la curiosità
"Vi svelo tutti i segreti del Fercolo di Sant'Agata"
Il capovara Claudio Consoli racconta come funziona la macchina su cui viaggiano le sacre reliquie della Patrona di Catania
Valentina Chisari
È il senso della Festa, la ragione per cui tutta la città nei giorni del 4 e 5 febbraio si riversa nelle strade a celebrare la Santuzza. Il Fercolo con le sacre reliquie di Sant’Agata è l’emblema della devozione a Catania e, grazie alle maestranze, evoca perfezione in bellezza e movimenti. Sì perchè, è vero che i devoti conoscono i percorsi della Vara nel centro storico, ma quasi nessuno sa quali siano le tecniche per manovrarla, in sinergia con i cordoni. Col risultato che, per i catanesi, sembra quasi una magia.
Ma cosa c’è dietro a questa opera di spostamento, famosa nel mondo? Lo spiega il capovara Claudio Consoli: «Io dirigo il Fercolo senza mai scendere, a bordo siamo in 6 e gli altri si alternano - chiarisce - il 4 febbraio dietro a me c’è un responsabile e un altro dietro al sacerdote, mentre il 5 ce ne sono due per ciascuno».
Una figura, quella del capovara, che da sempre rappresenta il punto di riferimento delle festività agatine: «Provengo da una famiglia religiosa, da bambino indosso il sacco votivo e sono stato iscritto al Circolo Cittadino Sant’Agata - afferma Consoli - A 12 anni ho cominciato a collaborare con il maestro del Fercolo dell’epoca, Giuseppe Tedaldi: è stata la mia gavetta».
Il 27 dicembre 2014 e all’età di 35 anni (il più giovane, nella storia della città), gli viene conferita la carica che si rinnova tacitamente ogni anno. «È un compito importante che riguarda tutte le processioni cittadine, non solo quella della Patrona, e che va tramandato alle nuove generazioni», aggiunge l’esperto che, nel suo ruolo relativo alle celebrazioni patronali, è coadiuvato da una squadra di 36 persone.
«Ci avvaliamo di 12 responsabili suddivisi tra i reparti cera, Fercolo, maniglie, scrigno, baiardo anteriore, posteriore e Casa Vara - aggiunge il capomastro - a partire da gennaio ci occupiamo della manutenzione, lucidatura, pulizia ottone, argento, revisione cordoni, pittura dei candelieri e dei tubolari inseriti nella struttura».
A lavori ultimati, iniziano poi i festeggiamenti dove niente è lasciato all’improvvisazione. Ma, per svelare il mistero delle manovre “impossibili” di una struttura che pesa 18 tonnellate, lunga 11 metri e alta 6 bisogna guardare anche in basso, come spiega Consoli: «Sotto al tempietto del Fercolo stanno 8 conduttori che lavorano a turni mentre una persona è fissa ai freni, per le rotazioni a 90 gradi 4 conduttori azionano la ralla, una sorta di crick enorme che lo fa sollevare».
Un’azione che necessita di precisione, considerata l’assenza di un motore, lo scorrimento su 8 rulli gommati e il traino dei fedeli.
«Il baiardo anteriore funge da sterzo e quello posteriore da timone, se il capomastro dà l’ordine davanti di andare a destra, chi sta dietro dice di andare a sinistra, comunichiamo a voce sulla Vara mentre la ricetrasmittente viene usata per intercettare i referenti delle maniglie, i camion della cera e i collaboratori del cordone».
E, un capitolo a parte, meritano appunto i cordoni, di lunghezza differente - il sinistro di 108 metri e il destro di 105 - per evitare che si ostacolino nelle traversine. «Ci sono 4 maniglie per ogni cordone, che hanno il compito di tenerli in tirante e di dare una direzione - chiarisce - i devoti si posizionano a partire dal “peri ’i pollu”, ovvero il nodo di aggancio, durante la processione alcuni collaboratori controllano che ci sia un tiraggio efficiente».
E, al contrario della credenza comune, il tragitto più complesso non è la via Sangiuliano, dalla carreggiata diritta, ma la salita dei Cappuccini (suddivisa in 3 rampe, con una curva), oltre ad altre fasi difficoltose della processione.
«L’apertura del Sacello la mattina del 4 non è semplice, in quanto vi è una porta a combinazione di chiavi; inoltre impegnativa è la ricezione delle reliquie sopra il Fercolo: ogni cosa deve essere perfetta perché Sant’Agata è amata dai cittadini, ci ha sempre aiutato e durante la Festa deve avere una sua dignità di cammino».
Non per nulla, come si sa, «tutti devoti tutti».