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Addio ai Chiavettieri, dopo 22 anni chiude lo storico locale nel centro di Palermo: «Spaccio e criminalità, la zona è invivibile»

Il fondatore del pub Gabriele Calandrino abbassa la saracinesca

10 Febbraio 2026, 09:16

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Addio ai Chiavettieri, dopo 22 anni chiude lo storico locale nel centro di Palermo: «Spaccio e criminalità, la zona è invivibile»

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Dopo 22 anni chiude I Chiavettieri, storico locale del centro storico. Gabriele Calandrino, fondatore e proprietario, ha deciso di mollare l’attività e ha abbassato definitivamente la saracinesca. Adesso i locali sono in affitto.

Quando Calandrino aprì, nel 2004, la situazione della zona era ben diversa. «La strada era buia, c’erano scippi, spaccio e prostituzione. Credevamo nella riqualificazione e volevamo creare qualcosa di bello», racconta. Un progetto che funziona: per oltre dieci anni via Chiavettieri diventa uno dei simboli della movida palermitana, attirando giovani e turisti fino al 2016.

Da quell’anno l’equilibrio si rompe. «La mancata contingentazione delle licenze ha portato all’apertura di troppi locali concentrati nella stessa via», spiega Calandrino. I residenti avviano una prima azione legale e nel 2017 si verifica un episodio di violenza che segna una svolta: una rissa coinvolge un gruppo proveniente dalla Guadagna e prende di mira un pizzaiolo della strada, con l’uso anche di un machete. Da quel momento gli affari iniziano a calare e arriva una prima chiusura.

Nel 2019 il tentativo di ripartenza, con una nuova squadra e rinnovato entusiasmo. «Le cose andavano bene», ricorda. Ma oggi la situazione è diventata, secondo Calandrino, ingestibile. «La notte è invivibile: arrivano a gruppi, distruggono tutto, ci sono continui furti. Se ci fosse la certezza di interventi rapidi delle forze dell’ordine sarebbe diverso, ma spesso arrivano tardi. C’è troppa droga e troppa microcriminalità».

Nonostante l’addio, Calandrino non perde la speranza per la strada: «È una zona famosissima, piena di turisti. Si può ancora creare qualcosa di bello, come accadde 22 anni fa». Intanto guarda al futuro e coltiva un nuovo progetto: «Vorrei aprire il primo museo del giocattolo dedicato ai cartoon degli anni Ottanta. Io ed altri amici abbiamo molto materiale e sarebbe un unicum per Palermo».