Scienza
Zichichi, il ricordo di Massimo Ponzellini: «L’idea di Erice non muoia con lui; la ricerca patrimonio dell’umanità»
Il banchiere, per più di mezzo secolo, è stato il braccio operativo e finanziario delle attività del fisico siciliano scomparso qualche giorno fa
Massimo Ponzellini
«Erice - diceva Antonino Zichichi - è nata per dimostrare che la scienza non ha barriere né confini, né di razza, né di religione, né di ideologia politica. La scienza è patrimonio dell’umanità». Massimo Ponzellini, banchiere, lo ricorda con una citazione del Manifesto di Erice, perché, per più di mezzo secolo, è stato il braccio operativo e finanziario delle attività di Zichichi. Ed è grazie alla loro collaborazione e al forte legame che li univa che divenne realtà il Centro di Cultura Scientifico Ettore Majorana a Erice, nel 1963. «È stata una bellissima storia di coincidenze - spiega Ponzellini - avevo solo 22 anni ed ero l’amministratore delegato di una casa editrice di Bologna, le cui attività editoriali erano per lo più di divulgazione della Società Italiana di Fisica tra cui, la più rilevante, era una rivista che si chiamava la Rivista dell'Accademia del Nuovo Cimento, fondata da Galileo Galilei, edita in inglese e in russo. Questa era la pubblicazione di fisica più importante del mondo su cui scrivevano tanti fisici, anche italiani, grazie al coordinamento di un certo professor Gilberto Bernardini, mio caro amico e primo direttore del Cern di Ginevra».
Ed è proprio attraverso questo incrocio di destini che conosce Zichichi: «Bernardini aveva una figlia, Maria Luisa, sposata in prime nozze con un professore di matematica indiano, morto dopo pochi mesi in un incidente aereo. Ebbene, questa giovane vedova sposò dopo pochi anni Antonino Zichichi e i due rimasero insieme per tutta la vita».
I ricordi vanno avanti e Ponzellini spiega che, nel frattempo, Zichichi, tra Ginevra e Boston, conosce Samuel Ting, col quale scopre una cosa fondamentale per il futuro della fisica, un pezzo di elettrone sconosciuto e che gli valse il premio Nobel nel 1976. «Lo diedero soltanto a Ting - racconta Ponzellini - perché Zichichi proveniva dal Cern di Ginevra e bisognava premiare anche altri, una volta tanto. Loro rimasero amici per sempre, tanto che Ting frequentava il Centro di Erice assiduamente».
Quando l’idea del Centro Ettore Majorana crebbe, fu il banchiere bolognese che cominciò a trovare i finanziamenti. Ecco che entra nel Cda presieduto dal professor Zichichi, con l'arcivescovo di Mazara del Vallo, Francesco Vitale, Salvatore Cassisa, Alberto Bombace, per la regione Sicilia e Mario Denaro del Comune. «Il sottoscritto naturalmente si intendeva esclusivamente della parte finanziaria - aggiunge Ponzellini - insomma quello che trovava i soldi per far sì che l’intuizione del professore diventasse realtà. Devo dire che tutta la Sicilia si mosse e, in particolare, Gerlando Miccichè che era il direttore del Banco di Sicilia e colui che diede il forte appoggio iniziale e perenne. Zichichi viveva nel suo mondo di puro genio e non sapeva da che parte iniziare per muoversi con la politica a Palermo come a Roma. Ricordo che l'onorevole Antonio Pedini, allora ministro per la Ricerca, aderì subito al progetto e consentì lo start per i lavori della struttura diffusa a Erice, nelle sedi dismesse di vari conventi». Il primo blocco di laboratori nacque al San Rocco, seguirono il San Giuseppe e poi il San Domenico.
Tanti gli aneddoti: «Antonino era di una categoria diversa dalla nostra, semplici uomini di questo mondo. Per esempio, prendere un taxi con lui era un’impresa, perché si fissava a voler spiegare al tassista come funziona l’elettrone, oppure al ristorante della piazza di Erice al titolare, signor Tilotta, che magari era in cucina a preparare la pasta con le sarde, lo chiamava per fargli capire l'importanza, non so, delle curve asintotiche. Capite bene di cosa parlo?!».
L’auspicio finale però è concreto: «Io dico soltanto che, quando è morto Dior la griffe è finita, ma quando è morto Enzo Ferrari l’azienda ha triplicato il suo fatturato. Significa che il futuro di ciò che ha costruito, l’eredità del professore, deve essere messa nelle mani giuste, affinchè si continui l’attività siciliana di scambi importantissimi nel mondo della ricerca scientifica. Ha creato scuole - geofisica, fisica, nucleare, fisica del terrestre, meteorologia, sismologia e tanto altro - per le quali l’Italia si distingue nel mondo e, io credo, che gli unici che possono farlo concretamente, anche per la dimensione internazionale che ormai è consolidata e che in Europa, dove tante cose non stanno andando bene, rimane un'eccellenza assoluta mondiale, è il Cern. Dunque, attacchiamoci questo pezzettino estivo di una Sicilia meravigliosa, il Centro Majorana di Erice, dove si discutono problemi in cui non c'entra il prezzo del petrolio o quanto sale la Borsa di New York, ma c'entra il futuro dell'umanità.».