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lo scandalo

“Nuove prove” sul tavolo del Riesame: cosa c’è davvero di "inedito" nell’inchiesta su Totò Cuffaro

Intercettazioni, favori presunti: il caso che scuote la sanità siciliana torna al vaglio dei giudici con un dossier più ampio. Ecco i fatti e i passaggi chiave ancora da decifrare

02 Febbraio 2026, 09:07

16:31

“Nuove prove” sul tavolo del Riesame: cosa c’è davvero nell’inchiesta su Totò Cuffaro

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Una parola registrata in un salotto — “soldi” — pesa quanto un faldone d’atti. E' solo uno dei tasselli che il Tribunale del Riesame riascolterà mentre la Procura di Palermo rilancia la sua tesi: il presunto “sistema” di Totò Cuffaro non si sarebbe fermato a un concorso “pilotato”, ma avrebbe abbracciato appalti, nomine e “utilità” distribuite in più direzioni. Ci sarebbero intercettazioni, spostamenti di personale, revoche e ricorsi. C’è, soprattutto, la richiesta dei pubblici ministeri di rimettere in fila “vecchie e nuove prove”. È questo il passaggio più interessante dell’inchiesta che, a dicembre 2025, ha portato ai domiciliari l’ex governatore.

I pm palermitani hanno impugnato le parti dell’ordinanza del gip ritenute troppo “morbide” rispetto all’impianto accusatorio: non solo il capitolo sul concorso agli Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo, ma anche l’appalto dell’Asp di Siracusa per il servizio di “portierato e ausiliarato”, vinto da Dussmann, e la vicenda di presunte mazzette collegate al Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale. L’udienza fissata per oggi, 2 febbraio 2026, deve sciogliere un nodo: estendere o meno le misure cautelari anche ai filoni su cui il gip aveva respinto la richiesta di arresto, riqualificando peraltro uno dei reati contestati in “traffico di influenze illecite”.

Il contesto è noto: il 3 dicembre 2025 il gip Carmen Salustro ha disposto i domiciliari per Cuffaro, contestandogli, in concorso con altri, associazione per delinquere, turbativa d’asta e corruzione. In quella sede, invece, non è stata accolta la misura per il deputato Saverio Romano; per alcuni coindagati sono scattate misure interdittive o obblighi di presentazione. A fine dicembre 2025, il Riesame ha confermato i domiciliari a carico dell’ex governatore.

Le “nuove prove” secondo l’accusa: trasferimenti, nomine e un audio

Nel ricorso, la Procura evidenzia il presunto ruolo di Cuffaro nel favorire il trasferimento della moglie del direttore generale dell’Asp di Siracusa, Alessandro Caltagirone, dalla società Ast alla partecipata Sas. In un colloquio intercettato, Cuffaro ricorderebbe a Mario Parlavecchio (all’epoca dg dell’Ast) l’istanza di mobilità della coniuge. Un tassello che, agli occhi dei pm, configurerebbe una “utilità” in favore del manager siracusano; la conversazione del 3 gennaio 2024 nell’abitazione dell’ex governatore, con Caltagirone e l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata: qui Cuffaro discuterebbe di come far inserire il nome del manager in una “terna” di candidati, evocando contatti con il presidente della Regione Renato Schifani e il ministro della Salute Orazio Schillaci. Un passaggio che la Procura rilegge come ulteriore indizio di una regia sulle nomine sanitarie. (Amata non è indagata in questo filone); l’“intercettazione sui soldi”: per i pm, la parola “soldi” sarebbe stata pronunciata da Cuffaro durante un dialogo con il deputato regionale Carmelo Pace, a proposito di una somma che l’imprenditore Alessandro Vetro avrebbe consegnato all’ex governatore, da far arrivare al pubblico ufficiale Giovanni Tomasino. La difesa contesta in radice l’interpretazione: secondo gli avvocati di Cuffaro, quella parola non si sente e, senza “tangente” a un pubblico agente, cade il pilastro della corruzione. Sarà un ascolto tecnico — e una valutazione giuridica — a dire l’ultima parola.

Villa Sofia-Cervello: la questione del concorso 

Il cuore cautelare dell’indagine resta il concorso per la stabilizzazione di 15 operatori socio-sanitari a Villa Sofia-Cervello. Qui, dice l’accusa, Cuffaro avrebbe tessuto una rete di pressioni insieme all’ex dg dell’azienda, Roberto Colletti, e al responsabile del Trauma Center Antonio Iacono, presidente della commissione esaminatrice. È su questo capitolo che, il 3 dicembre 2025, sono scattati i domiciliari. La difesa nega qualsiasi “pilotaggio” e ribadisce l’estraneità di Cuffaro a condotte penalmente rilevanti.

In parallelo, l’inchiesta ha sfiorato — e poi lasciato cadere per ragioni normative — l’attuale assessora regionale alla Sanità, Daniela Faraoni: era stata iscritta per “abuso d’ufficio”, reato però abrogato nel 2024, con conseguente archiviazione della posizione. 

Siracusa, Dussmann e il “traffico di influenze”

Altro passaggio delicato è la gara dell’Asp di Siracusa per “portierato e ausiliarato”, vinta da Dussmann. Il gip non ha ravvisato elementi sufficienti per disporre arresti, riqualificando la contestazione da corruzione a traffico di influenze illecite e rigettando, in questa parte, la richiesta per Cuffaro, Caltagirone e altri indagati. Proprio qui la Procura insiste: a suo avviso, la combinazione tra presunti favoritismi, segnalazioni di personale e interlocuzioni sulle nomine proverebbe un patto corruttivo più ampio. Tocca al Riesame stabilire se il quadro probatorio regge l’asticella cautelare.

Una crisi che rimescola la maggioranza

Sul versante politico, l’onda d’urto è stata immediata. Dopo la richiesta di arresto formulata a inizio novembre 2025, Cuffaro si è dimesso da segretario della Democrazia cristiana. Il presidente della Regione Renato Schifani ha poi revocato gli assessori in quota Dc, parlando della necessità di “trasparenza” e di un’incompatibilità “politica” con un partito i cui vertici erano travolti dall’indagine. La crisi ha costretto il centrodestra siciliano a una complicata operazione di ribilanciamento, con l’area scudocrociata passata all’“appoggio esterno” e un successivo percorso di commissariamento e riorganizzazione interna.

Il 26 gennaio 2026, la Dc ha nominato un “triumvirato” per guidare il partito in Sicilia: Totò Cascio, Carmelo Sgroi e Fabio Meli, con il compito di traghettare i centristi nella fase del “rinnovamento” chiesto dal governatore come condizione per un eventuale rientro in giunta. Sul piano aritmetico e programmatico, il segnale è chiaro: i centristi provano a restare compatti all’Ars, pur dentro un quadro in cui l’equilibrio politico è, per definizione, provvisorio.

I soldi in casa e la decisione sui sequestri

Tra i capitoli collaterali, va ricordata la decisione del Riesame che, il 29 novembre 2025, ha annullato il sequestro probatorio di una parte dei contanti — circa 80 mila euro complessivi tra Palermo e San Michele di Ganzaria — trovati durante le perquisizioni a casa Cuffaro. I giudici hanno accolto le argomentazioni della difesa sulla legittima disponibilità delle somme, disponendone la restituzione. È un precedente favorevole all’indagato, anche se circoscritto a quel singolo profilo.