l'intervista
Sant'Agata, il questore di Catania: «Equilibrio, dialogo e coordinamento hanno garantito la sicurezza»
Giuseppe Bellassai fa il punto sullo svolgimento della festa. Accertamenti in corso sulla "prova di forza delle candelore"
Equilibrio, dialogo, coordinamento. Tre componenti essenziali che hanno garantito il buon andamento della festa. Parola del questore Giuseppe Bellassai.
Che festa è stata in termini di sicurezza?
Abbastanza tranquilla. Non ci sono stati momenti di criticità veramente importanti. Questo vuol dire che la pianificazione fatta nelle settimane immediatamente precedenti all’inizio delle manifestazioni agatine è stata fatta bene, in maniera certosina e con grande attenzione. A monte ci sono diverse riunioni del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e a seguito di quei comitati si sono svolte in questura una serie di riunioni tecniche che hanno visto la partecipazione di tutti quanti i rappresentanti degli enti che a vario titolo partecipano alla gestione dell’ordine pubblico. Questo ha richiesto sicuramente un grande impegno da parte della questura, dei funzionari della Polizia di Stato, un impegno in termini di coordinamento di tutte le altre forze dell’ordine, ma anche degli altri enti che svolgono un ruolo fondamentale in altri settori: medici, protezione civile, chi si occupa della sicurezza in cattedrale in stretto rapporto con l’arcivescovado. Una serie di componenti, molto numerose, che chiaramente bisogna riuscire a fare dialogare tra di loro.
Sicurezza non vuol dire solo controllo, ma anche garanzia di equilibrio per dare a tutti la possibilità di partecipare senza rischi...
Credo che il nostro compito sia principalmente questo. Cioè quello di creare delle condizioni di equilibrio in cui fare svolgere la festa. Noi abbiamo anche molto dialogato per esempio con i responsabili delle candelore e dei cordoni, così come con i rappresentanti di tutti quei lavoratori delle bancarelle posizionate lungo il percorso. Ecco perché è importante creare un equilibrio tra tutte queste componenti: il segreto è proprio la capacità di dialogare con ognuna di queste componenti, di capire quelle che sono le loro esigenze, cercare di smorzare quelle che possono essere alcune situazioni di criticità. È importante individuare un percorso all’interno del quale tutti si devono muovere che è quello del rispetto delle regole. Un lavoro che, alla luce dei risultati raggiunti sembra sia stato fatto bene. E che si aggiunge a quello che sta facendo in maniera ammirabile l’arcivescovo Luigi Renna: un lavoro di educazione di tutte queste componenti e credo che rispetto anche agli anni scorsi qualche risultato si stia cominciando a vedere. Sento parlare di una festa che è più ordinata rispetto allo scorso anno, quando già era stata più ordinata degli anni precedenti: il che significa che c’è una evoluzione positiva, che il popolo dei fedeli sta comprendendo, sta metabolizzando i richiami che vengono dall’arcivescovo, ma sta anche comprendendo quelle che sono le indicazioni precise che noi cerchiamo di dare.
Si è parlato di una prova di forza delle candelore...
«Stiamo facendo degli accertamenti, degli approfondimenti. È chiaro che se dovesse risultare obiettivamente riscontrato un fatto di una certa gravità nella misura in cui situazioni di questa natura possono sicuramente mettere in pericolo l’incolumità di quelli che in quel momento assistono, partecipano alla manifestazione, all’evento».
Quanto è orgoglioso dei suoi uomini?
Particolarmente orgoglioso di quanto sta facendo la struttura di cui sono responsabile. La Polizia di Stato e non soltanto durante queste giornate, ma in generale con la sua attività quotidiana ha dimostrato quello che credo sia la cosa più importante per chi fa un lavoro come il nostro: la volontà di essere veramente al servizio della cittadinanza, delle sue esigenze e dei suoi bisogni. Con la nostra presenza assidua nelle strade di Catania con il contributo che abbiamo dato a una riduzione significativa in termini percentuali dei reati di strada quelli da cui dipende moltissimo la percezione di sicurezza della cittadinanza e della collettività abbiamo dimostrato di aver fatto - senza voler utilizzare delle espressioni iperboliche - o di saper fare il nostro lavoro con assoluta professionalità. Convinti sempre che si possa migliorare, che si debba migliorare e comunque sempre pronti a essere a disposizione del cittadino. E questo la città lo ha percepito: lo avverto quelle volte in cui in maniera molto spontanea la gente mi ferma facendo commenti che io accetto di buon grado più di qualsiasi altro perché sono commenti che non possono essere condizionati dall’interesse a incensarti. In generale, quindi, oltre Sant’Agata, si è fatto un discreto lavoro con l’impegno di tutte le donne e gli uomini della Polizia di Stato che non ringrazierò mai a sufficienza per quello che fanno, per quanto ci credono e per quanto sono attaccati alla divisa che portano. Questa è la strada sulla quale bisogna continuare.
Per lei è la terza festa: qual è il suo legame con la Santa. C’è un’emozione che vorrebbe raccontare?
«Una sola non basta. Sant’Agata è un continuo di emozioni. Immergersi nella festa ti porta a confrontarti anche con i sentimenti di un popolo di centinaia di migliaia di fedeli. Credo che chiunque venga a Catania durante queste giornate non possa non emozionarsi, non possa non provare un legame speciale con la Patrona e con questa città».