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La presidente della Corte d'appello di Caltanissetta: «Niscemi è la priorità di tutti»

La presidente Motta apre la cerimonia ed evidenzia che tra le province di Caltanissetta ed Enna la mafia è vitale

31 Gennaio 2026, 10:30

La presidente della Corte d'appello di Caltanissetta: «Niscemi è la priorità di tutti»

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La presidente della Corte d'Appello di Caltanissetta, Domenica Mimma Motta, ha squarciato il velo su un territorio martoriato da emergenze abitative, carenze strutturali e un'inesorabile avanzata mafiosa, nell'intervento inaugurale dell'anno giudiziario.

Con autorevole fermezza, Motta ha espresso solidarietà totale alle famiglie di Niscemi, colpite da un dramma che ha strappato loro la casa e le certezze quotidiane: "Perdere la casa significa perdere le abitudini quotidiane". Da qui, un imperativo categorico: interventi immediati e risolutivi per gli sfollati, senza ulteriori ritardi.

Carenze croniche nel personale giudiziario

Non meno drammatica la denuncia sulla penuria di magistrati e personale amministrativo nel Distretto, con un'attenzione particolare agli addetti all'ufficio del processo. Questo vuoto insanabile paralizza l'apparato giudiziario, rendendo insostenibile la lotta contro la criminalità.

Vitalità mafiosa e violenza incontrollata: numeri allarmanti

Il quadro dipinto da Motta è apocalittico: una "perdurante e attuale vitalità delle organizzazioni mafiose" segna il territorio nisseno. Le iscrizioni per associazione mafiosa balzano a 116 casi, contro le 70 dell'anno precedente, mentre 32 riguardano traffici di stupefacenti – prova inconfutabile della rigenerazione criminale e della permeabilità del suolo siciliano a bande mafiose.

Gli omicidi dolosi schizzano a 15, di cui due di chiara matrice mafiosa, con un'anomala mole di procedimenti affidati alla Direzione Distrettuale Antimafia in un tribunale di medie dimensioni.

Violenze sessuali e processi mediatici: un sistema al collasso

La relazione denuncia con forza la gravità di processi per violenza sessuale, spesso su minori e soggetti fragili, perpetrati persino in luoghi di cura. L'autorità giudiziaria è chiamata a un accertamento delicato e a una tutela ferrea delle vittime.

A complicare il tutto, processi di risonanza nazionale come quello su Montante e i depistaggi sulle stragi mafiose del 1992-1993, che monopolizzano risorse scarse. L'esiguità del personale impone udienze dedicate, ma il sistema è al limite: la giustizia nissena "fortemente e gravemente condizionata" esige rinforzi immediati per non cedere al caos.