la festa
Le fiamme di devozione dei ceri (vietati): la tradizione delle candele in via Etnea per Sant’Agata
L'accensione dei tradizionali ceri è consentita esclusivamente in via Dusmet e in altre zone prestabilite
Giorno cinque febbraio via Etnea si trasforma in un lungo percorso luminoso, punteggiato da scintille di luce che sembrano guidare il passo dei fedeli e dei visitatori. In occasione della Festa di Sant’Agata, la principale processione religiosa della città etnea, le candele accese non sono soltanto elementi di luce: diventano simboli di fede, voto e memoria collettiva.
Più grosso è il cero - che per giusta regola dovrebbe stare spento per garantire la sicurezza di tutti - più importante è la grazia chiesta a Sant'Agata. L'accensione dei tradizionali ceri è consentita, infatti, esclusivamente in via Dusmet e in altre zone prestabilite.

Dal primo pomeriggio di oggi, giorno culminante delle celebrazioni, migliaia di devoti si allineano lungo la via principale di Catania — che dal Duomo sale verso il cuore urbano — portando con sé ceri accesi di varie dimensioni, alcuni così grandi da richiedere forza e dedizione per sostenerli lungo il percorso.
La scena è potente: un fiume di luci tremolanti che sembrano seguire il lento avanzare del fercolo — l’argenteo carro che custodisce le reliquie di Sant’Agata — in una lunga danza silenziosa di preghiera. L’illuminazione viva che si snoda sul selciato non è casuale: ogni candela è offerta con un voto, con la speranza di una grazia ricevuta o in cambio di una protezione richiesta alla Santa.
La tradizione delle offerte di cera è antica e profondamente radicata nella cultura cittadina. I devoti portano spesso ceri anche di notevole peso, trasportati sulle spalle o sorretti con sforzo, consapevoli che questo stesso impegno fisico è esso stesso un atto di devozione.
Mentre la processione avanza, le fiamme si riflettono sulle facciate barocche dei palazzi che costeggiano Via Etnea, creando un’atmosfera sospesa tra sacro e profano. Il contrasto tra il freddo di febbraio e il calore delle fiamme accese rende il rito ancora più intenso: sono luci che sembrano tenere a bada l’oscurità della notte, così come la Santa tiene lontani i pericoli dalla città.
Non è solo spettacolo per gli occhi, ma un’esperienza che coinvolge tutti i sensi: il profumo della cera, il crepitio delle fiammelle, il suono dei passi che si alternano al canto dei fedeli. Così, ogni anno, via Etnea diventa un lungo filare di piccole torce umane — un pellegrinaggio urbano che intreccia devozione, identità e appartenenza civica — un rito che la città porta avanti con orgoglio e partecipazione.