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L'intervista del 2006, Zichichi: «Majorana il genio che manca all’umanità»

«Sciascia era convinto che il fisico avesse deciso di sparire avendo intuito che gli esperimenti avrebbero portato agli ordigni nucleari». Quelle segretissime riunioni top secret che non approdavano a nulla, fino all’invocazione: «Ah, se ci fosse ancora Ettore...»

09 Febbraio 2026, 21:22

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L'intervista del 2016, Zichichi: «Majorana il genio che manca all’umanità»

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Leonardo Sciascia, il grande scrittore siciliano, era convinto che Ettore Majorana avesse deciso di sparire perché aveva capito che le forze nucleari avrebbero portato agli ordigni nucleari ( un milione di volte più potenti di quelli convenzionali) come le bombe che distrussero Hiroshima e Nagasaki.

«Venne a trovarmi a Erice - dice il prof. Antonino Zichichi - e discutemmo diversi giorni su questo tema. Cercai di convincerlo, ma ci fu poco da fare. A Sciascia quell'idea lo appassionava troppo. A distanza di tanti anni, e dopo avere riflettuto sui nostri colloqui, penso che sia stata una mia precisazione sulla genialità di Majorana a corroborare l'idea di Sciascia. A un certo punto della conversazione dissi a Sciascia che, pur essendo quasi impossibile prevedere - sulla base di quanto i fisici sapevano in quegli anni - che un nucleo pesante potesse rompersi dando luogo al processo di fissione nucleare a catena, questa impossibilità si riferiva ai fisici che Fermi classificava al primo livello e cioè a coloro che sanno fare scoperte e invenzioni, non ai geni come Ettore Majorana. Forse fu questa precisazione a convincere Sciascia che in fondo la sua idea su Majorana fosse non solo probabile ma addirittura corrispondente a verità. Verità corroborata dalla sua scomparsa».

Ad Ettore Majorana è dedicato ad Erice il centro oramai famoso in tutto il mondo: palestra del confronto tra scienziati e governi, sede di laboratori di studio da dove i risultati finiscono con il raggiungere università e centri di ricerca in ogni dove. Qui è costante lo studio per guarire il pianeta dai suoi mali e fermare ogni azione dell'uomo che possa ucciderlo. Un pensiero e un'attività che lega molto il Majorana alla fede.

A proposito di fede, c'è chi pensa che la scomparsa del giovane trentaduenne fisico catanese Majorana sia dovuta a motivi di fede e che lui sia finito in un convento. «La testimonianza su Majorana credente - risponde il prof. Zichichi - l'ho avuta da Monsignor Francesco Riccieri che era il confessore di Ettore. Lo conobbi quando da Catania venne a Trapani come Vescovo. Parlando della sua scomparsa mi disse che "aveva crisi mistiche" e che secondo lui era da escludersi il suicidio in mare. Essendo vincolato dal segreto confessionale non può dirmi altro. Dopo l'istituzione del Centro di Erice che porta il suo nome ebbi il privilegio di conoscere la famiglia di Ettore Majorana: fratelli e sorelle. Nessuno ha mai creduto al suicidio. Anzitutto perché Ettore era un cattolico entusiasta della sua fede e poi in quanto la settimana prima della scomparsa aveva ritirato tutti i suoi risparmi depositati in tre diverse Banche. L'ipotesi condivisa dai familiari e dalle persone che ebbero il privilegio di conoscerlo (Laura Fermi fu una di queste pochissime persone) è che si fosse ritirato in un convento.

Quando sparì, Enrico Fermi disse alla moglie: «Ettore era troppo intelligente. Se ha deciso di sparire, nessuno riuscirà a trovarlo. Pur tuttavia dobbiamo tentare tutte le strade», e infatti volle che Mussolini si impegnasse in prima persona. In quella occasione Fermi (Roma 1938) disse: «Al mondo ci sono varie categorie di scienziati, gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C'è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galilei e Newton. Ebbene, Ettore Majorana era uno di questi».

