L’intervista
Il Pg Zuccaro: «Anno giudiziario con luci e ombre. Riforma? Clima che preoccupa»
Il magistrato fissa le priorità dell'ufficio: rafforzare il contrasto alle mafie, ai reati contro la pubblica amministrazione e alla violenza di genere
È una fotografia in chiaroscuro quella che scatta il Procuratore Generale di Catania, Carmelo Zuccaro, sull’anno giudiziario appena concluso. Consapevole dei risultati (anche brillanti) raggiunti ma anche delle falle che vanno colmate per far funzionare la delicata macchina degli uffici requirenti del distretto catanese. Nel giorno in cui si apre ufficialmente l’anno giudiziario Zuccaro traccia la rotta anche sugli obiettivi da raggiungere. Sugli ultimi scandali la condanna del magistrato è severa: «Le collusioni che si sono registrate in passato al Csm hanno coinvolto togati e laici, serve autocritica da entrambe le parti».
Procuratore, quale è il bilancio dell'anno giudiziario appena concluso?
«Il bilancio dell’anno giudiziario concluso, per quanto riguarda gli uffici inquirenti del distretto, è fatto di luci e ombre. Aspetti positivi: è aumentata la produttività di tutte le Procure con un maggior numero di procedimenti conclusi con esercizio dell’azione penale o archiviazione e sono state concluse delle brillanti operazioni soprattutto nel contrasto alla criminalità mafiosa. Aspetti negativi: sono aumentate le pendenze perché la maggiore produttività non è riuscita a compensare l’aumentato numero delle iscrizioni di nuovi procedimenti. Tale aumento avrebbe reso necessario un aumento del personale giudiziario e amministrativo che però è stato riservato alla magistratura giudicante per conseguire gli obiettivi del Pnrr perché si è temuto che se fossero aumentati molto i procedimenti portati a giudizio non si sarebbe conseguito l’obiettivo di diminuire i processi pendenti in giudizio e la loro durata mentre non rientrava nel pnrr l’obiettivo di ridurre i procedimenti in indagine preliminare. Ciò però è in contrasto con la Riforma Cartabia che detta tempi rigidi per la conclusione delle indagini».
Come si approccia invece al futuro? Quali sono le priorità a livello organizzativo per il distretto giudiziario di Catania?
«Per il futuro si continuerà a puntare sui tre obiettivi prioritari: rafforzamento dei gruppi di lavoro specializzati nel contrasto alla criminalità mafiosa , soprattutto sotto l’aspetto del reinvestimento dei profitti illeciti; contrasto ai più gravi delitti contro la Pubblica Amministrazione, corruzione, peculato e concussione; contrasto tempestivo sui delitti di violenza di genere. Fondamentale per tali obiettivi è il coordinamento tra gli uffici del distretto e la creazione di una rete di sinergie con le Istituzioni e le associazioni dei privati più sensibili perché in questi campi non basta per vincere il contrasto repressivo ma è necessario coinvolgere la società».
La procura generale di Catania ha implementato molto il lavoro investigativo. Quale è la direzione che si vuole dare?
«Con la creazione anche in Procura Generale dei gruppi di lavoro specializzati si vuole fare in modo che questo Ufficio rappresenti un punto di rafforzamento dell’attività degli uffici di primo grado, non solo consolidando i risultati ottenuti in prime cure ma anche colmando eventuali lacune. È infatti aumentato il numero dei procedimenti avocati in casi in cui non si è condivisa la richiesta di archiviazione».
Siamo alla vigilia di un appuntamento storico: il referendum sulla Giustizia. Cosa si augura al di là delle posizioni del Sì o del No?
«Al di là delle diverse posizioni ciò che mi preoccupa è il clima in cui vengono sostenute le proposte di riforma, fatto di insofferenza per alcune decisioni prese dalla magistratura, spesso giudicante e talvolta anche del suo massimo organo la Cassazione, ritenute dissonanti rispetto alle scelte della coalizione di maggioranza e per questo spacciate per erronee. Ma la necessaria sinergia tra le Istituzioni, necessaria per aumentare l’efficacia dell’azione pubblica, non può tradursi nella subalternità di alcuni poteri dello Stato come la magistratura, perché altrimenti l’aumento dell’efficienza si paga con la perdita della legalità, che in uno Stato democratico è un bene fondamentale e irrinunciabile».
Cittadini sempre più sfiduciati dalle Istituzioni e anche dalla magistratura. Serve più autocritica?
«Tanti sono gli errori commessi dalla magistratura, soprattutto nei suoi organi rappresentativi e spesso i magistrati, come elettori, hanno mostrato di non sapere scegliere i propri eletti al Csm. Ma non meno gravi e numerosi sono stati sul punto gli errori commessi dalle forze politiche nello scegliere la componente laica del Csm, perché le collusioni che si sono registrate nel passato nel cercare accordi per la nomina ai vertici degli uffici giudiziari, soprattutto di quelli inquirenti che sono il motore delle indagini, hanno coinvolto sia i togati che i laici. Perciò l’autocritica è fondamentale nella magistratura e non è ancora di grado sufficiente ma essa non deve essere unilaterale, entrambe le parti che hanno errato debbono esercitarla con sincerità e convinzione. Il problema non lo si risolve certo con i sorteggi per la scelta al Csm dei togati e dei laici perché se si vogliono persone degne del delicato compito non ci si affida alla sorte».