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Le ragioni del No

Referendum, D'Antona: «Questa riforma non risolve i problemi della Giustizia. E poi lo dice anche Nordio»

Intervista al portavoce del Comitato per l'avvocatura etnea per il No

03 Febbraio 2026, 12:33

14:18

Referendum, D'Antona: «Questa riforma non risolve i problemi della Giustizia. E poi lo dice anche Nordio»

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Continua spazio dedicato alla riforma costituzionale della giustizia. Un percorso che accompagnerà i lettori verso il Referendum del 22 e del 23 marzo. Due interviste sui due fronti, due volte a settimana, con dei tecnici della materia: giuristi, accademici del diritto, avvocati, magistrati. Una scelta d'informazione e formazione per arrivare preparati al voto.
«Per avere più garanzie nel processo penale, e ne servono tante, bisogna mettere mano al Codice di procedura non alla Costituzione». Lo afferma l'avvocato Goffredo D'Antona, che è portavoce e membro del Comitato per l'avvocatura etnea per il No. 
Avvocato D'Antona, lei a differenza della maggior parte dei suoi colleghi voterà No alla riforma. Ci spiega i motivi?
 
«Veramente io come le centinaia di avvocati che a Catania voteremo No non si sentiamo tanta minoranza. E in tutta Italia gli avvocati si stanno riunendo per dire No alla riforma. Notizia di questi giorni 116 professori di Diritto Costituzionale si sono espressi per il No, come qualche settimana fa circa 50 professori di diritto processuale e penale. Diciamo che siamo in buona compagnia, minoranza o meno lo vedremo al voto». 

L'autonomia della magistratura a rischio?
 
«Assolutamente sì e lo dicono giuristi molto più autorevoli di me». 
 
Da penalista perché crede che questa Riforma non porterà più garanzie nel processo?
 
«Che la Giustizia sia da migliorare nel quotidiano sono il primo a dirlo. E va migliorata pure quella civile. Ma come affermato dal Ministro  Nordio questa riforma non risolve i veri problemi della Giustizia. La lentezza e le certezza della pena a esempio. La Costituzione con una serie di norme modificate, approvate da maggioranza e opposizione dopo un lungo dibattito, ha ristabilito delle giuste garanzie. Penso all’art 111 della Carta come modificato nel 1999, con l’apporto come detto di maggioranza e opposizione. Per avere più garanzie nel processo penale, e ne servono tante, bisogna mettere mano al Codice di procedura non alla Costituzione».
 
Separazione delle carriere, sdoppiamento del Csm, Alta Corte. Sono questi i tre pilastri della riforma: cosa porteranno nel sistema giustizia secondo lei?
 
«Metteranno a rischio l'indipedenza della Magistratura. Oggi abbiamo un Csm, domani c'è rischio che gli Organi siano tre, già questo indebolisce la funzione giurisdizionale. Poi un magistrato sorteggiato avrà una minore legittimazione di uno eletto, e ancora nella formazione dei collegi dell’alta corte i magistrati non saranno la maggioranza (nella riforma è prevista la sola rappresentanza), quindi saranno i politici a giudicare i magistrati. Noi avvocati veniamo  giudicati da Avvocati e nessuno grida allo scandalo, eppure il danno che può fare un Avvocato è enorme. Non parliamo poi dei costi di questa riforma, che potrebbero essere investiti nella Giustizia ad esempio nella copertura  degli organici e nell’edilizia giudiziaria, la cui situazione è drammatica. Infine a molti tecnici fa paura un Csm di soli Pubblici Ministeri, senza l’apporto dei Giudici nelle valutazioni professionali. C'è il rischio di un solipsismo istituzionale e corporativo pericoloso».
 
Il sorteggio per il Csm è stato introdotto per risolvere i mali del correntismo. Secondo lei c'è un percorso diverso per prevenire le devianze?
 
«Le correnti sono associazioni private tutele dalla Costituzione, non posso essere estirpate, se qualcuno ne abusa va punito. Come è stato fatto per Palamara e altri suoi colleghi. I politici complici non hanno pagato nulla. In ogni caso dopo lo scandalo Palamara il parlamento e il CSM sono intervenuti con una serie di norme correttive (la legge Cartabia) sulla valutazione dei magistrati e sembra che funzioni. Poi visto che le correnti rimangono, non capisco come il sorteggio possa limitarle anzi, con il sorteggio, a scapito della rappresentatività, ben potrebbe rafforzare una corrente rispetto ad un'altra. Possono essere sorteggiati i magistrati di una unica corrente». 
 

Errori giudiziari: i dati sono allarmanti. I cittadini sono sfiduciati. Un cambio di passo sicuramente serve. 
 
«Bisogna intenderci cosa sia allarmante, anche uno solo in 100 anni è una tragedia. Però i dati ufficiali affermano che gli errori giudiziari rilevati in sede di revisione dei processi, circa 7 l’anno, dati che nella tragedia non abnormi specie in relazione ad altri Paesi Europei. E comunque la riforma non incide in nessun modo su questi problemi. I cittadini sono sfiduciati, è vero, anche se si fa confusione, qualcuno volutamente  tra  la prevenzione dei reati, sicurezza (che sono responsabilità della politica) e i processi. Occorre una giustizia più efficiente in ogni caso, ma anche qui la riforma non inciderà in alcun modo».