l'inchiesta
Appalti e mazzette, la Cassazione conferma: "Mancava la flagranza di reato". Respinto il ricorso
Complessivamente gli indagati sono in tutto 14, accusati a vario titolo di corruzione, ricettazione e turbata d'asta
«È inammissibile». La Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura di Agrigento, avverso l'ordinanza emessa il 18 maggio dell'anno scorso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento che non ha convalidato i fermi di 4 indagati eseguiti dalla Squadra Mobile, nell’ambito dell’inchiesta sul giro di appalti che sarebbero stati "pilotati" e "truccati" dietro il pagamento di “mazzette”.
Si tratta degli imprenditori Luigi Sutera Sardo, 58 anni, e Diego Dino Caramazza, 44 anni, entrambi di Favara (finiti agli arresti domiciliari poi rimessi in libertà), Federica Caramazza, 36 anni, anche lei favarese, che era stata colpita dall’obbligo di dimora nel comune di residenza insieme alla madre Carmela Moscato, di 65 anni.
Un quinto indagato era stato fermato a Gela: l’architetto Sebastiano Alesci, 65 anni, ex capo dell'ufficio tecnico di Licata, dopo 24 ore rimesso in libertà per decisione del procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, che ha ritenuto di non chiedere la convalida dell'arresto, «per mancanza di elementi della necessaria flagranza di reato».
Una tesi questa che ha trovato riscontro e conferma nel verdetto dei giudici ermellini che hanno di fatto respinto il ricorso del pubblico ministero della Procura agrigentina.
«Il Gip non ha convalidato l'arresto (dei due Caramazza, Sutera Sardo e Moscato), pur ravvisando l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati di corruzione propria e di turbativa d'asta e pur riconoscendo la sussistenza della corruzione per l'esercizio della funzione – scrive la Cassazione».
Escluso che, anche soltanto in linea teorica, potesse configurarsi la flagranza del reato di turbativa d'asta il giudice ha negato altresì la flagranza della corruzione spiegando che gli indagati furono tratti in arresto alla luce delle pregresse attività di indagine e di quanto accertato il 12 aprile 2015 (cioè, due mesi prima dell'arresto), quando avvenne la consegna all'intermediario della “mazzetta”.
Complessivamente gli indagati sono in tutto 14, accusati a vario titolo, di corruzione, ricettazione, turbata libertà degli incanti nell'ambito di un asserito contesto associativo e turbativa d’asta. Tra questi figura l’ex assessore regionale Roberto Di Mauro.