Comune
Invitalia, spunta il contratto però la “guerra” non si ferma: deve pagare la Tari
Esibito il titolo di occupazione degli spazi della Zisa che non esisteva al Patrimonio, l'opposizione insiste: "E l'uso dell'ex Palazzo delle Ferrovie? Vogliamo tutta la documentazione"
L’atto di comodato c’è, è una concessione gratuita - almeno nell’intestazione, i canoni pare debbano comunque essere quantificati salvo contrordini - siglata il 20 marzo 2025. Massimo Rizzuto, il dirigente di nomina fiduciaria preposto al partenariato pubblico privato, ha trasmesso all’area Patrimonio il fondamentale pezzo mancante nel puzzle che aveva legittimamente indotto il capo area del Patrimonio, Luigi Galatioto, a rispondere al sindaco, dopo la denuncia di mancato riscontro di nove consiglieri di opposizione, che nei propri archivi non esiste alcun atto che comprovasse la regolarità dell’occupazione del ridotto del De Seta e della Bottega storica 2 dei Cantieri della Zisa da parte di Invitalia spa. Mercoledì l’area Cultura aveva inviato al Patrimonio la direttiva del 2023 con la quale Lagalla esortava a compiere «tutti gli adempimenti» e il protocollo firmato da Rizzuto con Invitalia.
Il comodato è stato evocato per la prima volta dalla nota del direttore generale Eugenio Ceglia, che ne ha sostenuto l’esibizione, il 3 giugno 2025 da parte di Rizzuto ai tecnici dei Tributi durante un sopralluogo per l’accertamento della Tari a carico di Invitalia. I funzionari documentarono una «indebita interferenza» di Rizzuto, in una guerra di carte che come ultimi atti ha portato le opposizioni a segnalare all’Anac il segretario generale Raimondo Liotta per le «risposte elusive», e, appunto, il riscontro del dg a sostegno della mancanza, a suo avviso, di presupposti per la sottoposizione a procedimento disciplinare del dirigente. Restano aperti due fronti: il titolo di occupazione dei locali precedentemente impiegati da Invitalia nell’ex Palazzo delle Ferrovie e, oltre al pagamento dei canoni arretrati secondo la quantificazione richiesta dal sindaco, il versamento della Tari non riscossa. Rizzuto, secondo i tecnici, avrebbe sostenuto l’esistenza di «accordi con l’amministrazione» per evitare la tassa a Invitalia.
I consiglieri Amella, Argiroffi, Di Gangi, Forello, Giaconia, Giambrone, Mangano, Carmelo Miceli, Randazzo insistono e chiedono «copia dell’eventuale integrazione alla relazione trasmessa da Rizzuto al segretario generale» richiamata dalla nota di Ceglia, «l’individuazione dell’atto o della relazione tecnica o integrazione, da cui si evincerebbe che, nel corso del sopralluogo Rizzuto avrebbe prodotto o esibito, ‘nella circostanza’, il ‘contratto di concessione d’uso gratuito’, copia del contratto della precedente collocazione di Invitalia nel Palazzo delle Ferrovie in via Roma 33, copia della documentazione sull’asserita esenzione». E si chiede conto della «relazione istruttoria firmata da Antonella Ferrara, capo area Risorse umane».