il caso
Niente spazzaneve sull'Etna tra disagi e disservizi: la questione ora diventa anche politica
Automobilisti intrappolati, interrogazione di Barbagallo (PD): cosa è successo sul vulcano e chi dovrebbe rispondere: la ricostruzione dei fatti e le responsabilità in campo
La neve è arrivata come un sipario calato di colpo. In alto, tra i Crateri Silvestri e il Rifugio Sapienza, i fari delle auto hanno disegnato per ore coni di luce fermi nel bianco, mentre i finestrini si appannavano e i telefoni cercavano segnale. In basso, nelle valli, rimbalzava una domanda tanto semplice quanto imbarazzante: dove sono finiti gli spazzaneve? La voce più dura è stata quella di Anthony Barbagallo, segretario regionale del Partito Democratico e deputato nazionale, che ha parlato di «interruzione di pubblico servizio» e ha depositato un’interrogazione urgente al Governo nazionale. Sullo sfondo, una montagna amatissima e fragile, il vulcano che detta i tempi e ricorda quanto sia sottile il confine tra turismo e sicurezza pubblica.
"Questa è interruzione di pubblico servizio". È l'accusa contenuta in un duro intervento sulla gestione dell'emergenza neve sull'Etna, dove – si sottolinea – spazzaneve e mezzi spargisale dovrebbero essere operativi 24 ore su 24 e intervenire anche di notte, soprattutto durante e dopo precipitazioni intense, per garantire l'accesso in quota e, prima ancora, la sicurezza di automobilisti, appassionati e famiglie.
Secondo la denuncia, però, "per l'ennesima volta", a seguito di una nevicata, centinaia di automobilisti sono rimasti bloccati per ore lungo le strade, spesso con bambini piccoli, senza "nessuna traccia" dei mezzi di sgombero.
E oggi, nonostante una giornata limpida, con l'Etna imbiancato e le piste pronte, "fino alle 12 è impossibile salire a Etna Nord" per effetto di "un'ordinanza sindacale".
"Si aspettava la neve da mesi e c'è stato tutto il tempo per organizzarsi e predisporre i servizi di sicurezza e prevenzione", prosegue la nota.
"Eppure da lunedì nevica copiosamente e, nonostante gli sforzi degli operatori, qualcosa non va se, di fronte a un fenomeno atteso ma normale in quota, tutte le strade di accesso diventano inagibili".
La conclusione è un atto d'accusa: "È l'ennesima brutta figura internazionale determinata dall'approssimazione e dalla mancata programmazione che sta in capo alla città metropolitana".
Cosa è accaduto: cronaca di una nevicata che ha scoperto un sistema impreparato
Tra il 19 e il 21 gennaio 2026, l’Etna è stata investita dalla perturbazione ribattezzata “Harry”. La coltre è cresciuta rapidamente: a Piano Provenzana in poche ore si sono misurati circa 70 centimetri e sui rettilinei esposti ai venti si sono formate cornici e cumuli che hanno reso impossibile il transito. La SP 92, che da Nicolosi sale al Rifugio Sapienza, e i collegamenti verso Etna Nord sono diventati in fretta trappole di ghiaccio. La Città Metropolitana di Catania ha disposto la chiusura di tratti strategici (fra cui la stessa SP 92 e parte della Mareneve) per «condizioni di pericolo per la circolazione», mentre nel fine settimana successivo sono scattati posti di blocco per evitare colonne e incidenti in quota. In parallelo, l’ANAS ha inviato turbine e squadre a supporto degli enti locali, con video e aggiornamenti che mostrano mezzi in azione soprattutto sul versante nord.
Nel frattempo, però, decine e poi centinaia di automobilisti – molti dei quali con bambini a bordo – sono rimasti bloccati per ore. I soccorsi hanno lavorato in notturna: sono note, tra le altre, le operazioni del Soccorso Alpino e Speleologico e del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, che hanno raggiunto famiglie intrappolate vicino ai Crateri Silvestri lungo la SP 92, trasferendole fino a zone sicure e all’ambulanza del 118. In un episodio particolarmente delicato, una famiglia con una bimba di pochi mesi è stata intercettata in principio di ipotermia e condotta in salvo. In un altro intervento, i tecnici hanno rinvenuto un’auto semisepolta dalla neve e abbandonata in carreggiata, segno di quanto rapidamente le condizioni siano peggiorate.
