8 febbraio 2026 - Aggiornato alle 18:35
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La vertenza

L’addio di Prada a Palermo, parte la trattativa con i lavoratori

Primo confronto tra sindacati e azienda, proposti incentivi per lavorare in un'altra sede fuori dalla Sicilia.

08 Febbraio 2026, 06:31

Anche Prada lascia Palermo, in bilico dieci posti di lavoro

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Partono le trattative fra lavoratori e azienda in vista dell’imminente chiusura dello store Prada in via Libertà, anticipata da La Sicilia.

Venerdì sera i dipendenti si sono seduti al tavolo con il sindacato per un’assemblea durante la quale sono state analizzate le proposte avanzate dal brand di lusso che nel capoluogo siciliano chiuderà i battenti a fine marzo. "Le trattative proseguono – dice Gianluca Colombino, segretario della Cisal che assiste i dipendenti nella vertenza - , i lavoratori hanno chiesto un po’ di tempo per fare una valutazione rispetto alle proposte che sono sul tavolo, cercheremo di trovare la soluzione migliore, quella più indolore. Il sindacato è al loro fianco, impegnato in questa vertenza. Ci siamo presi il weekend, per riflettere su alcune cifre, su alcune modalità e stiamo valutando tutte le strade percorribili".

Sul piatto, in buona sostanza, ci sono incentivi economici all’esodo o la proposta di trasferimento, ipotesi difficilmente percorribile stante che Prada in Sicilia non ha altri punti vendita. E anche l’ipotesi di una nuova boutique a Taormina sembra sempre più lontana.

Inaugurato a dicembre del 2011, il negozio si estende su una superficie totale di 630 mq e si sviluppa su tre livelli (piano terra, primo piano e seminterrato); all’ingresso il primo impatto è con il pavimento a scacchi bianchi e neri.

L’immobile ad angolo fra via Libertà e piazza Politeama ha ospitato per molti anni un marchio storico del commercio cittadino, Napoleon, negozio di calzature di pregio della ditta Spatafora. Fino al 1998 era diretto da Lucia Capizzi, assunta nel 1946 come semplice commessa e andata in pensione come prima (e unica) donna a dirigere un punto vendita per Spatafora in tutta Italia.

Sul futuro dei locali, anch’essi al centro della trattativa prima della decisione di chiudere (la proprietà aveva proposto un taglio del canone di oltre il cinquanta per cento), regnano ancora tante incognite. Molti i marchi a cui potrebbe far gola, da Apple a Decathlon, ma ancora nulla di definitivo.