«Un genio, però, che faceva di tutto per non lasciare tracce della sua genialità - prosegue ancora il prof. Zichichi - in quanto, risolto un problema, considerava il lavoro fatto totalmente banale. Ne sono prova la scoperta del "neutrone" (metà del nostro peso è dovuto ai neutroni) e l'ipotesi dei "neutrini" che portano il suo nome. Majorana aveva della fisica del suo tempo una visione completa come pochi al mondo».

Nonostante tutto questo però ad un certo punto Ettore Majorana viene dimenticato. «E' vero - conferma lo scienziato trapanese - quest'uomo era stato dimenticato da tutti quando, nel 1962, venne istituita a Ginevra la Scuola Internazionale di Fisica, con sede a Erice, la prima delle centoventidue scuole di cui oggi consta il Centro di Cultura Scientifica che porta il suo nome». Centro, alle cui attività, ogni anno, partecipano cinquemila scienziati provenienti dai maggiori laboratori e centri universitari del mondo.

Ma proprio tutti lo avevano dimenticato? Non i grandi. «C'è una testimonianza che vorrei ricordare - risponde Zichichi - quella di un esponente illustre della Fisica del XX secolo, Robert Oppenheimer. Dopo le terribili accuse subite per essersi schierato contro il proseguimento delle ricerche su armi più potenti di quelle che avevano distrutto Hiroshima e Nagasaki, Oppenheimer decise di ritornare a fare il fisico recandosi nei più grandi Laboratori le cui attività erano alle frontiere delle conoscenze scientifiche di quei tempi. Fu così che venne al Cern di Ginevra: il più grande Laboratorio Europeo di Fisica Subnucleare. A una manifestazione dedicata alla Scuola di Erice e al ricordo di Ettore Majorana parteciparono fisici illustri. A me - allora molto giovane - venne affidato il compito di parlare dei neutrini di Majorana. Oppenheimer volle esprimermi il suo forte apprezzamento sulla scelta del nome che era stato dato alla Scuola di Erice e al Centro di Cultura Scientifica. Conosceva i lavori di Majorana di cui ammirava l'estrema originalità scientifica, cosa questa che tutti possono dedurre leggendone i lavori».

«Quello che invece sarebbe rimasto ignoto a tutti è l'episodio che mi raccontò a testimonianza della stima straordinaria che Fermi nutriva per "Ettore". Si tratta di un episodio vissuto nella realizzazione del Progetto Manhattan, quello che nel giro di appena quattro anni trasformò una scoperta scientifica, la fissione nucleare (nuclei atomici troppo pesanti si possono rompere producendo enormi quantità d'energia), in ordigno di guerra.

Ci furono tre momenti di crisi. Nella riunione di vertice per risolvere la prima crisi Fermi, rivolto a Wigner (padre del Teorema del Tempo), disse "Qui ci vorrebbe Ettore"; alla seconda crisi, quando il Progetto sembrava essersi incanalato su un binario morto, Fermi ripeté, "Se ci fosse Ettore!"; il vertice, oltre al Direttore del progetto (Oppenheimer), era composto di tre persone: due scienziati (Fermi e Wigner) e un generale.

Wigner aveva lavorato sulle forze nucleari, come Ettore Majorana. Dopo la riunione "top-secret", il Generale decise di chiedere al grande professore Wigner chi fosse questo "Ettore" e Wigner rispose: "Majorana". Il Generale chiese se era possibile sapere dove potesse trovarsi per cercare di portarlo in America. Wigner rispose: purtroppo è scomparso tanti anni fa».

Il prof. Zichichi ha numerose testimonianze su Ettore Majorana. Tra queste ci sono anche quelle di Emilio Segré (Nobel per avere scoperto l’antiprotone) e Giancarlo Wick (autore del teorema che porta il suo nome e unico Professore universitario che si dimise per non iscriversi al Partito Fascista), sulla scoperta di quella particella  che è ovunque: il neutrone.

