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Blackout ascensori all'ospedale Vittorio Emanuele di Gela: gravidanze, oncologici e anziani costretti a quattro rampe di scale

Chiuso anche l'ambulatorio di Medicina generale per il mancato rinnovo contrattuale ad un medico, visita rinviata per una paziente che usa farmaci salva-vita

04 Febbraio 2026, 11:38

Blackout ascensori all'ospedale Vittorio Emanuele di Gela: gravidanze, oncologici e anziani costretti a quattro rampe di scale

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Immaginate di arrivare in ospedale per una visita urgente, con il fiato corto e magari con diverse cartelle cliniche sotto il braccio, solo per scoprire che non c'è modo di salire ai reparti se non affrontando quattro piani di scale a piedi. È questa la dura realtà che stamattina ha accolto pazienti, familiari e operatori sanitari all' ospedale Vittorio Emanuele di Gela. L'unico ascensore funzionante su tre posti all'ingresso della struttura sanitaria è andato fuori servizio, aggravando una situazione già insostenibile che dura da quattro mesi. Donne in gravidanza, malati oncologici e anziani con mobilità ridotta si trovano ora costretti a un calvario quotidiano, tra rabbia, proteste e un rischio concreto per la salute. E non osiamo immaginare l'impatto per chi vive quotidianamente su una sedia a rotelle.

La giornata è iniziata con una sorpresa amara per decine di utenti che, all'alba, si sono riversati nelle corsie del Vittorio Emanuele, punto di riferimento per Gela e i comuni limitrofi come Niscemi e Vittoria. Le porte dell'ultimo ascensore - che collega tra le altre cose i reparti con la sala operatoria - rimaste operative si sono rivelate bloccate, scatenando un'ondata di tensione palpabile. "Di male in peggio", è il grido unanime che riecheggia tra i corridoi, ripreso in video virali che stanno invadendo i social. Familiari disperati aiutano parenti oncologici a trascinarsi su per le scale, mentre donne incinte, dirette ai reparti ostetrici, vorrebbero anche rinunciare a controlli essenziali per paura di sforzi eccessivi. Anziani cronici, spesso afflitti da patologie cardiache, affrontano un'impresa che potrebbe costare cara, in un ospedale che gestisce migliaia di accessi settimanali e non può permettersi tali disagi.

Gli unici ascensori funzionanti sono quelli posti nell'ala a sud del presidio ospedaliero. Ma per chi arriva dall'esterno è impossibile raggiungerli dall'ingresso perché la porta sbarrata del laboratorio analisi. Per poter sperare di alleggerire la scalata fino al quarto piano bisogna comunque raggiungere il secondo piano dell'edificio dove il corridoio centrale è aperto. E dagli ascensori a sud della struttura ospedaliera vengono portati i pazienti in sala operatoria dopo un lungo giro tra corridoi, accessi e situazioni che sembrano essere paradossali nel 2026.

Ma la crisi non si ferma qui. A complicare ulteriormente il quadro, la chiusura dell'ambulatorio di medicina generale, un servizio nevralgico per i controlli di routine. Una paziente in particolare, dipendente da farmaci salva-vita si è sentita dire questa mattina che la visita può essere effettuata dopo il mese di marzo 2026 perché il contratto libero professionale al medico è scaduto. Questa decisione, motivata da carenza di personale e guasti infrastrutturali correlati, lascia centinaia di gelesi senza supporto essenziale in pieno picco influenzale invernale. "Come possiamo curarci se l'ospedale ci abbandona?", si chiede una familiare intervistata informalmente nei corridoi, mentre la notizia amplifica le proteste e solleva interrogativi su una gestione che sembra al collasso.

Per capire appieno la gravità, basta ripercorrere i mesi passati. Da agosto 2025, quando il primo guasto ha fermato due ascensori, l'ospedale ha arrancato con un solo elevatore attivo. Ottobre ha portato proteste iniziali, le rassicurazioni da parte dell'Asp di Caltanissetta non hanno portato a nulla visto che il dramma di oggi è la punta dell'iceberg di un sistema che non riesce a dare risposte immediate. Ora il blackout totale. Il Vittorio Emanuele, con i suoi oltre 500 accessi giornalieri ai reparti alti, riflette un dramma più ampio: Gela, città di 75mila anime segnata dalle industrie petrolifere e dai relativi rischi sanitari, dipende da questa struttura per urgenze e cure croniche. Senza ascensori, la mobilità interna è paralizzata, esponendo i più fragili a pericoli immediati.

In un territorio come la Sicilia, dove la sanità pubblica è già sotto pressione, questa vicenda tocca nel profondo la comunità.