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Arrestato ex campione Andrea Piccolo a Napoli: nella Porsche duemila euro falsi e un manganello
Ex leader della Vuelta 2023 finisce nei guai: con lui c'erano un 23enne e lo zio. Nel 2024 era stato sospeso per presunto trasporto di ormoni della crescita
Nascondeva nella sua Porsche Macan duemila euro falsi, sotto la scatola dello sterzo, Andrea Piccolo, 24 anni, di San Marino, già ciclista professionista dal 2021-2024 ed ex campione europeo giovanili, leader della «Vuelta a Espana 2023», arrestato in nottata a Napoli dai carabinieri che hanno scovato i soldi - tutti in banconote di venti euro - durante un controllo all’auto in piazza Municipio.
Il 24enne è finito in manette per possesso di banconote falsificate ed è ora in attesa di giudizio.
Risponderà anche di porto ingiustificato di oggetti atti a offendere (nella vettura è stato trovato anche un manganello telescopico) insieme a un altro giovane, un 23enne, e allo zio, di 56 anni, che erano con lui in auto.
Chi è Andrea Piccolo
Per gli appassionati di ciclismo, Andrea Piccolo non è un nome qualsiasi. Lombardo classe 2001, talento precoce nelle categorie giovanili, un passaggio fra i pro atteso e poi complicato. Nel 2023, la giornata da copertina: la maglia rossa di leader alla Vuelta a España per una tappa, vetrina che pochi italiani della sua generazione avevano conquistato. Ma è il 2024 a cambiare tutto: prima una sospensione interna dal team EF Education–EasyPost, poi la risoluzione del contratto e l’indagine per il presunto trasporto di ormone della crescita (hGH) in Italia. Una vicenda seguita dalle autorità antidoping e dalle forze dell’ordine, con la UCI che parla di perquisizioni nate dalla collaborazione fra International Testing Agency (ITA), NADO Italia e i NAS dei Carabinieri. Un capitolo ancora aperto sul piano sportivo e disciplinare, che fa da sfondo alla cronaca di oggi.
Non un caso isolato: Napoli e la mappa dell’euro falso
Per capire la portata del ritrovamento, serve il contesto. Napoli è crocevia storico di filiere del denaro falso, con una tradizione criminale che ha affinato tecniche e logistica. Negli ultimi due anni gli episodi documentati raccontano un ecosistema in cui stamperie clandestine, garage-bunker, reti di distribuzione all’ingrosso e canali verso l’estero si intrecciano: nel quartiere Barra, ad esempio, i carabinieri hanno smantellato un sito produttivo “bunkerizzato” a agosto 2024 ed eseguito nuove misure a marzo 2025, ricostruendo una produzione dal 2021 di circa 380.000 banconote per un valore nominale di circa 11,5 milioni di euro, con un presunto “monopolio” di oltre il 30% della valuta falsa nell’Eurozona. Un dato che dà la misura della capacità industriale delle filiere partenopee e del loro impatto transnazionale.
Non sono solo le inchieste a confermarlo. Nel giugno 2025, un altro filone giudiziario ha portato a 40 condanne e a una complessiva quantificazione di 138 anni di carcere per un centro di smistamento di banconote false ricostruito in un “basso” cittadino: un’economia criminale sommersa che parla di milioni di euro e di una logistica “di quartiere” capace di mimetizzarsi nelle pieghe urbane.