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Le ragioni del Sì

Riforma della Giustizia, l'avvocato Pace: «Il sorteggio assesterà un colpo mortale al correntismo»

Intervista al penalista Salvo Pace

09 Febbraio 2026, 10:32

11:13

Riforma della Giustizia, l'avvocato Pace: «Il sorteggio assesterà un colpo mortale al correntismo»

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Continua il percorso verso il referendum costituzionale della giustizia. Voce ai due fronti, tecnici del diritto, per approfondire i temi della riforma. Uno spazio di formazione e informazione per arrivare preparati al voto. 

«Non basta che il giudice sia imparziale, deve anche sembrarlo». Questa la posizione dell'avvocato Salvo Pace, attento giurista catanese, sul tema della separazione delle carriere che sarà introdotto con la riforma della giustizia. Il penalista inoltre è convinto «la scelta dei componenti dei due Csm per sorteggio, assegna un colpo sperabilmente mortale al correntismo dentro la magistratura». 

Avvocato, la prima domanda è la più semplice: perché votare Sì a questo referendum? 

«Il referendum e la riforma sulla separazione delle carriere è diventato il campo di battaglia tra i tifosi degli opposti schieramenti politici, ma in realtà si tratta del compimento della riforma del codice di procedura penale che nel lontano 1989 ha introdotto il rito accusatorio. Il Giudice deve essere realmente terzo e percepito come tale, ovvero deve essere libero da ogni vincolo e da ogni influenza e quindi distinto da chi esercita l'accusa, ovvero il Pubblico Ministero. Di conseguenza, la separazione delle carriere rafforza la figura del Giudice ma di certo non sminuisce quella del pm. Giudici e Pubblici Ministeri sinora sono appartenuti alla stessa organizzazione, si valutano fra loro, condividono carriera e organo di governo. La riforma che sarà sottoposta al vaglio del referendum li distingue, rendendoli autonomi e complementari. Separare le carriere consente di dare quindi piena attuazione ai principi costituzionali del processo accusatorio e assicura ai cittadini la certezza di un giudizio garantito da un giudice distante allo stesso modo da chi accusa e da chi difende. Ma la riforma consente di raggiungere due ulteriori obiettivi. Il primo, con la scelta dei componenti dei due Csm per sorteggio, assegna un colpo sperabilmente mortale al correntismo dentro la magistratura. Come dimostra la vicenda Palamara il correntismo è una piaga dai risvolti potenzialmente eversivi che ha fatto prevalere l'appartenenza al merito nella scelta degli incarichi direttivi e ha conferito una valenza quasi politica alle associazioni dei magistrati. Il secondo obiettivo è quello di garantire effettiva terzietà alla funzione disciplinare. La Costituzione della Alta Corte, autonoma e indipendente dai Csm ed i cui componenti saranno selezionati per sorteggio ed in parte nominati dal Presidente della Repubblica garantirà finalmente che le violazioni disciplinari dei Magistrati siano valutate con terzietà e trasparenza e non secondo logiche corporative».

Questa riforma riporta al centro il giusto processo e il diritto di difesa? 

«Questa riforma non è la riforma di tutta la giustizia. Riforma che sarebbe certamente necessaria alla luce di tutta una serie di manchevolezze che il sistema quotidianamente dimostra. La giustizia italiana al di la dell’impegno e della preparazione di tutti i suoi attori, magistrati, avvocati, personale di cancelleria, soffre di una serie di disfunzioni che in parte sono di natura strutturale ma per il resto sono dovute ad un complesso normativo che ha bisogno di un serio intervento riformatore. La riforma oggi in discussione in prospettiva contribuirà a ridare fiducia ai cittadini nella giustizia. È evidente, infatti, che se il pm ed il giudice hanno fatto lo stesso concorso, lo stesso tirocinio, votano alle stesse elezioni per il Csm appartengono alle stesse correnti, lavorano negli stessi uffici, è inevitabile che, come la realtà quotidiana inconfutabilmente dimostra, tra loro si crei una prossimità, un'abitudine, un comune sentire. In altri termini, non basta che il giudice sia imparziale, deve anche sembrarlo. L’unitarietà delle carriere tra giudici e pubblici ministeri ha prodotto nella prassi una asimmetria strutturale. L’accusa gode, o sembra godere, di un rapporto di prossimità istituzionale e culturale con la funzione giudicante».

I magistrati che si sono schierati pubblicamente per il No evidenziano che questa riforma mina l'autonomia del potere giudiziari. Come risponde? 

«Questa preoccupazione è assolutamente infondata. La riforma in nessun modo lede l'autonomia del potere giudiziario che è garantita dalla Costituzione. Penserò male ma ritengo che l'alzata di scudi dell'Anm sia in realtà dovuta alla consapevolezza che la riforma con il sorteggio dei componenti dei due Csm assesterà un colpo formidabile al correntismo e a tutte le deviazioni che questo ha comportato e comporta. Del resto, la divisione tra giudici e pubblici ministeri impone anche la separazione degli organi di autogoverno. Istituzioni autonome e non interdipendenti che possono garantire imparzialità nelle nomine, nelle carriere, nelle valutazioni. Non esiste un sistema perfetto in nessun ambito ovviamente. Ma il sorteggio dei membri dei Csm consentirà di superare le influenze di tipo correntizio e politico meglio garantendo una selezione meritocratica ed una valutazione trasparente scardinando dinamiche interne basate sulla fedeltà correntizia».

Alcuni avvocati penalisti si sono schierati per il fronte del no. Cosa ne deduce? 

«Premesso che parliamo di Colleghi che stimo. Non trovando alcun fondamento alla loro posizione nel merito della riforma, penso che la loro posizione sia più dovuta alla legittima ostilità verso la maggioranza di Governo che ha approvato in Parlamento la riforma ed alla preoccupazione che quest'ultima voglia surrettiziamente mettere in gioco l'autonomia della Magistratura. Una cosa è certa, la riforma che sarà sottoposta al referendum non può essere terreno di battaglia fra destra e sinistra, fra opposizione e governo. La giustizia è di tutti. E del resto la giusta autonomia rivendicata dai magistrati, e che in realtà, nonostante gli slogan beceri di molti rappresentanti della maggioranza, in nessun modo è messa in pericolo dalla riforma, non può diventare, come purtroppo spesso è diventata, mera autoreferenzialità».

Davvero questa riforma porterà benefici dal punto di vista delle condizioni di vita carceraria?

«Questa riforma ha molti meriti ma certamente niente a che vedere con la drammatica condizione delle carceri italiane. Il sovraffollamento che da decenni caratterizza il nostro sistema carcerario è frutto di ben altre cause e richiederà una riforma organica dell'intero sistema di esecuzione delle pene oltre che pesanti interventi strutturali. Ma dell'uno e dell'altro non vi è alcun segnale concreto. Al di là delle belle parole, alla politica non pare interessare nulla delle vergognose condizioni in cui versa il nostro sistema carcerario. Errore clamoroso, in verità. Un sistema carcerario umano e realmente improntato alla rieducazione è il migliore strumento per combattere la recidiva e quindi meglio garantire la sicurezza di tutti i cittadini».