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Rifiuti, San Giuseppe Jato al vertice tra i comuni ricicloni: Ustica guida i centri costieri, Palermo ancora maglia nera
Il rapporto di Legambiente e l'allerta sullo stop della crescita della differenziata
Il dossier "Comuni Ricicloni Sicilia 2025" di Legambiente, presentato ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, restituisce un quadro della gestione dei rifiuti nella provincia palermitana caratterizzato da eccellenze consolidate e persistenti criticità nei grandi centri.
San Giuseppe Jato si conferma per il quarto anno consecutivo al primo posto nella classifica dei comuni siciliani tra i 5 mila e i 15 mila abitanti. Il centro jatino ha ulteriormente migliorato la propria performance, portando la percentuale di raccolta differenziata dal 93,3 per cento dello scorso anno al 94 per cento attuale. Il sindaco Giuseppe Siviglia ha dedicato il riconoscimento ai cittadini, sottolineando come «diffondere questo tipo di cultura è sempre più necessario per la tutela della salute pubblica».
Un altro risultato di rilievo nella provincia di Palermo riguarda l'isola di Ustica, che si è aggiudicata la "palma" di migliore tra i comuni ricicloni costieri "rifiuti free". Nonostante le difficoltà legate alla varianza estiva e ai flussi turistici che incidono sui costi e sulla gestione del servizio, Ustica ha raggiunto una percentuale di raccolta differenziata del 92,2 per cento.
A fronte di questi dati positivi, il dossier evidenzia forti criticità nel capoluogo. Palermo resta una delle "note dolenti" della regione con una percentuale di raccolta differenziata ferma al 17,31 per cento. La bassissima performance della città, insieme a quella di Catania, incide negativamente sulla produzione complessiva di rifiuti indifferenziati a livello regionale.
Secondo Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia, dopo anni di progressi la raccolta differenziata nell'isola sembra aver subito una battuta d'arresto, passando da una crescita costante a un incremento di appena lo 0,6 per cento nel 2024. Castronovo ha espresso preoccupazione per l'aumento della produzione di rifiuti indifferenziati, definendolo il «frutto avvelenato di una campagna di propaganda miope, incentrata esclusivamente sulla costruzione di inceneritori», che ha di fatto rallentato il percorso virtuoso intrapreso da amministrazioni e cittadini.