tribunale civile
Crollo Viale della Vittoria: il Bar Sajeva sarà risarcito. Condannati a pagare impresa e proprietario del quarto piano
Fuori il condominio e il direttore dei lavori. Ma il percorso giudiziario non è finito
La notte aveva già avvolto il Viale della Vittoria quando, tra le 2 e le 3 del mattino del 18 settembre 2019, un boato ruppe la quiete di piazza Cavour: il cornicione del palazzo in stile liberty si sbriciolò trascinando giù il ponteggio. Dodici giorni dopo, il 30 settembre 2019, un secondo cedimento ferì la stessa facciata, soffocando di polvere e paura la storica vetrina del Bar Sajeva, al piano terra e l'elegante dehor che andò completamente distrutto. Fu una fortuna che a quell’ora la città dormisse: il bilancio umano restò miracolosamente invariato, quello economico no. Da allora, per mesi, transenne, sirene e carte bollate hanno ridisegnato la mappa emotiva e commerciale della zona. Oggi, a distanza di oltre sei anni, arriva un primo verdetto: il bar otterrà un risarcimento; a pagare saranno l’impresa che eseguiva le opere e il proprietario del quarto piano, non il Condominio e non il direttore dei lavori. È quanto stabilito da un’ordinanza del Tribunale di Agrigento depositata il 3 febbraio.
Cosa ha deciso il giudice
La causa civile era stata promossa dallo storico Bar Sajeva per i danni subiti: merce distrutta, chiusura forzata, successivo trasferimento dell’attività. Convenuto era il Condominio di piazza Cavour. Nel costituirsi, i condomini — assistiti dagli avvocati Angelo Farruggia e Salvatore Perruccio — hanno chiamato in causa l’impresa incaricata delle opere di messa in sicurezza, il direttore dei lavori e il proprietario del quarto piano, Vincenzo Sinatra, ritenuto responsabile di avere alterato la stabilità dell’edificio con interventi non autorizzati. Il giudice monocratico Federica Verro ha accolto la domanda del Bar Sajeva solo in parte: ha escluso la responsabilità del condominio e del direttore dei lavori, condannando invece al risarcimento l’impresa esecutrice e il proprietario del quarto piano. Per entrambi pende, separatamente, un procedimento penale collegato ai medesimi fatti.
La pronuncia, definita come la “prima” in sede civile, è la tessera più recente di un mosaico complesso: non chiude il contenzioso generale, ma definisce un punto di equilibrio tra le parti in questa specifica causa per danni. È inoltre significativo che il giudice, oltre a ripartire le responsabilità, abbia disposto che il Bar Sajeva rimborsi le spese di lite al condominio, come naturale corollario dell’esclusione di quest’ultimo da qualsivoglia addebito in questa sede.
Perché l’ultimo piano è centrale nella vicenda
La pista tecnica che conduce all’ultimo livello dell’edificio non nasce oggi. Già nei mesi successivi ai crolli, i riflettori degli inquirenti si erano fermati sull’ultimo piano: secondo gli accertamenti preliminari, lì potrebbe essere stata “la chiave della vicenda”. La Procura di Agrigento, titolare Antonella Pandolfi, aprì subito un’indagine per disastro colposo, arrivando in una prima fase a iscrivere 28 (poi oltre 30) persone nel registro degli indagati — tra proprietari, incaricati dell’impresa, amministratore di condominio e tecnici — per verificare ruoli e responsabilità. Parallelamente, il consulente della Procura, l’ingegnere Luigi Palizzolo, iniziò sopralluoghi e valutazioni. Una successiva relazione tecnica, depositata nel 2020, ha ipotizzato due fattori determinanti: da un lato, presunti lavori realizzati tra il 2007 e il 2008 nell’area del piano quarto-sottotetto, giudicati “abusivi” e tecnicamente inidonei a garantire la stabilità; dall’altro, un taglio del cornicione effettuato il 17 settembre 2019 nell’angolo nord-ovest
I giorni dell’emergenza: sgomberi, transenne, negozi al buio
Il giorno dopo il primo crollo, il 19 settembre 2019, l’area fu sgomberata, la carreggiata ridotta, metà piazza interdetta. Il 20 settembre si contavano i danni: due B&B costretti alla chiusura, attività con prenotazioni cancellate, merce alimentare buttata. “Metà della merce l’ho dovuta distruggere. Ho otto dipendenti e non so come fare”, raccontava Calogero Sajeva, titolare del bar, mentre i Vigili del fuoco accompagnavano gli inquilini a recuperare effetti personali negli appartamenti. Il sequestro preventivo avrebbe bloccato la viabilità per oltre due mesi, paralizzando il cuore commerciale del Viale. In quei giorni, la Prefettura allertò i nuclei speciali dei Vigili del fuoco, e il Comune mise in campo misure tampone — come la proposta di sosta gratuita in parte del Viale — per attenuare l’impatto su residenti e commercianti.