sanità
“Quattro giorni per cambiare vita”: il viaggio di Massimo e la promessa low cost finita in tragedia a Tirana
Un imprenditore di 54 anni muore dopo una gastrectomia “a pacchetto”: indagini in Italia, ombre su procedure e controlli. Ma cosa dicono davvero le linee guida e quali sono i rischi reali?
All’ingresso della clinica privata di Tirana le luci al neon disegnano una promessa: “Ritrova te stesso in pochi giorni”. È il 18 dicembre 2025, una mattina fredda. Massimo Ferro, 54 anni, imprenditore di Camposampiero (Padova), arriva con la determinazione di chi ha deciso: ridurre lo stomaco, ripartire. Poche ore in sala, tecnica mini-invasiva, dimissione lampo: il pacchetto che gli hanno prospettato costa 4.400 euro, volo escluso. In Italia, per la stessa procedura, la famiglia racconta che avrebbe dovuto affrontare una spesa di circa 15.000 euro. Quattro giorni dopo, il 22 dicembre 2025, Massimo muore. La sua storia ora è il cuore di un’inchiesta della Procura di Padova: sotto indagine il chirurgo Andrea Formiga e la dietista Alessandra Freda. Si cercano risposte, ma soprattutto si tenta di capire se i passaggi obbligati – quei controlli e quelle cautele che rendono la chirurgia dell’obesità sicura – siano stati rispettati.
La scelta “a distanza”: WhatsApp, una visita e poi il volo
Secondo gli atti confluiti nell’indagine, il primo contatto tra Ferro e il chirurgo avviene a dicembre via WhatsApp: informazioni, costi, istruzioni logistiche. Una visita in presenza il 6 dicembre 2025 a Milano, dove – riferisce la famiglia – il professionista illustra l’intervento e garantisce un percorso rapido con tecnica laparoscopica. Malgrado diabete di tipo II e 108 chili di peso, l’operazione viene fissata per il 18 dicembre in una struttura “gemellata” a Tirana; gli esami preoperatori che in Italia non si erano conclusi vengono rinviati al giorno precedente l’intervento, direttamente in Albania. Sono passaggi contestati dai congiunti di Massimo, che – tramite gli avvocati – denunciano la mancata osservanza dei percorsi previsti per la chirurgia bariatrica.
Quattro giorni fatali: febbre, affanno, poi la morte
Dalla giornata successiva alla gastrectomia – riferiscono i familiari – le condizioni di Ferro peggiorano: febbre persistente, difficoltà respiratorie, quindi un arresto cardiocircolatorio il 22 dicembre 2025. È la data ufficiale del decesso riportata anche dalle cronache italiane. Spetterà all’autopsia – programmata a Padova ed eseguita dal medico legale Antonello Cirnelli su incarico del pm Andrea Girlando – chiarire la sequenza patogenetica e se vi siano state criticità gestionali nel pre, intra o post-operatorio. Intanto il fascicolo riporta due indagati: Andrea Formiga (chirurgo) e Alessandra Freda (dietista), entrambi lombardi. Un atto dovuto per consentire loro di nominare consulenti e partecipare agli accertamenti irripetibili.
“Percorso gemellato” e risparmio: quando il low cost diventa un rischio sistemico
Le inchieste giornalistiche raccontano di una clinica privata di Milano che proponeva ai pazienti un percorso “gemellato” con la struttura di Tirana: stessa equipe o comunque coordinamento clinico-amministrativo, ma costi molto più contenuti. La chirurgia bariatrica è un ambito a elevata standardizzazione in Europa, con protocolli stringenti; eppure, lo “shopping sanitario” a basso costo prospera negli interstizi tra autonomie nazionali, reti private e attese nei sistemi pubblici. Non è un fenomeno di per sé illecito; diventa però critico quando taglia o comprime fasi considerate essenziali dalle linee guida, in particolare l’accurato inquadramento multidisciplinare e la preparazione preoperatoria.
Cosa prevedono le linee guida: il “prima” dell’intervento conta quanto il bisturi
Le linee guida italiane elaborate da SICOB con un’ampia rete di società scientifiche e coordinate dall’Istituto Superiore di Sanità insistono su alcuni pilastri che è utile ricordare: valutazione da parte di un team multidisciplinare (chirurgo, internista/diabetologo, dietista-nutrizionista, psicologo/psichiatra, anestesista). Inquadramento delle comorbilità (ad esempio diabete tipo 2, apnee del sonno, ipertensione) e ottimizzazione prima dell’intervento. Percorso nutrizionale e comportamentale preoperatorio, con verifica dell’aderenza. Programmazione dell’intervento in centri con volumi adeguati, disponibilità di endoscopia e radiologia interventistica per la gestione delle complicanze. Follow-up strutturato dopo la dimissione, soprattutto nelle prime settimane.
La sleeve gastrectomy (gastrectomia “a manica”) – l’intervento a cui si è sottoposto Ferro – è oggi la procedura più eseguita in Italia, per lo più in laparoscopia. Ha un profilo di sicurezza favorevole e, nei centri esperti, una degenza media di 2-4 giorni. Restano, tuttavia, complicanze note: in primis la fistola gastrica (incidenza stimata tra 0,5% e 3%), emorragie, stenosi, tromboembolie e complicanze anestesiologiche. La gestione tempestiva richiede strutture attrezzate e protocolli condivisi.