4 febbraio 2026 - Aggiornato alle 13:16
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il verdetto

Insulti sessisti alla parlamentare Giovanna Iacono: la Corte d’Appello conferma la condanna per consigliere comunale

“Donne, non lasciatevi intimidire”: la sentenza che trasforma l’offesa in una battaglia di libertà

04 Febbraio 2026, 10:46

10:50

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Giovanna Iacono

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La Corte di Appello di Palermo ha confermato la sentenza di primo grado nei confronti di Salvatore Antonio Gaziano, all'epoca dei fatti assessore e consigliere comunale di Santa Elisabetta, condannato a 6 medi di reclusione per diffamazione aggravata ai danni della deputata del Partito Democratico, Giovanna Iacono.

I giudici di secondo grado hanno ribadito la responsabilità penale dell'imputato per le offese rivolte alla parlamentare, rigettando la tesi della difesa (rappresentata dagli avvocati Antonino Gaziano e Gerlando Aldo Virone) e confermando che il linguaggio utilizzato non rientra nel perimetro del legittimo diritto di critica politica.

Una sentenza contro l’odio di genere

Per Giovanna Iacono, la fine di questo lungo iter processuale non è solo un traguardo personale, ma un segnale per l'intera collettività: "La Corte d'Appello ha ribadito ciò che il Tribunale aveva già sancito: gli insulti sessisti e la diffusione di messaggi di odio non sono semplici opinioni". Secondo la parlamentare, tali atti sono strumenti volti a umiliare e mettere in pericolo la dignità delle donne che scelgono l'impegno pubblico. La sentenza sottolinea come la violenza verbale e la cultura patriarcale non possano trovare cittadinanza nelle istituzioni, né essere derubricate a "scambi polemici".

Il coraggio di denunciare: l'appello alle donne

La vicenda, che si è trascinata per anni, ha visto la Iacono assistita dall'avvocato Giuseppe Barba, a cui la deputata ha rivolto un sentito ringraziamento per la competenza e l'umanità dimostrate. Il messaggio centrale che emerge dall'aula di tribunale è però un appello alla resistenza collettiva: "Non lasciatevi intimidire. Non accettate come normale ciò che normale non è. Le parole hanno un peso e chi le usa per discriminare deve assumersene la responsabilità".