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Post ciclone

“Zona rossa” al porto e laser scan in azione per leggere il sottosuolo

A Riposto scatta l’ordinanza della Guardia costiera: banchine chiuse A Torre Archirafi la via Marina ancora interdetta alle auto, rimossi detriti

03 Febbraio 2026, 07:00

“Zona rossa” al porto e laser scan in azione per leggere il sottosuolo

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Dopo i danni del Ciclone Harry, proseguono incessanti le opere sulla rete viaria con la rimozione dei detriti. Nel molo foraneo, parzialmente inagibile, è stato rimosso - e a breve sarà trasferito in un cantiere navale - il peschereccio semi affondato nello specchio d’acqua del primo tratto del molo. La rimozione dell’imbarcazione ha fatto spazio lungo un tratto di banchina, consentendo, in tal modo, un maggior numero di ormeggi.

Diverse imbarcazioni della marineria ripostese, tuttavia, in questa fase emergenziale, dopo l'inagibilità del molo foraneo, hanno trovato riparo nel primo bacino portuale. Frattanto è stata aggiornata dalla locale Guardia costiera l’ordinanza con cui si dispongono una serie di misure straordinarie e urgenti per motivi di sicurezza, all’interno del porto, anche all’esito di un sopralluogo congiunto con il Genio civile e i tecnici del Comune, il 28 gennaio scorso.

L'Autorità marittima ha stabilito una zona rossa invalicabile per tutelare l'incolumità pubblica. Interdetto l’accesso, il transito, la sosta, sia pedonali che veicolari, nelle banchine “Puglionisi” e “Costanzo” insistenti sul molo di sopraflutto. Nelle stesse banchine, è interdetto l’ormeggio (anche in casi di emergenza), nonché la navigazione e lo svolgimento di qualsiasi attività in mare nello specchio acqueo antistante, per una distanza di 15 metri. Tutto il camminamento pedonale del muro paraonde del molo di sopraflutto è analogamente interdetto per evidenti motivi di sicurezza (recinzioni divelte, frangiflutti ribaltati, tratti di muro crollati).

Il tutto nelle more di quel piano d'azione in fase di studio, per il quale il Genio civile ha ribadito la necessità svolgere variegate indagini preliminari a cominciare dalle ispezioni subacquee per verificare se la forza delle onde abbia "svuotato" i massi di fondazione o creato pericolosi sifonamenti sotto la banchina. Ma anche il monitoraggio dei materiali depositati sul fondo - tra cui la struttura dell’isola ecologica del porto, spazzata via dalle onde e finita in mare - che potrebbero ostacolare la navigazione e il corretto pescaggio.

Mezzi meccanici in piena attività per le opere di messa in sicurezza anche nella spiaggia antistante la radice del porto. Si tratta di uno dei punti maggiormente vulnerabili in caso di mareggiata con danni sistematici alla sede stradale in corrispondenza dell’incrocio tra il lungomare Pantano - dove sono evidenti le ferite lasciate dal ciclone con diversi tratti del marciapiede sprofondati - e il viale Amendola. Contemporaneamente proseguono le operazioni di sgombero dei detriti ancora presenti in diversi punti e trasferiti in appositi scarrabili. Interventi idraulici sono in corso di svolgimento anche nell’alveo di un torrente che sfocia in mare, in corrispondenza di un sottoponte, sul lungomare Pantano, per rimuovere i tappi di fango e detriti che potrebbero causare nuove esondazioni in caso di pioggia.

Sul fronte viabilità il lungomare Pantano (tratto plesso Manzoni-viale Amendola) e la strategica via Colombo sono stati finalmente riaperti al traffico, restituendo ossigeno al commercio, mentre invece resta critica la situazione nel borgo marinaro di Torre Archirafi. In via Marina, il lungomare che si snoda nel cuore del centro storico, nonostante sia stato liberato dai detriti, compresi quelli di piazza Vagliasindi, rimane ancora interdetto alle auto in transito, in via precauzionale. I tecnici hanno effettuato rilievi geologici con laser scanner. L'obiettivo è mappare il sottosuolo per individuare eventuali scavernamenti o vuoti creati dalla forza d'urto del mare. Senza la certezza che il terreno sia solido, il rischio di cedimenti improvvisi del basalto lavico resta troppo elevato per riaprire la strada.