l'indagine
Alta velocità, i cavi in fiamme all’alba: l'inchiesta affidata all’antiterrorismo, ma per ora niente rivendicazioni
Dalle taniche con timer ai ritardi-monstre, il giallo dei sabotaggi tra Bologna e Pesaro: indagano i magistrati del pool terrorismo, ma nessuna matrice rivendicata
Alle prime luci del mattino, in un punto cieco della bretella che collega l’Alta Velocità alla Bologna–Venezia, una lampadina collegata a una sveglia scalda dei fiammiferi, la benzina s’innesca, i cavi fondono. È sabato 8 febbraio 2026, giorno d’apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina: mentre i treni rallentano e la stazione di Bologna Centrale accumula ritardi fino a 150 minuti, sulle linee d’emergenza rimbalzano tre parole: sabotaggio, ordigni artigianali, antiterrorismo. Nel giro di poche ore, il fascicolo viene assegnato al gruppo della Procura che si occupa di terrorismo; ma le prime contestazioni formali non includono, al momento, la finalità eversiva. È un’indagine a pieni giri, costruita su un doppio vuoto: chi ha colpito e perché.
Che cosa è successo: la cronologia dei fatti
Secondo gli accertamenti e le prime informative, a Castel Maggiore ignoti collocano due dispositivi incendiari rudimentali nei pozzetti della linea: uno esplode intorno alle 7, tranciando “cavi essenziali per la circolazione” e bloccando l’innesto dell’Alta Velocità verso Venezia; l’altro, analogo, resta inesploso ed è preso in carico dagli specialisti per i rilievi tecnici. Quasi in contemporanea, un incendio doloso danneggia una cabina di manovra sulla linea Adriatica nei pressi di Pesaro. La combinazione dei due episodi manda in tilt i collegamenti su buona parte del Paese per ore.
Le ricostruzioni convergono su un dettaglio decisivo: l’ordigno non esploso a Castel Maggiore potrebbe fornire la “firma” dell’autore. La Digos esamina sia i resti meccanici sia i filmati: l’ipotesi è che i dispositivi siano stati piazzati attorno alle 6, con il buio a complicare le immagini.
La struttura degli ordigni: materiali comuni, effetto mirato
Gli inquirenti parlano di “meccanismi incendiari artigianali”: bottiglie o taniche con liquido infiammabile, un timer a batteria o una sveglia, una lampadina come elemento di riscaldamento per innescare fiammiferi e bruciare il rivestimento dei cavi. Componenti banali, facilmente reperibili “in ogni supermercato”, ma capaci – se collocati in punti sensibili – di produrre danni immediati e diffusi alla regolarità del traffico. È il profilo tipico dei sabotaggi ferroviari di matrice antagonista in Europa: basso costo, alto rendimento simbolico, forte impatto mediatico.
Chi indaga e per quali reati: il punto della Procura
La gestione del fascicolo è stata assegnata al pool specializzato della Procura di Bologna: il procuratore capo Paolo Guido ha affidato l’attività al gruppo coordinato dalla procuratrice aggiunta Morena Plazzi, lo stesso che segue i dossier di terrorismo. Qui si colloca la prima, cruciale distinzione: pur essendo l’indagine incardinata presso il team antiterrorismo, le iscrizioni ipotizzate, allo stato, sono quelle di danneggiamento aggravato, uso di esplosivi e interruzione di pubblico servizio. La qualificazione come associazione con finalità di terrorismo e attentato alla sicurezza dei trasporti resta un’eventualità allo studio, sulla base di atti e accertamenti che potrebbero confluire anche per competenza alla Procura distrettuale di Ancona per i fatti di Pesaro.
Nel merito, le fonti giudiziarie sottolineano un dato: non sono emersi “elementi chiari di matrice terroristica”. A mancare, ad oggi, è la rivendicazione – assente sia sui luoghi sia sulle piattaforme d’area – e non sono stati rinvenuti volantini o scritte riconducibili a gruppi specifici. È un vuoto che pesa, perché nella prassi dell’eversione l’enunciazione dell’obiettivo politico è parte integrante dell’azione.
