Comunità sotto choc
Violenza “per caso”: dopo la sparatoria le famiglie chiedono sicurezza
Il ferimento di una ragazza ha diffuso ansia tra le famiglie e i giovani di Lentini e Carlentini. I cittadini chiedono presidi più visibili delle forze dell’ordine e controlli più rigorosi, soprattutto nelle ore serali
È un clima di paura quello che regna nel territorio di Lentini e Carlentini dopo la sparatoria avvenuta la settimana scorsa. Nelle due comunità vicine, dove 12 colpi di pistola, indirizzati ad altre persone, hanno colpito una Panda presa a noleggio, le famiglie adesso vivono con il fiato sospeso. Ancor di più perché gli occupanti della macchina non erano vittime designate, non erano l’obiettivo dei sicari. Da quel momento, nelle case si è diffusa una paura difficile da contenere.
«Non sai più cosa può succedere – racconta una madre, con la voce spezzata dall’ansia – Prima era normale tornare tardi. Adesso ogni rumore sembra un pericolo».
Gli stessi ragazzi che fino a poco tempo fa si spostavano liberamente tra bar e locali, ora ricevono messaggi continui: «Torna presto», «Fai attenzione», «Non andare da solo».
La sparatoria, infatti, non ha solo ferito la ragazza, per fortuna ormai fuori pericolo dopo l’intervento al volto cui è stata sottoposta: ha colpito l’intera comunità, mettendo in discussione il senso di sicurezza quotidiano. Il fatto che i 12 proiettili fossero destinati ad altri rende tutto ancora più inquietante. Se l’obiettivo era un bersaglio specifico, la realtà è che la violenza può colpire chiunque si trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Una Panda noleggiata, quattro amici che rientrano dal cinema, una vita normale: ingredienti di una serata qualunque che si sono trasformati in un dramma.
Le famiglie chiedono ora risposte chiare dalle istituzioni. Non basta più la vicinanza emotiva: serve un piano concreto per riportare la serenità. Maggiore presenza delle forze dell’ordine, controlli più stringenti e un impegno reale per prevenire episodi simili sono le richieste che si sentono ripetere in strada.
«Non vogliamo vivere con la paura – dicono alcuni genitori di ragazzi ancora studenti – Vogliamo che i nostri figli possano tornare a casa senza dover guardare sempre dietro le spalle. Carlentini Nord non è abituata a questo tipo di violenza».
È una comunità fatta di famiglie, ragazzi anche studenti e persone che lavorano ogni giorno, alla quale la sparatoria ha lasciato un segno profondo: la consapevolezza che il pericolo può arrivare all’improvviso, senza preavviso e senza motivo.
E mentre la giovane ferita lotta per riprendersi, i genitori si interrogano su come proteggere i propri ragazzi, soprattutto quando escono di notte. Per molti, la normalità è diventata un lusso e la paura un compagno costante.
Per questo i cittadini di entrambi i paesi vicini chiedono un cambio di passo concreto. Non bastano parole di cordoglio: servono misure reali, con un potenziamento delle forze dell’ordine e controlli più intensi anche nelle ore notturne, quando la paura cresce e la città sembra più vulnerabile.
Più presidi, più pattugliamenti, più visibilità sul territorio, con un coordinamento tra le forze dell’ordine: è l’unica strada per restituire ai cittadini la tranquillità di uscire e tornare a casa senza il timore di essere colpiti «per caso».
Senza un impegno concreto, il senso di insicurezza rischia di radicarsi, compromettendo la vita sociale e la serenità delle famiglie, che vogliono poter lasciare i figli uscire senza vivere il terrore di non vederli tornare. Rafforzare la sicurezza, per loro, non è più un optional: è una necessità urgente.