La sentenza
Catania, dopo la calunnia la falsa testimonianza: condanna per l'ex pentito
Il processo è scaturito da alcune dichiarazioni - ritenute non veritiere - rese dall’ex collaboratore Giacomo Cosenza in un dibattimento collegato a una vicenda giudiziaria davvero complessa.
Tribunale di Catania
L’accusa, stavolta, è falsa testimonianza. Giacomo Cosenza è stato condannato a due anni, due mesi e venti giorni di reclusione dal Tribunale etneo. Il processo è scaturito da alcune dichiarazioni - ritenute non veritiere - rese dall’ex collaboratore di giustizia in un dibattimento collegato a una vicenda giudiziaria davvero complessa. Vicenda che non è ancora chiusa. Infatti il 12 febbraio si svolgerà l’udienza del processo d’appello nato dall’impugnazione della difesa di Cosenza della sentenza di condanna per calunnia.
Cosenza, che non è più nel programma di protezione, accusò falsamente un poliziotto – uno dei più stimati della squadra mobile di Catania (come riconobbe la stessa difesa nell'arringa) – di essere colluso con un boss. Un boss che lo stesso ispettore aveva catturato da latitante. Le indagini avviate da quelle rivelazioni, che furono acquisite in maniera “poco ortodossa” (come hanno ammesso gli stessi investigatori della Dia sentiti nel dibattimento), smontarono ogni tesi d'accusa. La procura, quindi, chiese l’archiviazione per l’inchiesta aperta nei confronti del poliziotto e chiesero il rinvio a giudizio di Cosenza, che in passato militò nel clan Sciuto-Tigna.
Cosenza, dopo un lungo dibattimento in cui si costituì parte civile l’investigatore accusato falsamente e pure il Ministero dell’Interno, fu condannato dal Tribunale a cinque anni di reclusione per calunnia. La sentenza risale al 2022. Quattro anni dopo si aprirà il processo d’appello: nel frattempo è arrivata la condanna per falsa testimonianza.