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Tributi

Terreni edificabili, anzi no: la battaglia dell’Imu

La tassa colpisce anche aree solo teoricamente idonee e sulle scrivanie degli uffici comunali arrivano centinaia di perizie giurate con cui i proprietari cercano di evitare una tassazione che ritengono ingiusta

01 Febbraio 2026, 06:00

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Terreni che, sulla carta, sono edificabili ma sui quali, nella sostanza, non è possibile costruire. Eppure pagano le tasse come se da un momento all’altro potessero sorgervi edifici più o meno grandi. E adesso sulle scrivanie degli uffici comunali, arrivano centinaia di perizie giurate con cui i proprietari cercano di evitare una tassazione che ritengono ingiusta. Il caso emerge da un intenso carteggio nato dopo un'interrogazione, un anno fa, del capogruppo di Forza Italia, Leopoldo Piampiano.

Carteggio dal quale emergono competenze incrociate dell’ufficio tributi, dell’area del patrimonio e da quella della rigenerazione urbana, del Sace (Sportello autonomo concessioni edilizie). Piampiano avverte: «La delibera di giunta del 2024 che ha introdotto la tassazione per i terreni edificabili è un provvedimento condivisibile – dice -. È giusto che tutti paghino le tasse ma devono pagarle correttamente. Serve uno sforzo affinché gli accertamenti siano più puntuali, il sindaco è molto sensibile a questo tema». È quel «correttamente» che crea più di un problema. In pratica moltissimi terreni che negli strumenti di pianificazione urbanistica sono considerati edificabili, per svariati motivi non lo sono nei fatti: superfici inferiori a quelle previste (ad esempio in zona D1, quella destinata a insediamenti produttivi, occorrono almeno tremila metri quadrati per edificare), vincoli storici e paesaggistici, necessità di piani particolareggiati che non esistono.

Il valore venale del bene, su cui si basa la tassazione, non tiene conto delle effettive possibilità di fabbricare. Problema sollevato appunto un anno fa da Piampiano con una prima e poi una seconda interrogazione. Per gli uffici, la procedura adottata prevede che i proprietari, attraverso una perizia giurata redatta da un tecnico di fiducia debbano dimostrare l’impossibilità di costruire. A esaminare le pratiche è lo sportello per le concessioni edilizie al quale arrivano il 30 per cento delle perizie, a campione. Dopo l’ultima interrogazione di settembre, le perizie trasmesse al Sace erano 170. E di queste l’ufficio ne ha esaminate appena 30, 25 delle quali sono state rigettate. Fra le uniche cinque ammesse, ad esempio, è stata riconosciuta l’impossibilità di costruire perché i terreni in questione sono interdetti per frane. Il capogruppo azzurro non è soddisfatto ed è tornato alla carica chiedendo al sindaco un tavolo tecnico con direttore generale e dirigenti, per «verificare le procedure tecnico-amministrative adottate dagli uffici comunali».

Il rischio è quello che la pioggia di perizie giurate si trasformi in contenziosi, come lo stesso Piampiano aveva ipotizzato già a febbraio dello scorso anno quando scriveva «una valutazione errata potrebbe generare contenziosi e oneri amministrativi evitabili sia per il Comune che per i cittadini».