l'allarme
Estorsioni, il nodo del silenzio: «L’omertà rafforza la criminalità»
Il fenomeno del racket continua a ramificarsi anche per la paura di ritorsioni e la sfiducia nelle istituzioni. L’appello: rompere l’isolamento e attivare le tutele previste dalla legge
Il movimento antiracket punta il dito contro le associazioni di categoria, ritenendole poco attente e poco coinvolte nel sensibilizzare i propri associati a denunciare le pressioni del racket delle estorsioni.
«Rigetto in maniera categorica queste affermazioni – dice Giuseppe Vasques, presidente di Confesercenti – per quanto ci riguarda, abbiamo dimostrato sensibilità e siamo sempre in prima linea contro il fenomeno del racket e ogni forma di violenza. Lo abbiamo fatto in occasione del corteo di due settimane fa, per la verità poco partecipato dalla società; lo abbiamo fatto partecipando a tutte le riunioni in Prefettura in cui si è affrontata la problematica, ma, soprattutto, lo facciamo con un costante confronto con gli associati. A loro rivolgiamo, in ogni circostanza, l'invito a non attendere che ci siano segnali di allarme sociale, ma alla prima avvisaglia o al primo sospetto di richiesta estorsiva o di intimidazione, condividere questa preoccupazione con le forze dell'ordine».
Il fenomeno del pizzo sembra essersi ramificato, nutrendosi spesso del silenzio e della passività di molti fra commercianti e imprenditori.
«Rimanere in silenzio, preferendo pagare – dice il presidente di Confesercenti – è una linea di condotta sbagliata che scoraggiamo con tutte le nostre forze perché dimostra debolezza al cospetto di un nemico insidioso. Alla nostra organizzazione, fino ad oggi, non si sono presentati associati per esternare disagio o timori di tal fatta. Siamo consapevoli, però, che non tutti pensino che denunciare di soggiacere all'odiosa pratica del pizzo sia l'unica soluzione percorribile, ma, al contrario, sia meglio trovare una soluzione sbrigativa e conciliante per il quieto vivere. A queste persone vorrei ricordare che l'unico meccanismo in grado di interrompere l'abbraccio mortifero della criminalità sia quello di rivolgersi alla nostra associazione, oppure alle organizzazioni antiracket in modo da attivare il sistema di difesa e di contrasto di tutte le forme di illegalità attraverso l'intervento delle forze dell'ordine, della magistratura e con l'ausilio delle agevolazioni e degli aiuti previsti dalle leggi dello Stato a favore delle vittime del racket».
Il racket non colpisce soltanto il portafoglio ma la dignità. Pagare per “stare più tranquilli” significa accettare un ricatto continuo, sentirsi osservati, mai davvero liberi.
Molti preferiscono il silenzio per timore di ritorsioni, per sfiducia nelle istituzioni o perché si sentono abbandonati. Ma, come osservano le associazioni antiracket, è proprio questo isolamento che rafforza il potere della criminalità: il silenzio diventa il loro alleato più forte. Raccontare le storie di chi subisce è fondamentale, perché il racket prospera nell’ombra. Dare voce alle vittime significa rompere l’omertà, restituire dignità a chi resiste e ricordare che la legalità è una condizione necessaria per lavorare senza catene.