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Gli sviluppi

Inchiesta corruzione, sulle chat segrete Romano ci ripensa: un cavillo giuridico per "blindarle"

Di fronte alla Giunta per le autorizzazioni, il leader di Noi Moderati tenta la strada della difesa dei principi costituzionali. In ballo c'è l'acquisizione dei suoi messaggi

31 Gennaio 2026, 08:30

12:59

Inchiesta corruzione, sulle chat segrete Romano ci ripensa: un cavillo giuridico per "blindarle"

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Fino a poche settimane fa, la strategia di Saverio Romano sembrava segnata da una trasparenza quasi dirompente. Era stato lo stesso coordinatore di Noi Moderati, a novembre, a sollecitare il Presidente della Camera Lorenzo Fontana affinché la Giunta desse il via libera all'esame dei suoi dispositivi: «In quelle chat c’è la prova della mia estraneità», sosteneva con forza, indicando proprio nei messaggi con Totò Cuffaro la chiave per smontare le accuse di corruzione e turbativa d’asta.

Ma oggi, a un passo dal voto decisivo della Giunta per le Autorizzazioni, il quadro è cambiato radicalmente. Romano ha compiuto un netto passo indietro rispetto all’esposizione diretta, trasformando la sua difesa in una battaglia di principi costituzionali.

Il primo segnale di questo cambio di rotta è arrivato nella seduta dello scorso 21 gennaio. Nonostante il calendario prevedesse la sua audizione personale per fornire chiarimenti, Romano ha scelto di non presentarsi e di inviare una e-mail alla Giunta, definendo ogni suo ulteriore contributo «superfluo e ridondante» e sostenendo che i commissari dispongano già di tutti gli elementi necessari per decidere. Il silenzio in aula però è stato compensato da un esposto indirizzato alla Procura di Palermo e trasmesso alla Giunta per «opportuna valutazione».

In questo documento, il deputato alza il tiro denunciando una fuga di notizie che definisce come un «pregiudizio mediatico irreversibile». Denuncia la diffusione, su testate nazionali e locali, di documenti d’indagine e intercettazioni in epoca antecedente alla conoscenza legittima da parte della difesa, parla di gogna mediatica e ribadisce di aver appreso della richiesta di arresto dalle agenzie di stampa la mattina del 4 novembre 2025, ore prima di ricevere qualsiasi notifica ufficiale.

L’esposto ha un obiettivo preciso, identificare i responsabili «tra chi ha rivelato il segreto e chi lo ha pubblicato», ma solleva anche un dubbio di legittimità sulle intercettazioni effettuate con Cuffaro durante la campagna elettorale per le Europee del 2024, sostenendo che non fossero “occasionali” e che violassero dunque le garanzie parlamentari.

Se il 21 gennaio è stato il giorno della mossa difensiva di Romano, la seduta successiva ha segnato il punto di svolta procedurale. Il relatore Enrico Costa - esposto di Romano alla mano - ha presentato la sua proposta ufficiale alla Giunta, quella di negare l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza.

La motivazione è un concentrato di tecnica giuridica e garantismo. Il pilastro centrale è l'ordinanza del Gip del 2 dicembre 2025, che ha già rigettato gli arresti per Romano escludendo la sussistenza di «gravi indizi di colpevolezza». Non avendo la Procura impugnato questa decisione, si è formato quello che Costa definisce un «giudicato cautelare». In parole povere, se un giudice ha già stabilito che le prove non sono gravi, la Camera non può autorizzare un atto invasivo come il sequestro delle chat per permettere ai Pm di cercare nuove prove. Significherebbe, dice Costa, avallare una «funzione esplorativa» della magistratura per tentare di ricostruire accuse che il Gip ha già bocciato. In ultimo è stata evidenziata la necessità di tutelare il mandato politico, ricordando che i messaggi oggetto della richiesta riguardano il periodo della delicata fase delle elezioni europee.

In questo contesto il passo indietro di Romano appare come una scelta tattica: lasciare che siano le carte e la debolezza dell’impianto accusatorio già certificata dal Gip a parlare per lui.

La Giunta si prepara ora al voto finale, previsto per la prima settimana di febbraio, con l’obiettivo di chiudere la partita entro il termine invalicabile del 11 febbraio fissato dalla Presidenza della Camera.