del fatto delittuoso, ma il giudice ha rigettato la loro richiesta. La famiglia si sta rivolgendo alla Comunità Europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo.