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Il caso

Riina balla con l’Intelligenza artificiale e su TikTok in tanti difendono i boss

In tanti commentano dei video in cui i capimafia vengono fatti "rivivere" grazie alla tecnologia: "Più rispetto per i morti".

01 Febbraio 2026, 06:30

Riina balla con l’Intelligenza artificiale e su TikTok in tanti difendono i boss

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Si rappa a suon di beat, ma a farlo non sono giovani della generazione Z bensì i boss di Cosa Nostra. O almeno così sembra, finché non si osserva meglio. È questo il cortocircuito visivo alla base di un trend che sta spopolando sul web, in particolare su TikTok: video che appaiono realistici, curati nei dettagli, ma che sono in realtà ricostruzioni generate con l’intelligenza artificiale.

Le movenze sono quelle tipiche del rap e della trap contemporanea, mentre l’estetica rimanda a personaggi noti della criminalità organizzata siciliana. Totò Riina e Matteo Messina Denaro diventano improbabili “cantanti digitali”, protagonisti di mini video che oscillano tra parodia, provocazione e inquietudine. I contenuti dividono il pubblico: tra risate, sdegno e accuse di cattivo gusto, ciò che colpisce è la fedeltà con cui i boss vengono riprodotti, tanto da poter trarre in inganno gli utenti meno attenti.

Uno dei video più discussi, dal titolo “Matteo Messina sul beat”, ha spopolato nel giro di 24 ore dalla pubblicazione, superando le 17 mila interazioni tra like, commenti e ricondivisioni. L’immagine mostra il boss con il cappotto montone indossato al momento della cattura mentre rappa su una base musicale, con riferimenti come «il capo dei capi va in tachicardia per la rima». La cura maniacale dei dettagli, dal vestiario all’ambientazione, rende il contenuto credibile: compare persino il tag di geolocalizzazione presso l’ospedale La Maddalena, dove Messina Denaro è stato arrestato, a rafforzare la veridicità del contenuto.

Il successo di questi mini video nasce dall’unione di mondi apparentemente lontani: la musica rap o napoletana, linguaggio dominante tra i più giovani, e l’estetica mafiosa, ormai profondamente radicata nell’immaginario collettivo. In questo processo le figure mafiose diventano maschere digitali svuotate del contesto di sangue e violenza che le ha rese celebri. Nell’aula bunker dell’Ucciardone, simbolo della lotta alla mafia, Totò Riina “balla” persino: sciarpa verde al collo, camicia a quadretti, mentre canta sulle note di Paky, rapper italiano. In questo caso le visualizzazioni arrivano a sfiorare le 300 mila.

Tra i commenti c’è chi urla al «rispetto dei defunti»: «I social sono la rovina dell’umanità, portate rispetto a chi non c’è più». A seguire un dibattito morale su quanto questi contenuti siano o meno di cattivo gusto.