7 febbraio 2026 - Aggiornato alle 12:31
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Agrigento

Il Tar Sicilia annulla il diniego della licenza di tiro a volo: illegittimo il no fondato solo su legami familiari

Il matrimonio con familiari sottoposti a misure patrimoniali non è di per sé motivo per negare il porto d’armi

07 Febbraio 2026, 10:18

Giustizia, generico

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Non si può negare il porto d’armi per la sola “colpa” di aver sposato una persona i cui familiari siano destinatari di misure di prevenzione patrimoniali.

Lo ha stabilito il TAR Sicilia, che ha annullato il provvedimento con cui la Questura di Agrigento aveva respinto il rinnovo della licenza per il tiro a volo a un cittadino agrigentino, incensurato e titolare storico del titolo.

L’amministrazione aveva fondato il rifiuto esclusivamente su un elemento: il matrimonio dell’uomo con una donna appartenente a un nucleo familiare colpito da misure di prevenzione sui beni.

Una “parentela acquisita” che, secondo l’autorità di pubblica sicurezza, avrebbe fatto venir meno il requisito dell’affidabilità.

Accogliendo il ricorso degli avvocati Girolamo Rubino e Daniele Piazza, i giudici amministrativi hanno affermato un principio dirimente: la valutazione dell’affidabilità deve poggiare su elementi “personali, concreti e attuali”.

“Niente colpe per associazione”: un mero legame coniugale non è sufficiente a giustificare il diniego, se non accompagnato da condotte o frequentazioni sospette direttamente imputabili al richiedente.

Il TAR ha inoltre riscontrato un grave deficit istruttorio: la Questura non aveva considerato le memorie difensive depositate dall’interessato, qualificandole erroneamente come “assenti”, con conseguente carenza di motivazione del provvedimento di rigetto.

Con la sentenza pubblicata il 3 febbraio 2025, il decreto di diniego è stato annullato.

L’uomo, che in passato aveva già ottenuto rinnovi pur essendo già sposato, potrà ora rientrare in possesso della licenza.