Così racconta il prof. Zichichi: «Alla fine della seconda decade del secolo scorso le particelle fondamentali erano tre: il fotone (quanto di luce), l'elettrone (necessario per fare gli atomi) e il protone (componente essenziale del nucleo atomico). Queste tre particelle avevano però portato al mistero del nucleo atomico: nessuno riusciva a capire come potessero fare tanti protoni a stare incollati in un nucleo atomico. Ciascun protone infatti è dotato di carica elettrica e cariche di segno eguale si respingono. Era necessaria una quarta particella, pesante come il protone ma priva di carica elettrica: il neutrone. E una forza nuova che tenesse insieme protoni e neutroni per fare i nuclei degli atomi. Ma questo nessuno lo sapeva. Majorana spiegò a Fermi i motivi per cui era convinto che dovesse esistere una particella pesante come un protone, ma elettricamente neutra, al fine di spiegare l'effetto scoperto in Francia dai coniugi Joliot-Curie. Questa particella è l'indispensabile neutrone. Senza i neutroni non potrebbero esistere i nuclei atomici. Fermi dice a Majorana di pubblicare subito quell'interpretazione della scoperta fatta in Francia. Ettore, seguendo la sua linea in base alla quale tutto ciò che si riesce a capire è banale, lascia perdere. E infatti la scoperta del "neutrone" viene giustamente attribuita a Chadwick (1932) a seguito degli esperimenti da lui compiuti sul berillio».

C'è poi anche la testimonianza di un altro grande fisico, Bruno Pontecorvo, stavolta sui neutrini di Majorana. «Dirac scopre la sua famosa equazione che descrive l'evoluzione dell'elettrone (nel nostro corpo ci sono miliardi e miliardi di "elettroni"). Majorana si reca da Fermi per mettere il dito su un dettaglio fondamentale: ho trovato una rappresentazione in cui tutte le matrici gamma di Dirac sono reali. L'equazione di Dirac equivale a dire che per muoversi nello Spazio e nel Tempo è necessario avere quattro ruote (com'è il caso per un'automobile). Majorana scrive su un foglio la sua nuova equazione che dice: per muoversi nello Spazio-Tempo bastano due ruote (come per una motocicletta) se invece dell'elettrone (che possiede la carica elettrica) vogliamo descrivere l'evoluzione di una particella priva di qualsiasi tipo di carica com'è il caso di un "neutrino", particella molto simile all'elettrone, ma priva di carica elettrica. "Formidabile» - dice Fermi - Scrivi il lavoro e pubblicalo". Memore della mancata scoperta del "neutrone", Fermi non aspetta un secondo, scrive di suo pugno ciò che gli aveva proposto Ettore e invia il lavoro alla prestigiosa rivista scientifica "Il Nuovo Cimento", firmandolo Ettore Majorana (Teoria Simmetrica dell'Elettrone e del Positrone, Nuovo Cimento 5, 171-184 (1937). Senza Fermi non sapremmo nulla di questo formidabile lavoro di Majorana né delle sue scoperte in diversi altri settori della fisica fondamentale, com’è il lavoro sui valori arbitrari che possono assumere i “movimenti a trottola” (detti spin) delle particelle fondamentali: un lavoro ancora oggi di grande attualità, com’è quello sui neutrini. Infatti ai giorni nostri si conoscono tre tipi di neutrini. Quelli del primo tipo tengono sotto controllo la combustione nel motore nucleare del Sole e permettono alla nostra Stella di raffreddarsi. Gli altri esistevano ai tempi del Big Bang. Uno dei sogni dei fisici d'oggi è scoprire l'esistenza delle particelle neutre ipotizzate da Majorana e necessarie nelle teorie che permetterebbero di trasformare in realtà il sogno della Scienza Galileiana: unificare tutte le forze fondamentali della natura. È questa la cosiddetta teoria della Grande Unificazione. Per realizzarla c’è però bisogno dei neutrini di Majorana. Cosa questa che nessuno avrebbe saputo immaginare negli anni trenta del secolo scorso».