Il racconto
I "magnifici quattro" al lavoro su Niscemi: «Abbiamo visto la frana muoversi. Le nostre immagini utili ai tecnici»
Quattro appassionati di droni monitorano gratuitamente il dissesto, supportando i soccorsi
Professionisti col pallino del drone. Se i tecnici della protezione civile nazionale e regionale e i geologi - giunti da ogni parte d’Italia - hanno conosciuto quanto è accaduto lo scorso 25 gennaio a Niscemi lo devono “ai magnifici quattro” che non hanno indossato la tuta della protezione civile, ma si sono messi lì a sorvolare il “mostro”, così lo ha chiamato una bambina della scuola elementare, che con il trascorrere dei giorni ha iniziato a mangiare strade ma anche case. Quattro amanti dei droni che dall’alto hanno “immortalato” il movimento costante della collina. E stanno proseguendo con il monitoraggio. Si tratta di Gianfranco Di Pietro, Maurizio Di Pietro, Dimitri Di Noto e Walter Boscaglia che da due settimane hanno messo da parte i loro impegni per dare una mano alla città. O meglio alla risoluzione di un problema che va avanti da secoli ma a cui non si è posto rimedio. Oltre a loro si sono aggiunti i piloti di aerei ultraleggeri del Campo Volo Priolo di Gela Francesco Pedilarco, Andrea Cona e Antonio Giacchino che hanno fornito il supporto radiofonico durante le operazioni da svolgere in estrema sicurezza.

Due settimane in prima linea con le operazioni condotte in coordinamento con il Coc e l’ing. Giuseppe Caruso del Comune. Un gesto in totale gratuità e spontaneità «per il bene comune e per una documentazione dell’evento utile agli studi scientifici e per le prime decisioni atte a garantire incolumità e sicurezza per persone e aziende coinvolte», ci tengono subito a specificare. Ora iniziano a tirare un respiro di sollievo, anche se la frana ancora non si è fermata, ma per giorni di lacrime ne hanno versate un bel po’ mentre vedevano le case disabitate, le strade deserte e i posti della loro gioventù portati via dalla frana. «E abbiamo messo in campo anche le nostre competenze - ricorda Gianfranco Di Pietro - ai colleghi che pian piano sono venuti a Niscemi per monitorare la frana e iniziare a studiare delle soluzioni». E tutto questo non è passato inosservato visto che da più parti è arrivata la pacca sulla spalla per l’importante studio aereo svolto a monitoraggio della grande frana che si è estesa nel giro di pochissimo tempo di oltre quattro chilometri.
Oggi alle 12,35 sono 15 le giornate in cui la vita della città di Niscemi è stata stravolta. Prima una buca sull’asfalto, poi una lesione e il passa parola tra i residenti di viale D’Arrigo e l’immediata fuga da quelle case che ora vediamo sul precipizio o che nel frattempo sono scivolate giù per oltre 50 metri. «Non pensavamo di certo al fatto che avremmo versato lacrime sui telecomandi dei nostri droni ogni giorno per 10 giorni guardando le immagini durante il volo. Non pensavamo al fatto che appena decollati dal bordo all’alba del 26 gennaio avremmo visto il baratro da 50 metri (la sera prima era alto 5) e terrorizzati, abbiamo dato i primi allarmi», ricorda Gianfranco Di Pietro che ieri si è concesso una mezza giornata con la sua famiglia. Il «riposo del guerriero», dicono al Comune visto che gli 850 ettari di territorio li conosce un po’ come le sue tasche. Lo stesso ingegnere ricorda che «per Niscemi non è mai stata realizzata una cartografia geologica di dettaglio da parte di Ispra. Nel progetto Carg (Cartografia geologica e geotematica), il foglio Niscemi non è mai stato appaltato. La cartografia avrebbe potuto dare informazioni utili. Quello dell’assenza di una cartografia di dettaglio è un vuoto non solo per Niscemi ma anche per altre città italiane».
La frana continua a muoversi lentamente, mentre sulla città la pioggia è una costante. E rischia di portarsi dietro i 4mila volumi dello storico Angelo Marsiano. Il direttore del dipartimento nazionale architettura e paesaggio di Archeoclub d’Italia, Francesco Finocchiaro è stato a Niscemi. «Questo patrimonio andrà con ogni probabilità perso per sempre anche perché non c'è un archivio digitale», ha detto. Per il presidente nazionale di Archeoclub, Rosario Santanastasio, «la biblioteca Angelo Marsiano rischia di crollare. Occorrono più fondi per catalogare e inventariare architetture, opere artistiche e librarie, arredi sacri e ogni bene che sia testimonianza di civiltà».