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Le ragioni del No

Giustizia, Bisogni: «Questa riforma introduce un nuovo sistema che può rendere i magistrati più vulnerabili a pressioni esterne»

Il membro togato del Csm: «Questo referendum non riguarda “una categoria”: riguarda l’equilibrio tra poteri e le garanzie di tutti»

31 Gennaio 2026, 01:43

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Giustizia, Bisogni: «Questa riforma introduce un nuovo sistema che può rendere i magistrati più vulnerabili a pressioni esterne»

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Parte da oggi uno spazio dedicato alla riforma costituzionale della giustizia. Un percorso che accompagnerà i lettori verso il Referendum del 22 e del 23 marzo. Due interviste sui due fronti, due volte a settimana, con dei tecnici della materia: giuristi, accademici del diritto, avvocati, magistrati. Una scelta d'informazione e formazione per arrivare preparati al voto.

«Questa riforma costituzionale non fa ripartire la giustiziaCambia soltanto l’equilibrio tra politica e magistratura». L'analisi è di Marco Bisogni, sostituto procuratore e membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura. 

Dottore Bisogni, la prima domanda è semplice: perché votare No a questa riforma?

Prima cosa: andate a votare. Il referendum è uno dei pochi momenti in cui decidiamo tutti insieme e la Costituzione diventa veramente patrimonio comune di tutti i cittadini. Io voto No perché questa riforma non risolve i problemi che la gente incontra davvero con la giustizia: soprattutto i tempi lunghi e l’incertezza che dura anni. I processi sono lenti anche perché abbiamo pochi magistrati e poco personale, rispetto agli altri Paesi europei, e troppi procedimenti a testa. La riforma però non aggiunge persone, non semplifica davvero le procedure, non migliora gli uffici. In compenso cambia la Costituzione e crea nuove strutture: due Csm e una nuova Alta Corte, con costi molto alti. Votare No significa chiedere riforme utili: più risorse, più organizzazione, più efficienza, senza indebolire le garanzie.

 “La magistratura non ha dato il meglio di sé. Questa riforma può essere un nuovo inizio?

Io non partirei da una condanna generale: la giustizia in questi anni ha lavorato con carichi enormi e spesso con risorse insufficienti. Con riferimento al Csm poi la ripartenza è già in corso: dopo la crisi del 2019 il Csm ha lavorato proprio sui punti più esposti – organizzazione delle Procure e nomine – per ridurre discrezionalità, rafforzare regole, ampliare partecipazione e rendere le decisioni più controllabili: i vertici di procure e tribunali sono ora decisi con un tasso di unanimità dell’80% sintomo di processi decisionali più trasparenti e meno discrezionaliQuesta riforma costituzionale, invece, non fa ripartire la giustizia: non accorcia un processo e non cambia la vita di chi aspetta una sentenza. Cambia soltanto l’equilibrio tra politica e magistratura. E questo non è un “nuovo inizio”: è un’altra cosa.

In che modo la riforma incide sull’autonomia della magistratura?

L’autonomia serve a una cosa semplice: far valere la legge allo stesso modo per tutti. Se chi giudica diventa più “dipendente” o più esposto, il rischio è che conti di più chi è potente e meno chi non lo è. Questa riforma cambia l’autogoverno: introduce il sorteggio e un nuovo sistema che può rendere i magistrati più vulnerabili a pressioni esterne. In pratica: si sposta la bilancia. E quando la bilancia si sposta, non è più uguale per tutti.

Separazione delle carriere: qual è il rischio maggiore?

Nel processo penale la garanzia fondamentale è che chi accusa non sia spinto a vincere, ma a verificare. Oggi questo è possibile perché il pubblico ministero è un magistrato autonomo: è tenuto per legge a cercare la verità, soprattutto quando questa porta a chiedere l’assoluzione. La separazione delle carriere non rende i processi più rapidi e non riduce gli errori (i dati a sostegno di questa tesi sono liberamente consultabili qui  https://www.dirittogiustiziaecostituzione.it/referendum-sulla-riforma-costituzionale-della-magistratura-numeri-fatti-e-comparazioni-per-decidere-in-modo-consapevole-di-marco-bisogni/.) Incide invece, nel tempo, sul ruolo del pubblico ministero e sulla sua cultura professionale, avvicinandolo a una funzione di sola accusa, come quella che conosciamo guardando le serie tv americane, dove l’obiettivo è “vincere il processo”. Quel modello è diverso dal nostro. Ed è una differenza che riguarda le garanzie di ogni cittadino, non una “carriera” professionale. 

Csm sdoppiato e sorteggio: qual è la sua posizione?

È come pensare di risolvere i problemi di una scuola o di un ospedale, estraendo a sorte la dirigenza tra tutti gli insegnanti o tra tutti i medici. Il Csm prende decisioni che incidono su nomine, organizzazione e funzionamento di tutta la giustizia italiana: per questo servono competenze organizzative, responsabilità e legittimazione, non la fortuna. Il rischio concreto è che il sorteggio indebolisca chi è chiamato a decidere e, allo stesso tempo, rafforzi chi scrive le regole del sistema, cioè la politica. Non a caso la riforma prevede che, per i componenti di nomina parlamentare (un terzo del totale), il sorteggio avvenga all’interno di una lista chiusa votata a maggioranza, mentre per i componenti magistrati l’estrazione avverrà tra tutti i magistrati italiani. Si costruisce così un nuovo assetto istituzionale nel quale chi decide rischia di essere più esposto a pressioni e ritorsioni professionali per decisioni non gradite alla maggioranza del momento. E un magistrato più esposto è un magistrato che, anche solo inconsapevolmente, può finire per essere più forte con i deboli e più debole con i forti. 

La funzione disciplinare affidata all’Alta Corte: cosa ne pensa?

Sto notando che è stata creata confusione su cosa sia il sistema disciplinare: non può  giudicare le sentenze emesse dai magistrati né, in modo generico, la qualità del loro lavoro, ma fa un controllo su alcuni comportamenti identificati in modo preciso dalla legge.  La nuova Alta Corte non interviene su cosa sia sanzionabile, ma su chi, estratto a sorte, deciderà. Attualmente i dati ufficiali mostrano che il sistema italiano è già 5 volte più severo di quello francese e 3 volte di più di quello della Spagna. La domanda, allora, è semplice: a cosa serve creare una nuova Corte che - con il secondo Csm - ha un costo stimato di circa 100 milioni di euro.  La serietà del sistema disciplinare è peraltro confermata dallo stesso Ministro che ha chiesto la modifica (impugnandole) di sole 6 decisioni  in 2 anni (ancora una volta i dati completi sono consultabili sul link che ho indicato). 

Campagna referendaria dura: la magistratura non dovrebbe essere una certezza?

La certezza la danno regole chiare, comportamenti corretti e informazioni vereSono d’accordo: i toni scomposti fanno evitati. La magistratura (ma anche la politica) deve essere sobria e istituzionale. Ma sobrietà non vuol dire stare zitti: quando si cambia la Costituzione, è giusto spiegare ai cittadini cosa cambia davvero. Questo referendum non riguarda “una categoria”: riguarda l’equilibrio tra poteri e le garanzie di tutti. E quell’equilibrio ci ha permesso, negli anni più duri, di avere una giustizia indipendente capace di affrontare terrorismo e criminalità organizzata.