Il fronte scientifico
La ferita di Niscemi: ecco da dove è partito l'innesco della frana
L'ipotesi avanzata dal segretario generale dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro, alla luce delle peculiari condizioni geologiche dell’area
«L’innesco della frana di Niscemi potrebbe essere stato favorito dal cedimento di strati profondi del terreno in connessione con la presenza di sacche di gas metano». È una delle ipotesi formulate dal segretario generale dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro, alla luce delle peculiari condizioni geologiche dell’area.
In tali formazioni possono svilupparsi accumuli naturali di idrocarburi che, per diverse ragioni, possono svuotarsi o subire variazioni di pressione. «Se una bolla di gas collassa — spiega Santoro — il peso degli strati sovrastanti può determinare una perdita di equilibrio dell’intero sistema, provocando un cedimento degli strati profondi.»
Il vuoto lasciato dal gas può essere in parte rimpiazzato dall’acqua, che tuttavia non offre la medesima capacità di sostegno, favorendo lo scivolamento dei terreni soprastanti.
Quando il fenomeno interessa le porzioni più basse del versante, può verificarsi la perdita del ‘piede’ di appoggio, con una conseguente accelerazione dell’evoluzione del dissesto.
Indagini geognostiche mirate potranno chiarire l’effettiva incidenza di questi processi sulla frana di Niscemi.