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Catania

Danni del ciclone Harry, Rosaria Musumeci: «Barriere in mare, così si riducono i danni»

La professoressa che insegna Idraulica a UniCt spiega: «Il tema è il rapporto uomo-ambiente». Gli studi su come mitigare i rischi esistono, così come gli esempi, ma bisogna adattarli al territorio di riferimento

08 Febbraio 2026, 11:43

Danni del ciclone Harry, Rosaria Musumeci: «Barriere in mare, così si riducono i danni»

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Tra distruzione, fotografie impressionanti e commenti di ogni sorta post ciclone Harry una voce decisa si leva dal Dicar, dipartimento di Ingegneria civile e architettura di UniCt, ed è quella della docente di Idraulica Rosaria Musumeci. Insieme ai suoi studenti, e per definizione, in casi come il ciclone non solo osserva i danni sul costruito e ambientali, ma studia e propone (quando richiesto) soluzioni per la difesa delle coste che conservino gli ecosistemi.

«L'abusivismo non è il tema – dice Musumeci - non dobbiamo farlo diventare un pretesto. Certo, la ricostruzione va ripensata, le amministrazioni comunali devono individuare progetti e progettisti giusti, cercare la competenza. L'erosione delle coste è un problema mondiale dei paesi sviluppati, il vero tema resta il rapporto tra uomo e ambiente, affrontare cioè le questioni ambientali in maniera laica e razionale avendo come unica guida l'interesse comune di uomo e ambiente, il progresso e la conoscenza».

«In questa devastazione un solo Comune siciliano ha decisamente ridotto i danni del ciclone, ed è Sant'Alessio Siculo, nel Messinese – rileva – l'unico che aveva realizzato un intervento sulla costa a protezione: la diga soffolta. Si tratta di una barriera sottomarina, una specie di muro a mare che attenua le onde a protezione del litorale marittimo. È la prova che dove le giuste competenze tecniche vengono messe in campo i risultati si vedono, per noi è un caso di studio». Si tratta dell'intervento realizzato oltre 20 anni fa, la diga era stata di recente ricomposta unitamente a una “barriera radente”, progettista e direttore lavori è stato l'ingegnere (palermitano) Francesco Giordano. «un dettaglio importante la coincidenza delle due figure – commenta Musumeci – perché si è controllato che tutto venisse eseguito e verificato correttamente, per garantire la funzionalità».

La diga soffolta era una delle opzioni suggerite dai balneari della Plaia, proprio dalle pagine di questo giornale. «Ma – avverte la docente - è solo una delle soluzioni che nella pratica recente è ormai consolidata. La Plaia non ha la conformazione di Sant'Alessio, piuttosto è più simile a Campofelice di Roccella, nel Palermitano, dove noi abbiamo effettuato delle prove su un canale per trovare soluzioni e per un frangiflutti sommerso, poi realizzato a Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza. Ma, per la Plaia, non ci ha mai chiamato in causa nessuno».

«Non esistono soluzioni precostituite – prosegue – né nelle spiagge né nelle scogliere, bisogna capire e studiare caso per caso. Su questo, UniCt ha una lunga storia. Il nostro gruppo ha come caposcuola il Magnifico Rettore Enrico Foti, da decenni attivo a livello nazionale, internazionale e in collaborazione con l'Autorità di Bacino. Sono le comunità locali che dovrebbero avere la stessa attenzione. Quando eravamo in lockdown, nel 2020, Foti fu a capo di una task force per stilare il Piano regionale dell'erosione costiera che coinvolse quattro atenei siciliani e produsse una relazione con documenti e studi. Il testo venne approvato dalla giunta regionale e trasmesso al Commissario per il dissesto idrogeologico, ma non so se sia mai stato adottato. Eppure era stato apprezzato. Certo, oggi quei dati possiamo considerarli superati. Si era fatto anche un altro studio per l'Autorità di Bacino sugli allagamenti costieri, il ciclone Harry ci fa riconsiderare alcune funzioni base, del tipo che non è solo l'altezza dell'onda che conta».

Per uno studio forse rimasto in qualche cassetto ce n'è però un altro di cui Musumeci dà notizia e coinvolge UniCt: «Un progetto di ricerca europeo che si sta concludendo sul delta del fiume Ebro in Spagna, in particolare sul flusso del sedimento bloccato a monte delle dighe. L'impatto dei corsi d'acqua, che incide anche sull'erosione delle coste, è un altro tema che va affrontato a livello regionale».