1 febbraio 2026 - Aggiornato alle 08:18
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All'inaugurazione dell'anno giudiziario

Il procuratore De Lucia «La mafia guarda al futuro e pezzi di società la cercano»

L’allarme dei magistrati: «Cosa nostra ancora presente». E sul referendum: «Pericolo delegittimazione dei giudici»

01 Febbraio 2026, 06:46

Il procuratore De Lucia «La mafia guarda al futuro e pezzi di società la cercano»

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La mafia ancora al centro di tutto nonostante le vittorie sul campo, gli arresti, le condanne, l'operato della magistratura e delle forze dell'ordine. Una parte di società che cerca la malavita. Ma anche il referendum sulla riforma Nordio, il suo impatto sulla magistratura e sul suo lavoro. Nelle relazioni con cui i giudici palermitani hanno inaugurato ieri l'anno giudiziario, tra la selva di dati che raccontano il lavoro svolto nel 2025 e lo stato di salute della giustizia in città, tra i magistrati hanno prevalso gli appelli, i moniti per quello che sta succedendo e potrebbe succedere nei prossimi mesi. Con Cosa nostra che continua a esistere nonostante tutto e contro cui non si può abbassare la guardia, e con un referendum che invece potrebbe spuntare parecchie armi a chi il crimine cerca di combatterlo, stando a quello che sostengono i magistrati.

A rendere l'idea dello stato della lotta alla criminalità è il capo della procura palermitana Maurizio De Lucia, che nel suo intervento parla in modo aperto di un pezzo di società che guarda con interesse ai clan. «Qualcuno - dice De Lucia - ha la tentazione e la voglia di poter dire che Cosa nostra e la mafia sono un problema superato, che oramai è soltanto una delinquenza di straccioni che sopravvive di estorsioni e piccolo traffico di stupefacenti». Ma De Lucia guarda ai numeri di una città in cui il reato di associazione mafiosa è ancora molto diffuso: «Ho il dovere di ricordare che quest'anno i procuratori e le polizie giudiziarie hanno eseguito 409 misure cautelari». Numeri relativi a 12 mesi, centinaia di persone che fanno parte di una popolazione criminale che per De Lucia guarda, anche lei, al futuro, e con grandissima attenzione. Per il procuratore capo i membri del crimine organizzato palermitano cercano rapporti con la società, «che non ha deciso di chiudere il suo rapporto con la mafia ma, anzi, attende di potere continuare a svilupparlo ed è quella che per prima lancia lo slogan di una mafia che non è più presente. Questa è una cosa che in tutte le sedi dobbiamo dire con forza: Cosa Nostra è dietro l'angolo».

Parole che arrivano in una fase in cui si acuisce lo scontro politico intorno al referendum sulla giustizia, che chiamerà gli italiani alle urne per decidere della separazione delle carriere dei magistrati e l'istituzione di un doppio Csm. Mentre De Lucia e i suoi colleghi parlano nell'aula magna del tribunale, infatti, un flash mob del comitato "Società civile per il no al referendum" si raduna davanti all'edificio e srotola uno striscione. «La separazione delle carriere è un falso problema in quanto c'è già - dice Claudio Riolo, presidente del comitato - Noi pensiamo che in realtà la campagna ideologica per questo referendum sia quella della destra per punire la magistratura». Tra l'aula magna del tribunale e le persone che manifestano fuori si innesca un'eco in cui i concetti rimbalzano da un lato all'altro. Con il presidente della Corte d'appello Matteo Frasca che parla di strumentalizzazione di Giovanni Falcone: « Contrariamente a quanto attribuitogli con disinvoltura dai sostenitori della riforma, egli non ne era apodittico sostenitore ma l'avrebbe posta all'attenzione degli addetti ai lavori come argomento sul quale confrontarsi». E con il presidente del tribunale Piergiorgio Morosini che accusa pezzi di istituzioni e di avvocatura di erodere la fiducia dei cittadini nello Stato, accusando i giudici di non essere imparziali: «Qualunque sia l’esito della prossima consultazione referendaria - dice Morosini - ci sarà molto da lavorare per rinnovare rapporti davvero costruttivi e non solo di mera facciata».

Problemi a cui il procuratore capo De Lucia dà un'altra sfumatura, sottolineando che il referendum non tocca davvero i problemi della giustizia: «Ci accingiamo a una tappa importante della vita del nostro paese e non possiamo fare finta di nulla: i cittadini vogliono una giustizia che funzioni, abbia tempi accettabili e soprattutto soluzioni giuste. Il referendum, a proposito di questi problemi, ha valore zero, nessuna di queste domande troverà risposta dopo la votazione: se trasformiamo questo scenario in una battaglia tra chi ha ragione e chi ha torto non facciamo il bene del paese».