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Sanità

«In 1.600 senza medico di base», e i pazienti affollano i pronto soccorso

L'emergenza sarebbe conseguenza del mancato completamento delle procedure di assegnazione da parte dell’Asp, nonostante l’allarme sia stato segnalato da settimane

06 Febbraio 2026, 06:00

«In 1.600 senza medico di base», e i pazienti affollano i pronto soccorso

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«Insieme ad altri 1.600 pazienti siamo senza medico di base da circa due settimane. L’Asp non ha nominato alcun sostituto: ci sono stati forniti solo alcuni numeri di emergenza, ma i medici contattati riferiscono di non poter rilasciare ricette né certificazioni. Il risultato? Siamo costretti a rivolgerci agli ospedali anche per malesseri di poco conto».

Non si tratta di una semplice richiesta d’aiuto, ma della rappresentazione concreta di un problema strutturale che coinvolge centinaia di cittadini. Francesco Di Stefano è uno dei pazienti rimasti senza assistenza sanitaria a seguito del decesso del proprio medico di base e della mancata assegnazione di un sostituto. A lui, così come ad altre 1.600 persone attualmente prive di medico curante, sono stati forniti alcuni riferimenti telefonici: «Ho contattato più volte questi medici – racconta – ma si sono sempre rifiutati di prescrivere farmaci o redigere certificazioni, sostenendo di non avere formalmente in carico gli assistiti rimasti scoperti».

Secondo quanto riferito dai pazienti, tale posizione sarebbe conseguenza del mancato completamento delle procedure di assegnazione da parte dell’Asp, nonostante l’emergenza sia stata segnalata da settimane. Da qui nasce un vero e proprio cortocircuito: senza prescrizioni, molti pazienti sono costretti a interrompere terapie già avviate o a rivolgersi ai pronto soccorso anche per esigenze che non dovrebbero essere gestite in ambito ospedaliero. «A Palermo numerosi medici di base operano in condizioni di forte sovraccarico – spiega Giovanni Gallina, referente di CittadinanzAttiva - assistendo numeri di pazienti superiori al massimale previsto di 1.500 con ripercussioni sulla qualità dell’assistenza e sui tempi di risposta». Questo paradosso contribuisce ad aggravare il sovraffollamento dei reparti di emergenza, in un contesto sanitario già segnato da numerose criticità strutturali. Nonostante i ripetuti solleciti avanzati da Di Stefano, la situazione resta immutata. «Ho scoperto solo per caso - spiega - l’esistenza dei Pta (presidi territoriali di assistenza), ma nessuno ci aveva indirizzato lì. Abbiamo diritto a un medico di base». Nel tentativo di trovare una soluzione, Di Stefano si è rivolto al dottor Michele Ganci, medico andato in pensione che seguiva il paziente, il quale si è detto disponibile a riscriversi all’albo pur di garantire assistenza ai pazienti rimasti scoperti. «Per anni ho professato e voglio continuare a farlo: c’è una carenza di medici in città e se posso dare una mano a questi pazienti rimasti scoperti lo faccio volentieri», dichiara Ganci.