la decisione
Ex primario indagato per violenza sessuale, il Riesame rigetta l'appello del pm
L'inchiesta ha portato alle dimissioni di Reina dal ruolo di direttore sanitario all'Asp di Catania. I giudici della libertà escludono «l'abuso di autorità»
Tribunale Catania
Resta immutata la posizione di Giuseppe Reina, l’ex direttore sanitario dell’Asp di Catania, che è indagato di aver abusato sessualmente di alcune colleghe quando era primario all’ospedale di Paternò. Il gip lo scorso settembre ha emesso nei confronti del manager della sanità una misura interdittiva, che è stata confermata dal Tribunale del Riesame a seguito di un ricorso della difesa. Il giudice aveva ritenuto vi fossero i gravi indizi di colpevolezza solo per un episodio contestato dalla procura, mentre mancassero per le altre ipotesi di reato.
L’ordinanza è stata “appellata” dalla procura davanti al Tribunale del Riesame. Il pm ha insistito per l’emissione di una misura cautelare in carcere. La difesa, composta dagli avvocati Rosario Pennisi, Enzo Mellia e Orazio Consolo, si è opposta. Il Riesame, ritenendo corretta la valutazione del giudice sulla mancanza dei «gravi indizi», ha rigettato l’appello ritenendo che le ipotesi avanzate dalla procura non abbiano trovato un riscontro. Il Tribunale ha anche ritenuto non lineari i racconti della vittima: una collega all'ospedale di Paternò.
A fronte delle risultanze investigative, a parere del collegio, è «da escludere, che nel caso in esame - si legge nelle 10 pagine dell’ordinanza - vi sia stata una violenza per induzione, contrariamente a quanto ipotizzato dal pubblico ministero appellante, ossia determinato da un abuso di autorità da parte dell’indagato che avrebbe determinato una sorta di consenso viziato della parte offesa. Per il Riesame non sono emersi elementi concreti e univoci da cui desumere che Reina abbia strumentalizzato - argomentano i giudici del Riesame - il suo potere per coartare subdolamente la volontà della parte offesa e circuirla».

