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RACCOLTA RIFIUTI

Tari alle stelle in Sicilia: si paga fino a 521 euro senza avere però un servizio adeguato. Ecco l'importo della tassa nelle 9 città

Nell'Isola le tariffe più care d'Italia per la tassa sui rifiuti. Lo studio Uil: "Bollette salate a fronte di impianti insufficienti e disservizi cronici"

03 Febbraio 2026, 16:34

Tari alle stelle in Sicilia: si paga fino a 521 euro senza avere però un servizio adeguato. Ecco l'importo della tassa nelle 9 città

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La Sicilia paga cara la gestione dei rifiuti. Molto cara. Lo conferma l'indagine condotta dal Servizio Stato Sociale della Uil, che fotografa una situazione allarmante: le famiglie siciliane versano alcune delle tariffe Tari più elevate d'Italia, a fronte di un servizio spesso inadeguato e di una cronica carenza di impianti.

Trapani guida la classifica regionale con 521 euro annui per un nucleo familiare di quattro persone in un'abitazione di 80 metri quadrati, posizionandosi al quarto posto nazionale. Subito dopo Agrigento con 500 euro (ottava in Italia), mentre tra le città metropolitane dell'isola Catania raggiunge i 483 euro, Palermo 373 euro e Messina 315 euro. Tutte tariffe ben al di sopra della media nazionale di 350 euro.

Il divario con il resto d'Italia

Per capire quanto pesi la Tari sulle famiglie siciliane basta un confronto con altre realtà italiane. Mentre a Trapani si pagano 521 euro e ad Agrigento 500, al Nord città come La Spezia si fermano a 180 euro annui, Belluno e Novara a 204 euro, Brescia a 208 euro. Anche Milano, la capitale economica del Paese, ha una tariffa più bassa: 294 euro.

Il primato nazionale spetta a Pisa con 650 euro, seguita da Brindisi (529 euro) e Pistoia (524 euro). Ma la Sicilia si difende male: Trapani è quarta, Agrigento ottava, e ben quattro città dell'isola - tra capoluoghi e città metropolitane - superano i 400 euro annui.

Tra le grandi città metropolitane italiane, Genova è la più cara con 518 euro, seguita da Napoli (499 euro) e Reggio Calabria (494 euro). La Sicilia piazza Catania al quarto posto di questa speciale classifica con 483 euro, mentre Bologna, all'estremo opposto, si ferma a 236 euro: meno della metà.

Un paradosso tutto siciliano

Il paradosso è evidente: si paga molto, si riceve poco. "Una tassa concepita per coprire i costi di raccolta e smaltimento si è trasformata in un prelievo sempre più gravoso, scollegato dal principio di equità fiscale e dai livelli reali di servizio offerti", denuncia Santo Biondo, segretario confederale Uil.

La situazione siciliana esemplifica perfettamente quanto sottolineato dallo studio: "In molte aree, come il Mezzogiorno, la cronica carenza di impianti di trattamento e riciclo costringe i Comuni a trasferire i rifiuti fuori territorio, generando extracosti nelle bollette di famiglie e imprese".

I numeri dell'aumento

Dal 2020 al 2025, gli incrementi nelle città siciliane sono stati costanti. Trapani è passata da 494 a 521 euro (+5,5%), Agrigento da 470 a 500 euro (+6,4%), Catania da 403 a 483 euro (+19,8%). Palermo ha registrato un balzo da 282 a 373 euro (+32,3%), mentre Messina, dopo aver toccato i 476 euro nel 2022, si attesta oggi a 315 euro.

Ragusa e Siracusa, pur non figurando tra le più care, mantengono tariffe elevate rispettivamente a 428 e 480 euro annui, ben oltre la media nazionale.

A livello nazionale, l'aumento medio dal 2024 al 2025 è stato del 3,73%, ma in alcune città siciliane si sono registrati incrementi ben superiori: Palermo ha visto crescere la tariffa dell'8,25% in un solo anno, Siena del 13,54% e Treviso addirittura del 16,02%.

Il nodo degli impianti

Il problema di fondo resta la carenza infrastrutturale. Senza impianti adeguati per il trattamento e il riciclo, i rifiuti siciliani vengono trasferiti altrove, spesso fuori regione, con costi che si scaricano direttamente sulle bollette dei cittadini. Una situazione che il Pnrr avrebbe dovuto risolvere, ma che secondo Biondo procede "in modo disomogeneo e preoccupantemente lento".

"Nessuna riforma tariffaria potrà produrre effetti reali sulla riduzione della Tari" senza affrontare le inefficienze strutturali, avverte il sindacalista. Anche strumenti come la tariffa puntuale rischiano di diventare "un ulteriore aggravio per i cittadini" se non accompagnati da investimenti veri in impianti, mezzi e personale.

Servizi insufficienti, bollette salate

Per molte famiglie siciliane, pagare la Tari significa affrontare un salasso senza vedere miglioramenti nel servizio. Raccolta differenziata ancora insufficiente in diverse zone, cassonetti stracolmi, ritardi nella raccolta porta a porta: i disservizi sono quotidiani, mentre le bollette continuano a salire.

La richiesta della Uil è chiara: "Occorrono politiche pubbliche di lungo periodo, investimenti strutturali e una governance trasparente. La gestione dei rifiuti non può continuare ad essere un'emergenza pagata soprattutto da chi ha meno". E in Sicilia, dove le tariffe sono tra le più alte e i servizi tra i meno efficienti, questa contraddizione pesa ogni giorno di più sulle spalle dei cittadini.