il caso
Porto di Riposto, primo bacino già collaudato nel 2009: pronto all'uso dopo la bonifica
Le associazioni chiedono il rifinanziamento per i 40 milioni di danni alla pesca
Il primo bacino del porto di Riposto non ha bisogno di nuovi collaudi tecnici. A rompere gli indugi è il deputato regionale del Mpa Santo Primavera, componente della Commissione parlamentare Attività produttive e pesca, che, dopo un approfondito accesso agli atti, insieme alla consigliera comunale Mariella Di Guardo, ha rintracciato documenti definiti "inconfutabili": l'area portuale è già stata collaudata ufficialmente il 9 marzo 2009. L'esistenza di un collaudo già approvato da una commissione apposita significa che l'infrastruttura è, tecnicamente e legalmente, già idonea all'uso.
“Pertanto – afferma Primavera – una volta eseguita la necessaria bonifica dell’area, con la rimozione degli inerti - per cui è stato fatto affidamento dei lavori da parte del Dipartimento delle infrastrutture, consegnati i lavori a breve ed eseguiti - previo controllo sulla sicurezza della banchina, il primo bacino potrà essere immediatamente fruibile da parte dei pescherecci, temporaneamente, e in attesa dei lavori sul molo foraneo, restituendo piena agibilità alle banchine sventrate dal ciclone Harry.
“In questo momento così delicato – rimarca il deputato regionale Primavera – non bisogna artefare allarmismo, bensì stare addosso al demanio e al servizio infrastrutture affinché si realizzi al più presto la bonifica. Con la consigliera Mariella Di Guardo del Comune di Riposto, presso gli uffici competenti abbiamo acquisito ogni documentazione utile e ci siamo recati personalmente al molo foraneo per discutere con gli operatori del porto”.
Aggiunge Primavera che “in qualità di componente della commissione parlamentare Attività produttive e pesca è stato già contattato da diverse associazioni siciliane rappresentative della pesca che hanno descritto una stima dei danni alla pesca professionale di tutte le marinerie siciliane che, tra imbarcazioni, infrastrutture e mancati guadagni, potrebbero sfiorare i 40 milioni di euro. Per questo le associazioni considerano più che mai urgente il rifinanziamento del fondo di solidarietà per il settore, che al momento è privo di risorse economiche”.