Il caso
Niscemi, è polemica sulla carta geologica della Sicilia: «Nel 2026 ancora incompleta»
Le parole del professor Agnesi e l'attacco del senatore Lorefice (M5S)
A Niscemi proseguono i cedimenti degli edifici in bilico, lungo il fronte della frana. Parti di immobili, ormai compromessi, si sono staccate finendo nel vuoto. Crolli favoriti anche dalle abbondanti piogge di questi giorni. In bilico anche l’edificio che ospita la biblioteca "Angelo Marsiano", con almeno quattromila testi di storia siciliana.
E in tutto questo destano scalpore le parole del geologo Valerio Agnesi, professore emerito di Geomorfologia all’Università di Palermo. Come riportato da Ansa, l’ultima carta geologica completa della Sicilia risale a fine '800 e in quella che si sta realizzando manca circa la metà del territorio, compresa la zona di Niscemi. Eppure avere a disposizione la carta geologica aggiornata è importante per avere indicazioni utili a capire dove è opportuno costruire e dove no. Forse qualche campanello d’allarme avrebbe potuto esserci, specifica Agnesi. La carta geologica realizzata nei 20 anni successivi all’Unità d’Italia sarebbe l’unica completa per la Sicilia.
Parole che hanno scatenato la reazione del senatore Pietro Lorefice (Movimento cinque Stelle), segretario di presidenza del Senato. «Scoprire che nel 2026 l'aggiornamento della carta geologica della Sicilia è ancora incompleto e che proprio l’area di Niscemi non è tra quelle in aggiornamento è un fatto gravissimo. La conoscenza del territorio è la base della prevenzione: senza cartografia aggiornata si pianifica al buio. I segnali di pericolosità c'erano, non è fatalità ma un deficit di programmazione. È inquietante sentire Meloni parlare di necessità di ricognizioni scientifiche e puntuali sulle risorse mentre intere aree, proprio quelle che hanno bisogno di investimenti, sono fuori dalle mappe ufficiali. Il Governo finanzi subito il completamento della carta geologica e non illuda cittadini che hanno perso tutto».
Il rischio frane a Niscemi è noto almeno dal 1790, quando un naturalista siciliano aveva descritto il fenomeno. Quella descrizione era stata fatta «agli albori della geologia e delle scienze naturali», osserva Agnesi, e solo adesso è possibile ricostruire nel dettaglio un meccanismo generato dalla presenza di uno «strato di sabbia che poggia su argille, porose e impermeabili, che tendono ad assorbire l’acqua al loro interno e poi, gonfiandosi, perdono la compatezza». La frana del 1997 era stata molto più piccola e in seguito venne disposto in tutta Italia il Piano di assetto idrogeologico (Pai), che divide il territorio in zone a seconda della pericolosità (ossia la probabilità che possa avvenire un evento) e del rischio (la possibilità che un fenomeno causi danni), e fornisce la relativa cartografia. «A Niscemi, per esempio, era stata individuata l’area di pericolosità del vecchio costone, che ora non esiste più, così come era segnata in rosso la strada provinciale che scende verso la piana di Gela e che ora è inagibile», dice ancora Agnesi. Vale a dire che gli elementi per valutare pericolosità e rischio nella zona c'erano, anche se non era possibile prevedere un evento di queste dimensioni. Non si può dire che sia stata una catastrofe inaspettata.