3 febbraio 2026 - Aggiornato alle 02:00
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Le case servono adesso: De Luca propone 50 milioni per acquistare gli immobili sfitti a Niscemi

Emergenza abitativa a Niscemi: De Luca propone 50 milioni per l'acquisto immediato di case sfitte, per alloggiare le famiglie sfollate e sostenere l'economia locale

01 Febbraio 2026, 14:22

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Le case servono adesso: De Luca propone 50 milioni per acquistare gli immobili sfitti a Niscemi

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«Non possiamo chiedere alle famiglie di aspettare anni tra progetti, appalti e cantieri. Le case servono adesso». Lo ha detto il deputato regionale e leader di Sud chiama Nord (ScN), Cateno De Luca, che ha lanciato «una proposta concreta e immediata per affrontare l’emergenza abitativa che sta colpendo la comunità di Niscemi: destinare subito 50 milioni di euro all’acquisto di abitazioni già esistenti e attualmente sfitte nel centro abitato, da assegnare alle famiglie che hanno dovuto abbandonare le proprie case».

«Prima di immaginare nuove costruzioni, con tempi lunghi tra individuazione delle aree, progettazione, gare d’appalto e collaudi - ha aggiunto Cateno De Luca - dobbiamo utilizzare ciò che già esiste. A Niscemi ci sono centinaia di abitazioni vuote che possono essere acquistate immediatamente e messe a disposizione delle famiglie colpite».

«Un’operazione che avrebbe un doppio effetto positivo - ha spiegato il leader di ScN - garantire una risposta immediata e dignitosa agli sfollati e sostenere l’economia locale, distribuendo le risorse tra numerosi proprietari anziché concentrarle su pochi grandi appalti». «Se ci sono 400 o 500 abitazioni sfitte - ha osservato Cateno Da Luca - è più giusto aiutare 300 o 400 famiglie proprietarie, invece di finanziare una sola impresa con un unico maxi appalto. Così i soldi restano sul territorio e producono beneficio diffuso».

Secondo De Luca, questa misura «doveva essere inserita in un’apposita ordinanza straordinaria dedicata esclusivamente a Niscemi, distinta dagli altri provvedimenti emergenziali, con una struttura commissariale specifica e poteri adeguati alla gravità della situazione».

«Le famiglie hanno già perso la casa - ha detto il leader di ScN - non si può continuare a dire "è presto". Le case servono ora. Questa è la prima risposta concreta che uno Stato serio deve dare ai cittadini colpiti».

La proposta, spiegano da Sud chiama Nord, si «inserisce in un piano complessivo di interventi stimato in circa 690 milioni di euro per la messa in sicurezza del territorio, i ristori economici e il ripristino delle infrastrutture, ma individua nell’acquisto immediato delle abitazioni la priorità assoluta per l’emergenza sociale».

Quanto accaduto a Niscemi «non è un fatto isolato ma il simbolo di una gestione complessiva del territorio siciliano basata sull'emergenza permanente anziché sulla prevenzione» e «non servono capri espiatori, ma una svolta politica e istituzionale» per «dire con chiarezza chi doveva fare cosa e non lo ha fatto, e soprattutto cambiare modello di governo del territorio», ha detto ancora il sindaco e deputato regionale che ha ricostruito «la sequenza degli atti normativi e amministrativi che avrebbero dovuto mettere in sicurezza il territorio».

«Dal 1997 questo territorio - ha aggiunto - ha mostrato una fragilità evidente. Le istituzioni pubbliche avevano il dovere di studiare, capire e monitorare ciò che stava accadendo. Invece si è proceduto con stralci, carte e rinvii. De Luca ha ricordato che «con la legge Sarno del 1989 e quelle successive le Regioni avrebbero dovuto dotarsi del Piano di assetto idrogeologico (Pai), classificando i rischi in base alla pericolosità per la pubblica e privata incolumità».

«Le altre Regioni - ha osservato - hanno fatto il Pai e istituito le Autorità di Bacino. La Sicilia no. Per avere un minimo di pianificazione qui si è arrivati solo nel 2000 con uno stralcio che non era un vero Pai, e soltanto nel 2006 si è avuto un piano completo, quando ormai i segnali di pericolo erano evidenti».

Per l’Autorità di Bacino, ricorda il leader di ScN, «si è dovuto attendere il 2018 con una legge nazionale che ne prevedeva l’istituzione nel 2010», anno in cui è «introdotta una nuova struttura commissariale nazionale con poteri straordinari e risorse dedicate, mentre dal 2014, con lo Sblocca Italia, il commissario permanente per il dissesto idrogeologico diventa il presidente della Regione Siciliana. «Dal 2014 il commissario ha un nome e cognome istituzionale: il Presidente della Regione. È la legge che lo stabilisce. Non esistono alibi e non si possono scaricare responsabilità sui sindaci

«Poteva governare la destra o la sinistra - ha sostenuto De Luca - ma il sistema è rimasto sempre lo stesso. Sono cambiati i presidenti, ma certe strutture e certi meccanismi sono rimasti lì. Ed è questo il vero nodo politico