Nessuna firma, nessun simbolo: il valore (e il rischio) del silenzio
L’assenza di qualsiasi messaggio, sigla o comunicato – almeno fino a oggi – apre due scenari agli investigatori: un’azione “mutista”, attenta a evitare tracciabilità, oppure una rivendicazione differita nel tempo, come già visto in altre stagioni dell’anarchismo insurrezionalista. Per ora, però, vale la massima prudenza: i magistrati hanno ribadito che ogni collegamento tra i sabotaggi e l’inizio delle Olimpiadi resta un’ipotesi non corroborata da riscontri univoci.
Impatto sulla circolazione: ritardi, cancellazioni e ripresa del servizio
Nelle ore più critiche, i ritardi hanno toccato picchi di 150 minuti sull’Alta Velocità e sulle linee regionali interessate. Ferrovie dello Stato ha parlato di “gravi danni all’infrastruttura riconducibili ad azioni di sabotaggio”, con ripresa progressiva del traffico a metà giornata. Nel nodo bolognese, conclusi i rilievi verso le 11.00, i tecnici di Rete Ferroviaria Italiana hanno lavorato in continuità permettendo la riattivazione alle 12.30, mentre lungo la linea Adriatica si è proceduto prima al ripristino parziale e poi a quello completo. Migliaia i passeggeri coinvolti tra cancellazioni, coincidenze saltate e piani di emergenza per dirottare i convogli.
La reazione delle istituzioni: il Mit annuncia “risarcimenti milionari”
Sul piano politico-amministrativo, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha annunciato che, una volta individuati i responsabili, avvierà richieste di risarcimento danni “milionarie”. Il ministro Matteo Salvini, parlando da Bormio, ha definito l’episodio “un atto di delinquenza” e, nell’eventualità di un attentato premeditato nel primo giorno dei Giochi, “un gesto di chi vuol male all’Italia”. Messaggi destinati a fare da cornice a una strategia giudiziaria che, in caso di rinvio a giudizio, potrebbe quantificare economicamente i disagi patiti dagli utenti e i costi industriali sostenuti dal gruppo FS.
Dove porta, oggi, la pista anarchica
Gli apparati investigativi che tradizionalmente monitorano l’area anarchica sono al lavoro sin dalle prime ore: la coincidenza temporale con l’avvio delle Olimpiadi di Milano-Cortina, la scelta di colpire in punti in grado di produrre il massimo effetto con il minimo sforzo e la tecnica rudimentale ma efficace sono elementi che, in passato, hanno contraddistinto l’azione di sigle o network informali insurrezionalisti. Ma si tratta, al momento, di un riferimento operativo, non di una conclusione. Gli stessi inquirenti invitano alla cautela: l’ipotesi “anti-Olimpiadi” resta una lettura possibile del contesto, da verificare con i prossimi riscontri tecnici e informativi.
Il nodo probatorio: cosa cercano gli inquirenti
L’“impronta” dell’ordigno inesploso: materiali, provenienza, eventuali residui biologici o impronte latenti. Le telecamere lungo il tracciato e nelle aree di accesso all’infrastruttura: orari, veicoli, passaggi sospetti prima dell’alba. Le comunicazioni su canali noti dell’area antagonista: blog, siti d’area, canali criptati, con attenzione alle dinamiche di rivendicazione ritardata. Eventuali analogìe con episodi pregressi su scala nazionale o europea, nelle componenti tecniche e nelle finestre temporali di azione.
Si tratta di tasselli che, integrati con l’analisi forense, possono orientare la qualificazione giuridica dei fatti: dal “semplice” danneggiamento aggravato fino all’attentato alla sicurezza dei trasporti e, se sorretta da elementi concreti, alla finalità di terrorismo.
Perché la contestazione di terrorismo non è automatica
Nel diritto penale italiano la qualificazione terroristica richiede presupposti stringenti: non basta l’uso di esplosivi o l’interruzione di pubblico servizio. Occorre dimostrare la finalità di intimidire la popolazione, costringere i poteri pubblici a compiere o astenersi dal compiere un atto, o destabilizzare le strutture politiche fondamentali. In assenza di rivendicazioni e di segnali inequivoci, la prudenza della Procura di Bologna rientra nella fisiologia dell’inchiesta. L’assegnazione al pool antiterrorismo, invece, garantisce competenze e canali informativi adeguati a un’ipotesi che potrebbe consolidarsi nelle prossime settimane.