Catania
Sant’Agata, per Carmelo Grasso un bilancio positivo: «Tempi lunghi, ma è stata una Festa sicura»
Nonostante la folla di devoti «solo 250 interventi sanitari, nessuno grave» dice il presidente del Comitato organizzatore
Ormai il “giro interno” della Festa di Sant’Agata si svolge più il 6 febbraio che il 5. Basta guardare gli orari: l’uscita del busto reliquiario dalla cattedrale avviene alle 18 circa, mentre il rientro avviene ben oltre mezzogiorno del giorno dopo. Appuntamenti caratteristici, come i fuochi del Borgo, si sono tenuti col sole già alto, e il rientro in cattedrale avvenuto ben oltre le 13. Eppure, nonostante le polemiche, per Carmelo Grasso, presidente del Comitato per i festeggiamenti, il bilancio è più che positivo. E lo afferma dati alla mano: «La Questura ci ha informati di circa un milione di presenze nei 3 giorni della Festa. E in questa massa gli interventi medici, nessuno di grave entità, sono stati solo 250. La sicurezza, il tema che più mi interessa da storico devoto, è stata garantita». Il tema degli orari dilatati però resta. E Grasso sgombra subito il campo da quelle che definisce «fake news», ovvero le «voci di popolo» che attribuiscono i rientri in tarda ora alle scommesse o «all’ultima assurda teoria che ho sentito, cioè che i ritardi siano stati fatti apposta per consentire alle tv di proseguire le dirette a oltranza. Semplicemente: si tarda perché nel cordone c’è molta più gente rispetto al passato».

Grasso spiega quello che a prima vista potrebbe sembrare controintuitivo visto che il fercolo è letteralmente trascinato in strada dalla forza umana dei devoti che «tirano il cordone». Ma con troppe persone «la presa non è stabile, e gli spazi in città sono stretti per passare e manovrare». Insomma: negli ultimi anni, i tempi si sono «mostruosamente dilatati» perché è aumentata la partecipazione attiva, oltre al pubblico. E questo, per Grasso, è solo positivo: «Ho una certa età e vedere un grande numero di giovani elimina una grande mia preoccupazione, ovvero che la tradizione della Festa possa sparire».

Carmelo Grasso, presidente del Comitato per i festeggiamenti di Sant'Agata
A non sparire sono però altre tradizioni poco nobili, come la “tichetta”, ovvero la competizione di fatica tra i portatori delle candelore dei pescivendoli e degli ortofrutticoli tenutasi davanti a migliaia di persone il 3 febbraio. Grasso conferma che verranno presi provvedimenti: «Anche se non ci fossero state scommesse, anche se tutto fosse formalmente non al di fuori del regolamento, resta il problema della sicurezza: un portatore esausto poteva far crollare la candelora addosso alla folla. Lunedì pomeriggio (domani, ndr) è fissata la riunione per andare a deliberare sul caso. Le scelte le prenderanno il sindaco e l’arcivescovo. Faremo anche il debriefing finale della festa. Valuteremo anche al nostro interno le cose da perfezionare e migliorare», conclude.
In questi giorni il nome di un illustre predecessore di Grasso, Luigi Maina, è risuonato più volte proprio per un confronto con quanto avveniva 30 anni fa. A Maina è dedicata da due anni una candelora, presieduta dal cantante Nino Marchi, che così commenta: «Il fatto di non aver eseguito la processione del 4 per il meteo lo sottolineo perché non si è mai stabilito in questi anni cosa si fa in caso di pioggia. Ci vuole un piano b. La soluzione più semplice sarebbe ricoverare i cerei in cattedrale, ma per sicurezza da diversi anni non si può più fare. Il corso Sicilia è l’unico tetto sicuro, perché non abbiamo porte aperte. Questo problema c’è da sempre ed è da risolvere. Grasso fa del suo meglio, ha tutelato la sicurezza. Ma resta l’amarezza, nostra e delle altre candelore, perché non abbiamo fatto una bella figura come città, anche nei giorni della valutazione per la candidatura Unesco. Spero ne parleremo dopo l’Ottava».