3 febbraio 2026 - Aggiornato alle 02:00
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L'agguato di Carlentini

«Papà, mi stanno sparando»: dodici colpi per uno scambio di persona

Un giovane alla guida di un’auto a noleggio viene affiancato e colpito da una raffica. Ferita una ragazza, illesi per caso gli altri occupanti. Il padre chiede risposte e maggiore tutela per la comunità

01 Febbraio 2026, 04:16

«Papà, mi stanno sparando»: dodici colpi per uno scambio di persona

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La notte che ha sparato contro il futuro, a Carlentini Nord, non ha fatto in tempo a diventare silenzio. È rimasta sospesa tra il rumore secco dei colpi e una voce spezzata al telefono: “Papà… vieni, mi stanno sparando”. In pochi secondi una strada qualunque si è trasformata in un confine sottile tra la vita e la morte. ”Papà sbrigati sento altri spari nella zona.” Inizia così l’incubo vissuto da un giovane alla guida di una Panda a noleggio, affiancato improvvisamente da un’altra vettura dalla quale è partita una raffica di proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Dodici colpi. Intorno il vuoto più assordante: in quei minuti interminabili non è passata una sola macchina, né una pattuglia delle forze dell’ordine. Solo buio, pioggia e terrore. A rompere il silenzio è Enzo Cottone (nella foto), lentinese, padre del giovane conducente, conosciuto e stimato a Lentini e Carlentini, devoto spingitore della vara di Sant’Alfio, attorno al quale si sono raccolte con profonda partecipazione la comunità civile, quella religiosa e il mondo politico.

La sua è una voce stanca, ferma che non chiede vendetta, ma risposte. Il suo racconto inizia da quella telefonata del figlio arrivata alle 1.15 di notte, poi la corsa disperata verso via del Mare e la paura di non rivedere più il suo ragazzo. Descrive di averlo visto sbucare dal buio “come un angelo”, vivo per miracolo. Il primo miracolo. «Ragazzi scambiati per altre persone - afferma - bersagli inconsapevoli di un agguato che non li riguardava. Tutto, probabilmente, a causa di una macchina "sbagliata" presa a noleggio». Secondo quanto trapela a Lentini, ma non confermato dai carabinieri, le indagini si stanno concentrando sulla Panda che potrebbe essere stata utilizzata precedentemente da persone legate ad ambienti della criminalità. Intanto migliorano le condizioni della ragazza ferita, sottoposta ad intervento al volto. «Un altro miracolo - continua Enzo Cottone - Come quello del colpo conficcato nel poggiatesta del sedile passeggero rimasto vuoto solo per una coincidenza». Nella sua lunga, sofferta riflessione, l’uomo lancia un appello alle istituzioni e alla città: «Muoviamoci, facciamoci sentire dal prefetto, dalle autorità. Se serve, organizziamo fiaccolate. Il silenzio oggi è il pericolo più grande». Parole che non cercano clamore, ma protezione. Per tutti i figli. Poi continua a descrivere i fatti. Il figlio alla guida della fiat Panda presa a noleggio qualche giorno prima, al ritorno da una serata al cinema con amici, lascia il primo passeggero a casa e mentre sta per riaccompagnare le due ragazze, viene affiancato da un’auto. I sicari aprono il fuoco verso di loro. Sparano ad altezza d’uomo con l’intento di uccidere. Poi scappano, forse convinti di aver centrato il bersaglio. «Sfortunatamente un proiettile raggiunge la ragazza seduta nel sedile posteriore, dietro mio figlio, conficcandosi nella mandibola. In preda al panico i tre riescono a scappare cercando riparo. Non immaginate quando con i carabinieri abbiamo visto la macchina crivellata da tutte le parti. Ho contato ben 12 colpi. Uno addirittura conficcato proprio al centro del poggiatesta del sedile del passeggero. Tutti fortunati e miracolati».