La denuncia politica: “spazzaneve scomparsi” e l’ipotesi di interruzione di pubblico servizio
La denuncia pubblica di Anthony Barbagallo ha acceso i riflettori non tanto sull’eccezionalità della nevicata, quanto sulla gestione. «Dopo cinque giorni, l’accesso ai parcheggi in quota resta chiuso e la viabilità di collegamento è ancora compromessa: è una figuraccia internazionale», ha attaccato il segretario del PD Sicilia, puntando il dito contro l’immobilismo della Città Metropolitana di Catania guidata dal sindaco metropolitano Enrico Trantino. Ma il passaggio più pesante è l’interrogazione urgente presentata al Governo «per verificare eventuali omissioni e specifiche responsabilità riconducibili a una interruzione di pubblico servizio».
Tra competenze e scaricabarile: chi fa cosa sull’Etna quando nevica
La Città Metropolitana di Catania gestisce la grande parte delle strade provinciali etnee (come la SP 92 e ampi tratti della Mareneve) e può disporne la chiusura in caso di pericolo, organizzando – direttamente o tramite ditte – la sgombero neve e lo spargimento di sale. L’ANAS gestisce la rete statale e, su richiesta, può supportare gli enti locali con mezzi specializzati, come le turbine Fresia, e personale. Il Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), la Guardia di Finanza – SAGF e il 118 intervengono sulle emergenze per la salvaguardia delle persone, spesso in condizioni estreme e con accessi limitati.
Nelle ore successive alla nevicata, questa macchina si è mossa a velocità diverse a seconda dei versanti. Le turbine ANAS sono state riprese in azione soprattutto su Linguaglossa e Etna Nord; su Etna Sud, dove si è registrato il picco di auto in trappola, la percezione di ritardi e assenze è diventata benzina politica. Va detto che negli stessi giorni la Città Metropolitana ha firmato ordinanze di chiusura su più assi, segnalando un quadro di rischio non banale: se la strada è ufficialmente interdetta, l’accesso non è consentito e le priorità operative cambiano. Ma l’obiezione di chi critica – Barbagallo in testa – è un’altra: perché non pianificare prima, con mezzi in servizio h24 nei punti critici e parcheggi liberati per tempo, così da evitare il caos?
Lo scontro politico: responsabilità immediate e nodi strutturali
La polemica non nasce nel vuoto. Da mesi Barbagallo denuncia il declino della governance del vulcano: dal Parco dell’Etna senza guida stabile alle carenze di personale e investimenti, fino alla proposta – depositata già in passato – di trasformare il Parco regionale in Parco nazionale, con risorse e standard organizzativi più solidi. In queste settimane, l’accusa si è concentrata sulla gestione della Città Metropolitana di Catania, indicata come incapace di programmare lo sgombero di parcheggi e arterie cruciali, in modo da non perdere neanche un giorno utile della stagione invernale. Una stagione che, dopo la “parte buona” della perturbazione – tutta neve fresca e temperature ideali – avrebbe potuto partire subito, se solo la viabilità fosse stata resa agibile con rapidità.
Dall’altro lato, enti e strutture operative ricordano gli avvisi meteo, i rischi in quota, la necessità di evitare “pellegrinaggi” irresponsabili durante l’allerta e rivendicano il lavoro svolto: turbine in azione, squadre sul campo, chiusure preventive. Argomenti legittimi, ma che non sciolgono il nodo principale: perché, nonostante ordinanze e posizionamento di mezzi, si sono comunque create colonne chilometriche e stasi durate ore con famiglie bloccate al gelo? La risposta – verosimilmente – non sta in un singolo errore, ma in una somma di fattori: meteo severo, comunicazione disomogenea, controllo degli accessi insufficiente, cantierizzazione dei mezzi non ottimale e, in alcuni snodi, assenza di spazzaneve proprio quando sarebbero serviti.