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Rinviata l’udienza sul “danno d’immagine” per la morte di Raciti: il nuovo capitolo del caso Speziale
Uno stop per incompatibilità dei giudici rimette il fascicolo alla Corte d’appello di Catania in diversa composizione. Sul tavolo, dopo lo stop della Cassazione, serve la prova concreta
Incompatibilità del collegio dei giudici della Corte d'Appello di Catania. Per questo motivo il processo di secondo grado slitta. La causa civile dello Stato contro Antonino Speziale per "danno d'immagine" per l’omicidio preterintenzionale di Filippo Raciti non entra nel vivo. Infatti è slittata al 24 marzo 2026. Alcuni componenti del collegio sono già impegnati in fasi precedenti del procedimento. La notizia arriva nel giorno del 19esimo anniversario della morte dell'Ispettore Filippo Raciti: il poliziotto fu ammazzato durante la guerriglia urbana allo Stadio Angelo Massimino nel corso del derby Catania-Palermo. Speziale, che è stato condannato per omicidio preterintenzionale con pena già espiata, sta affrontando il procedimento civile a tutela dell’immagine della Pubblica amministrazione.
Il processo di rinvio
Questo processo bis è scaturito dall’ordinanza della Corte di Cassazione che ha annullato con rinvio la condanna di Speziale al risarcimento del danno in favore delle amministrazioni dello Stato. La Corte dovrà rideterminare, sulla base dei principi fissati dalla Suprema Corte, se e in che misura un danno all’immagine sia stato realmente subito dalla Pubblica Amministrazione. Il fascicolo, per il vizio di incompatibilità, è stato inviato al primo collegio della Corte d’appello di Catania.
Perché la Cassazione ha annullato la condanna civile
Il punto chiave introdotto dalla Cassazione è che il danno all’immagine della Pubblica amministrazione non si può presumere solo per il clamore di fatti violenti né per la mera diffusione di immagini legate a quei fatti. Serve una prova concreta di uno specifico «discredito» patito dalle istituzioni, inteso come reputazione effettivamente compromessa presso la collettività. Per questo, con decisione del 3 luglio 2025, la terza sezione civile ha cassato la sentenza dell’8 giugno 2023 della Corte d’appello di Catania, che aveva condannato Speziale a versare 100mila euro per danno d’immagine in favore del Ministero dell’Interno e della Presidenza del Consiglio dei ministri. Contestualmente, la Cassazione ha respinto l’opposto ricorso dell’Avvocatura dello Stato che chiedeva di ripristinare il più ampio risarcimento patrimoniale di primo grado, quantificato in circa 15 milioni di euro e già bocciato in appello. Quanto stabilito dalla Cassazione evidenziano i difensori di Speziale esclude “automatismi” e chiede una prova rigorosa.
Il derby, gli scontri, la morte di Filippo Raciti
La sera del 2 febbraio 2007, durante e dopo il derby Catania–Palermo allo stadio “Angelo Massimino”, gli scontri fra gruppi di ultras e forze dell’ordine degenerarono in una guerriglia urbana. L’ispettore di polizia Filippo Raciti morì a causa delle lesioni riportate negli scontri. La reazione fu immediata e senza precedenti: il campionato fu sospeso per circa una settimana, si aprì un dibattito nazionale sulla violenza negli stadi e sulla necessità di nuove misure di sicurezza.
Le condanne penali
Sul versante penale, la responsabilità per l’omicidio preterintenzionale è stata accertata in via definitiva. Nel novembre 2012, la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna di Antonino Speziale a 8 anni di reclusione e quella di Daniele Natale Micale a 11 anni. In seguito, per Speziale l’ufficio esecuzioni della Procura generale di Catania ha rideterminato la pena residua da espiare in 6 anni, scomputando i periodi di carcerazione preventiva già sofferti, con termine pena indicato nel 14 novembre 2018.
Tentativi successivi della difesa di riaprire il processo penale — in particolare con un’istanza di revisione che avanzava la tesi del cosiddetto “fuoco amico” — sono stati dichiarati inammissibili dalla Corte d’appello di Messina minorenni penale il 1 aprile 2025, con motivazione giudicata “manifestamente infondata”. La difesa ha annunciato ricorso in Cassazione, ma allo stato quel passaggio non ha modificato l’assetto delle condanne definitive. Speziale si è sempre dichiarato innocente. «Il mio assistito è stato condannato ingiustamente», ha commentato Lipera in una nota.