Il caso
Nuovo Centro per l'impiego a San Giovanni Galermo: atti forniti troppo tardi, Catania perde 3,3 milioni di euro del Pnrr
Dalla Regione Siciliana, destinataria dei fondi, il rifiuto di firmare la convenzione con il Comune: «Concreto pericolo di mancato rispetto del termine finale, ultimo e improrogabile al 30 giugno 2026»
L'immobile di via Galermo destinato a diventare il Centro per l'impiego
Se si volessero individuare i responsabili, l’elenco sarebbe lungo. Ma basta fermarsi a un dato: la città di Catania ha perso 3,3 milioni del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) per la ristrutturazione dell’ex sede del IV Municipio, in via Galermo 254. Neanche il tempo per l’amministrazione comunale di festeggiare l’approvazione in giunta del progetto di fattibilità tecnico-economica che subito è arrivata la doccia gelata della Regione Siciliana, destinataria del finanziamento poi girato al municipio: c’è il «concreto pericolo di mancato rispetto del termine finale, fissato quale ultimo e improrogabile al 30 giugno 2026». E tanti cari saluti.
La vicenda è emersa nel corso di una seduta del Consiglio comunale, quando Graziano Bonaccorsi (Movimento 5 stelle) ha annunciato la presentazione di un’interrogazione per comprendere i contorni della faccenda. «Vogliamo sapere chi ha causato questi ritardi, perché è stato presentato un piano contestato dalla Regione e quali azioni immediate intenda assumere l’amministrazione per evitare una débâcle definitiva», dichiara Bonaccorsi. Ma è seguendo la cronistoria che la matassa si sbroglia più facilmente. E si comprende anche la lunga strada per arrivare al punto in cui i soldi destinati a Catania si volatilizzano.
Nel 2019 il ministero del Lavoro, nel pieno della spinta del Reddito di cittadinanza, avvia il Piano nazionale per il potenziamento dei Centri per l’impiego. Le risorse economiche per dare una spinta al programma arrivano, l’anno successivo, da una delle misure del Pnrr nel pieno della pandemia da Covid-19.
A luglio 2021 la giunta regionale della Sicilia stabilisce «le tipologie dimensionali e i requisiti degli immobili destinati a ospitare le sedi dei Cpi» e dà mandato «al dipartimento regionale del Lavoro di dare attuazione a quanto previsto dal Piano di potenziamento, reperendo ove necessario le sedi adeguate». A questo punto, apparentemente, le cose si fermano per due anni. Il 10 novembre 2023 il dipartimento regionale del Lavoro invita i Comuni ad aderire al Piano di potenziamento «evidenziando l’importante opportunità di sviluppo dei servizi per il lavoro».
Dicono gli uffici regionali: è una grande possibilità per aiutare un’utenza svantaggiata, offrendole più sostegno e «adeguate risorse umane e strumentali». Ad aprile 2024 la Regione individua come idonei per il nuovo Centro per l’impiego l’edificio che era sede del IV Municipio e la ex scuola Brancati di via della Delia.
Ancora un anno dopo, a marzo 2025, via Galermo 254 viene dichiarato «unico immobile di proprietà comunale da destinare a Centro per l’impiego». L’incartamento passa alla direzione Patrimonio del municipio. Non c’è traccia, però, della Convenzione necessaria perché i fondi arrivino a destinazione.
I Centri per l’impiego dipendono dalla Regione, che li fa funzionare, ma le spese per gli immobili sono a carico dei Comuni. Quindi il «potenziamento infrastrutturale» deve passare da un accordo fra le due istituzioni.
Perché il municipio nomini un Rup (responsabile unico del procedimento), facendo approdare la questione Cpi alla direzione Lavori pubblici, bisogna aspettare giugno 2025. A luglio la Regione invia lo schema di convenzione e chiede conto dei tempi.
Il 30 dicembre 2025 la giunta comunale di Catania, presieduta dal sindaco Enrico Trantino, approva contestualmente sia il progetto di fattibilità tecnico-economica sia lo schema di convenzione. Nel lungo iter fin qui descritto, un dato era noto sin dall’inizio: i soldi venivano dal Pnrr e, secondo le regole del Piano nazionale di ripresa e resilienza, tutti gli interventi devono essere conclusi entro la fine di giugno 2026. Nonostante il progetto e la convenzione vengano approvati a solo sei mesi dalla scadenza, a inizio gennaio Palazzo degli Elefanti festeggia l’approvazione del progetto e la rivoluzione che sarà il nuovo Centro per l’impiego.
«Un investimento strategico che non solo potenzia i servizi per l'occupazione, ma contribuisce alla coesione sociale e allo sviluppo del territorio», aveva detto il sindaco Enrico Trantino il 7 gennaio.
Il 12 gennaio, la Regione scrive. E sottolinea che esiste un cronoprogramma, acquisito agli atti, nel quale viene fissata come data di inizio lavori l’1 settembre 2025, con soli dieci mesi di cantiere, che già erano tempi stretti pur rispettandoli. Ma a gennaio 2026 c’è ancora da fare perfino la gara d’appalto, altro che inizio lavori.
La nota firmata dal dirigente del dipartimento Lavoro non lascia molto spazio alle interpretazioni: «A causa del ritardo accumulato, non sarà possibile procedere né alla sottoscrizione della convenzione né all’avvio delle procedure conseguenti». Il Comune non ci sta. Risponde subito, il 13 gennaio, dice di volere continuare con l’iter.
Ma da Palermo arriva un altro stop, duro quanto il primo. Il cronoprogramma modificato, dicono gli uffici, «presenta criticità rilevanti, ossia le tempistiche individuate per l’esecuzione dei lavori risultano particolarmente stringenti e non corrispondono ai tempi tecnici necessari, come nel caso dell’adeguamento sismico, per il quale è stimato un periodo di circa tre mesi». Prendere i soldi, avviare i lavori e non finirli in tempo, sottolinea la Regione, è un concreto «rischio di danno erariale». Non tanto per il Comune, quanto per la Regione, che è l’istituzione destinataria del denaro che sarebbe dovuto atterrare a Catania. E che ormai è perso.