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La storia

Giovane disabile psichico sarà bibliotecario dell’Università, inserire si può

L'avviamento al lavoro di Vittorio grazie ai progetti del centro aggregativo Lab360, che si batte "per l’inclusione dei giovani disabili e che si fonda sull’idea che il lavoro rappresenti un diritto universale e uno strumento fondamentale di cittadinanza attiva"

06 Febbraio 2026, 05:45

Giovane disabile sarà bibliotecario dell’Università, inserire si può

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Vittorio ha trent’anni e una disabilità mentale con difficoltà di socializzazione, ma da oggi inizierà a lavorare come bibliotecario all’interno del dipartimento di Scienze psicologiche dell’Università di Palermo. Un’esperienza resa possibile dal centro aggregativo Lab360, che si batte per l’inclusione dei giovani disabili e che si fonda sull’idea che il lavoro rappresenti un diritto universale e uno strumento fondamentale di cittadinanza attiva per promuovere autonomia e piena partecipazione alla vita sociale. «Collaborando con l’Università abbiamo avuto la possibilità di inserire uno dei nostri ragazzi in un vero percorso lavorativo come bibliotecario e quando si è presentata questa opportunità ho subito pensato a lui – racconta Antonella Radicelli, presidente di Lab360 - Vittorio è un ragazzo educato, rispettoso e pieno di vita. È con noi al centro da lungo tempo ed è <strong , tanto che oggi aiuta gli altri ragazzi a integrarsi».</strong

Il giovane è arrivato al centro socio-educativo di via Libertà anni fa per accompagnare, insieme alla madre, il fratello minore affetto da una disabilità più grave della sua. «Non perdevano un incontro, arrivavano in autobus anche quando diluviava, nonostante abitino in periferia – dice Radicelli – e quando ha espresso il desiderio di rendersi utile l’abbiamo subito accolto». È stato scelto per lavorare in biblioteca, inizialmente affiancato e monitorato con un percorso di formazione basato sull’apprendimento esperienziale (learning by doing), perché nonostante il problema intellettivo è lui a tenere in piedi la sua famiglia: «Ha perso il padre da qualche anno e sebbene abbia delle difficoltà importanti – continua la presidente di Lab360 – si prende cura della mamma e del fratello andando a fare la spesa e occupandosi della casa».

Il progetto di inserimento lavorativo si articolerà in tre fasi: oggi ci sarà il primo incontro conoscitivo, a cui seguirà una formazione preliminare e poi, dalla fine di febbraio, il percorso operativo con affiancamento e con l’obiettivo di costruire un’esperienza professionale in grado di produrre competenze spendibili anche in altri contesti culturali e istituzionali. «Lo abbiamo scelto per la sua grande volontà e perché merita questa possibilità, non per compassione, ma per ciò che è: una persona con un forte senso di responsabilità e un cuore capace di prendersi cura degli altri – conclude Radicelli - L’inclusione vera passa dal lavoro, dalla fiducia e dal diritto di ciascuno a costruirsi una vita piena».